Il 23 novembre 2019 il Ministro degli Esteri russo  Sergey Lavrov, ha spiegato durante il corso di una conferenza stampa, tenutasi a Nagoya, dopo l’incontro con il suo omologo giapponese, il ministro Toshimitsu Motegi perché la questione irrisolta, ormai da 70, con il Giappone circa le isole Kurili non è vicina all’epilogo, ma anzi sembra riaprire vecchi dissapori tra Russia e Giappone. Lavrov ha dichiarato ” Il Giappone dovrebbe riconoscere la sovranità della Russia sulle Isole Kurili meridionali in modo che entrambi i paesi possano avanzare serenamente verso la firma di un trattato di pace”

Ma perchè il massimo diplomatico russo ha rilasciato tale dichiarazione alla stampa?

Quanto detto dal Ministro Lavrov è semplicemente un commento alla dichiarazione del Segretario Generale del governo giapponese Yoshihide Suga, secondo cui il governo giapponese continuerà i negoziati con la Russia sul trattato di pace, solo dopo avere risolto la questione territoriale che vede coinvolte le isolee Kurili; quindi, secondo Suga, prima le isole torneranno ad essere nuovamente giapponesi e poi si potrà firmare il trattato di pace.

Ma perchè quasi 70 anni dopo dalla fine della seconda guerra mondiale non esiste ancora un trattato di pace tra Russia e Giappone?

La risposta ovviamente è affermativa e per dare un quadro completo della vicenda occorre partire dal 1942. Dopo il fallimento dell’operazione Barbarossa del 1941, in cui l’esercito nazista aveva programmato l’invasione dell’Unione Sovietica e dopo un’ardua resistenza dell’esercito e del popolo russo, nel 1942 l’Armata Rossa iniziò una decisa controffensiva che si arresterà solo con la capitolazione decisiva dei tedeschi con l’esercito sovietico giunto fino a Berlino.

Dopo la vittoriosa battaglia di Mosca, l’Armata Rossa proseguì la sua avanzata in mezzo alle intemperie dell’inverno russo e a costo di terribili perdite, soprattutto nella regione a ovest della capitale. I tedeschi si trovarono spesso in drammatiche difficoltà, persero ancora parecchio terreno, ma non crollarono, anche per l’ordine di Hitler di resistere ad ogni costo e per aver mantenuto la loro coesione e combattività. Leningrado era ancora assediata, e la linea sul Donec venne mantenuta.

Nonostante ad occidente Stalin e i sovietici stessero iniziando a respingere con le loro sole forse l’esercito nazista, seppure con sacrifici immani, nello stesso anno, ovvero 1942, gli inglesi e gli americani sollecitavano anche un’offensiva russa sul fronte orientale, in modo che l’Armata Rossa potesse distrarre l’esercito giapponese schierato in Manciuria per favorire l’intervento americano, sempre contro i giapponesi, nel Pacifico .

L’offensiva sovietica, sferrata con grandi forze meccanizzate e motorizzate, però iniziò solo nell’estate del 1945, durante gli ultimi giorni della Seconda guerra mondiale, esattamente l’8 agosto, poco dopo il lancio della prima bomba atomica su Hiroshima. Joseph Stalin così dichiarò guerra al Giappone, con il quale era rimasto in pace per tutti i precedenti anni di guerra, quando già l’impero nipponico era stato sfiancato dalla guerra logorante sugli atolli del Pacifico contro gli USA.

Motivo per cui il conflitto durò pochi giorni, fino all’inizio di settembre, quando il Giappone annunciò la sua resa senza condizioni. In quel breve lasso di tempo le truppe sovietiche riuscirono ad occupare vasti territori che l’esercito giapponese aveva conquistato sul continente asiatico: dalla Manciuria fino alla Corea, dove le truppe sovietiche si fermarono all’altezza di quello che oggi è divenuto il confine tra Corea del Sud e Corea del Nord.

I soldati di Stalin occuparono anche le Isole Kurili, un arcipelago che inizia a nord dell’isola più settentrionale del Giappone, Hokkaido, e arriva fino alla punta meridionale della penisola della Kamchatka. In pochi giorni l’Armata Rossa fece registrare notevoli successi e si concluse con la disfatta completa dell’armata giapponese del Kwantung. La vittoria sovietica contribuì alla sconfitta finale del Giappone ed alla sua decisione di arrendersi incondizionatamente.

Le Kurili erano state assegnate all’Unione Sovietica nel corso della conferenza di Yalta del febbraio 1945 da Stati Uniti e Regno Unito che all’epoca avevano bisogno di offrire qualcosa a Stalin in cambio della sua partecipazione al conflitto con il Giappone. Stalin accettò il baratto e, terminata la guerra, fece espellere i circa 16 mila abitanti giapponesi che si trovavano nell’arcipelago ed iniziò a costruire installazioni militari sulle isole.

Nel corso della conferenza di pace, però, i diplomatici giapponesi sollevarono a sorpresa la questione delle Curili. Secondo le loro valutazioni, le quattro isole più meridionali dell’arcipelago, Habomai, Shikotan, Kunashir e Iturup, non erano realmente parte dell’arcipelago delle Isole Curili promesso all’Unione Sovietica a Yalta. Erano invece parte dell’arcipelago giapponese e come tali andavano quindi restituite.

La richiesta avrebbe facilmente potuto essere accantonata dai vincitori e il paese obbligato ad accettare la situazione che si era creata. Nel frattempo però i rapporti tra Stati Uniti e Unione Sovietica erano peggiorati e la Guerra Fredda era iniziata. Nella vicenda delle Curili gli americani si schierarono con i giapponesi e li appoggiarono nella loro decisione di rivendicare le isole e di rifiutarsi di firmare un trattato di pace fino a che la questione non fosse stata risolta.

Ad oggi quindi la questione rimane ancora irrisolta e la nota del Segretario Generale del governo giapponese Yoshihide Suga ha infiammato una situazione che sembrava già essersi spenta da tempo. “Con tutto il rispetto per il Segretario Generale giapponese, dobbiamo seguire la via già segnata dagli accordi raggiunti tra il presidente russo Putin e il primo ministro giapponese Abe. Dopo il loro recente incontro hanno deciso di andare avanti nelle trattative basandosi fermamente sulla dichiarazione del 1956, che afferma chiaramente la sovranità della Russia su tutto l’arcipelago confermando i confini scaturiti dalla seconda guerra mondiale “, ha detto nuovamente Lavrov, notevolmente infastidito dalle dichiarazioni di Yoshide Suga.

Ma perchè la Russia è restia ad un accordo sulle Kurili e quindi anche al conseguente accordo di pace con il Giappone?

Inizialmente Putin, era del tutto predisposto ad un rientro sotto l’egida giapponese del piccolo arcipelago nipponico ma l’ombra degli Stati Uniti sul Giappone e le crescenti tensioni con Washington degli ultimi anni, hanno fatto tornare sui suoi passi lo Zar russo.

Gli USA hanno fatto intendere più volte di voler perseguire la loro politica espansionistica anche in Asia, e le probabilità che Tokyo possa dispiegare un sistema missilistico americano sulle isole contese, una volte ritornate giapponesi, sono molto alte.

È difficile arrivare a un punto di svolta, perché per Mosca le Kurili sono un hub strategico per contrastare gli Stati Uniti. Putin è ora più titubante che mai anche nel firmare un trattato di pace con il Giappone.

Mosca teme che consegnare le isole ai giapponesi possa lasciare campo aperto agli americani, pronti a potenziare la loro presenza militare alle porte della Russia. “Esistono questioni di natura militare, di difesa e di sicurezza – ha detto Putin all’agenzia di stampa Tass – e noi dovremmo tenere conto dell’impegno del Giappone nei confronti di paesi terzi come gli Stati Uniti”.

A conferma di quanto appena scritto lo stesso ministro russo ha anche dichiarato che l’alleanza politico-militare USA-Giappone crea ostacoli alla firma di un trattato di pace con Mosca.

L’alleanza militare con gli Stati Uniti, ovviamente, rappresenta un problema quando si tratta di portare le relazioni russo-giapponesi ad un altro livello. Il trattato può essere anche firmato immediatamente ma solo nel caso in cui vi sia la cessata presenza militare USA sul territorio giapponese “, ha detto Lavrov.

Inoltre ha aggiunto ribadendo quanto sia rischiosa la rinnovata (e mai perduta) intesa militare tra USA e Giappone “i colleghi giapponesi hanno ricevuto un elenco delle preoccupazioni specifiche in materia di sicurezza della Russia che emergono a causa dell’aumento e del rafforzamento dell’alleanza politico-militare giapponese-americana. Quindi i nostri colleghi giapponesi hanno preso in considerazione le nostre preoccupazioni. Aspetteremo la loro risposta e continueremo le discussioni”, ha concluso.

Mosca continuerà il suo dialogo con il Giappone su questo tema, anche durante una visita del ministro degli esteri giapponese Toshimitsu Motegi in Russia già a dicembre.

Continueremo il dialogo. Il ministro degli Esteri giapponese effettuerà la sua prima visita in questa veste presso la Federazione Russa presto, già a dicembre. Naturalmente, questa sarà una delle questioni centrali delle nostre discussioni”

In conclusione riepilogando il problema possiamo dire che: la Russia e il Giappone sono in trattative per firmare il trattato di pace dalla metà del XX secolo. Il principale ostacolo per raggiungere questo obiettivo è lo stato delle Isole Kurili meridionali. Dopo la fine della seconda guerra mondiale, le Isole Kurili furono incorporate nell’Unione Sovietica. Tuttavia, lo stato di Iturup, Kunashir, Isole Shikotan e Isole Habomai viene contestato dal Giappone. Il ministero degli Esteri russo ha affermato in numerose occasioni che la sovranità della Russia sulle isole è fuori dubbio. Nel 1956, l’Unione Sovietica e il Giappone firmarono una dichiarazione congiunta per porre fine allo stato di guerra, ma finora non è stato firmato alcun trattato di pace.

Alla luce di quanto detto la risoluzione della controversia sembra protrarsi ancora per molto tempo, o per lo meno, fin quando Russia e Stati Uniti non ritroveranno una rinnovata intesa, cessando le reciproche paranoie politico-militari.

 

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Filippo Sardella, classe 1988, laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, corsista di "Political Ethics" presso la YALE University , conferenziere e analista politico, specializzato in storia e politica della Russia e dell’Europa Orientale, operatore certificato in "International Humanitarian Law", attualmente si occupa di analisi geopolitiche per l'Istituto Analisi Relazioni Internazionali (IARI)
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