Ad inizio aprile le autorità municipali di Praga avevano dichiarato di voler rimuovere una controversa statua dell’era sovietica dedicata a Ivan Konev,  uno dei comandanti  più capaci ed energici dell’Armata Rossa durante la seconda guerra mondiale. 

Il Comandante Konev sul Fronte orientale guidò con abilità una lunga serie di campagne offensive nel periodo compreso tra  il 1943 e il 1945. Ivan Konev sopratutto  contribuì alla liberazione dell’Ucraina e della Polonia, prima di partecipare con un ruolo decisivo alle battaglie finali di Berlino e di Praga, in cui entrò vittorioso il 9 maggio 1945, alla conclusione della guerra.  In Russia Ivan Konev viene considerato un eroe dato che dall’Ucraina ha guidato una controffensiva che giunse fino a Berlino. In Repubblica Ceca invece è visto da parte della popolazione come un simbolo di oppressione dell’era sovietica, motivo per cui nonostante le proteste di Mosca, le autorità di Praga hanno deciso di rimuovere la Statua di Ivan Konev, per lasciare spazio ad un memoriale della seconda guerra mondiale. Inutile sottolineare che da Mosca sono giunte proteste.

Il sindaco del distretto 6 di Praga Ondrej Kolar, ha dichiarato all’agenzia di stampa ceca CTK che la statua di Konev sarebbe stata collocata in un “museo dedicato alla storia del 20 ° secolo in Cecoslovacchia”, ma il presidente ceco Milos Zeman ha fatto eco allo sdegno russo per la mossa definendolo “un abuso figlio dello stato di emergenza  riferendosi al blocco imposto dal governo per arginare la diffusione del mortale coronavirus.

Il municipio di Praga prima della rimozione hanno provveduto a coprire la statua, ma i manifestanti pro-Konev hanno abbattuto il telo e hanno organizzato una manifestazione a suo sostegno. Questo fa intuire quanto quella del Comandante Konev non rappresenti semplicemente una statua.Così il 3 aprile scorso, le autorità municipali di Praga hanno definitivamente smobilitato la statua e a seguito di questo gesto stavolta Mosca non si è limitata a protestare, ha deciso di conseguenza di attivare la macchina diplomatica nei confronti prima della Repubblica Ceca e poi di Praga.

Mosca ovviamente ben conosce che il gesto è in gran parte simbolico e di duplice valenza; esso è volto sia a spezzare un passato che le autorità di Praga hanno sempre criticato, sia a provocare le ire del Cremlino e nella fattispecie quelle di Putin, il quale si è sempre dimostrato sensibile su questioni similari. Sembra anche superfluo sottolineare che quanto è accaduto, certamente influirà sulle relazioni diplomatiche tra i due paesi.

Anche perchè quanto successo all’inizio di aprile nei confronti della statua di Konev non è il primo “smacco” che la municipalità di Praga riserva ai russi. A febbraio infatti, le autorità di Praga hanno ribattezzato la piazza in cui si trova l’ambasciata russa a Boris Nemtsov, il politico dell’opposizione che è stato assassinato a pochi passi dal Cremlino nel 2015. A questo hanno fatto seguito le proteste dell’ambasciatore russo presente nella capitale ceca e  il ministro della Difesa Sergei Shoigu ha scritto al suo omologo ceco Lubomir Metnar chiedendogli di consegnare la statua alla Russia, la risposta del Ministro ceco è stata negativa acuendo  ulteriormente una situazione già tesa.

Ma la storia non finisce qui e si complica notevolmente sul finire di aprile, quando il sindaco di Praga Zdenek Hrib viene messo sotto protezione  dalla polizia ceca. Il sindaco  durante il corso di un’intervista rilasciata lunedì 27 aprile alla stazione radio indipendente Ekho Moskvy, ha dichiarato che sarebbe  vittima di un complotto ad opera dei russi. Il giorno prima dell’intervista,  domenica 26 aprile 2020, un sito di news ceco – Respekt, citando fonti di intelligence anonime, aveva riferito che un individuo che trasportava documenti diplomatici russi e il letale ricino, era giunto a Praga a metà aprile per assassinare Hrib e Ondrej Kolar.

Ma Hrib al contrario del sito Respekt ha rifiutato di commentare la natura specifica della minaccia o se la minaccia fosse russa.“La protezione della polizia mi è stata semplicemente data dalla polizia ceca. Con la loro decisione, non sono in grado di commentare i motivi. ” Va sottolineato che le autorità ceche non hanno confermato le informazioni nel rapporto Respekt. Di tutta risposta il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha definito il rapporto un falso e dicendo che “Non sappiamo chi ha svolto le indagini. A noi sembra l’ennesima mossa per screditare la russia sul campo delle relazioni internazionali”

Sia Hrib, il Sindaco di Praga che Ondrej Kolar, sindaco di Praga 6, sostengono di essere stati presi di mira dalla Russia il che si traduce nello specifico da Putin, in quanto Kolar ha  portato avanti una campagna a sostegno della rimozione della statua del maresciallo Ivan Konev, mentre il Hrib ha sostenuto la ridenominazione della piazza a Nemtsov.La realtà è difficile da individuare, la linea che separa la spy story dalla fake news è molto sottile quando di mezzo ci sono relazioni  turbolente figlie di un periodo “ex-coloniale”.

Personalmente dubito fortemente della veridicità della pista russa, non ritengo che Mosca rischi di macchiarsi di infamia per una statua rimossa o per il nome di una piazza, in passato situazioni analoghe sono accadute in molti altri ex satelliti sovietici. Se la Russia avesse agito sempre così, ad oggi avremmo più politici avvelenati che statue da rimuovere. Credo che questa invece sia una mossa attuata dalla municipalità ceca per lanciare un duplico segnale, interno ed esterno. Il primo rivolto  al Presidente Ceco -dichiaratamente filo russo- e il secondo rivolto ai vicini occidentali per far rientrare la repubblica ceca completamente dentro l’orbita tedesca. Del resto, quale segnale migliore che rimuovere quel passato che potrebbe far vergognare gli stessi tedeschi? 

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Filippo Sardella, classe 1988, laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, corsista di "Political Ethics" presso la YALE University , conferenziere e analista politico, specializzato in storia e politica della Russia e dell’Europa Orientale, operatore certificato in "International Humanitarian Law", attualmente si occupa di analisi geopolitiche per l'Istituto Analisi Relazioni Internazionali (IARI)
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