Il mestiere dell’analista principalmente ricopre il ruolo di osservatore. L’analista non è un giornalista, non deve raccontare fatti ed eventi alla luce di una imparzialità che deontologicamente è richiesta a chi ricopre tale professione. L’analista non è neppure un accademico, non deve scrivere riportando freddamente dati e statistiche. Il ruolo dell’analista è ben diverso e ricopre il ruolo di osservatore che, partendo da eventi, così come il giornalista, e analizzando dati e statistiche, così come l’accademico, deve fornire una propria chiave di lettura circa eventi e fatti, basando le proprie motivazioni su dati inconfutabili. Questo è il motivo per cui, per parlare del caso Navalny e dello scontro diplomatico russo-tedesco mi sono voluto prendere del tempo; in modo da potere fornire una chiave di lettura ed un punto di vista strettamente personale ed imparziale.

 

Iniziamo con una semplice domanda, perché Navalny è stato trasportato proprio in Germania?

Per rispondere a tale quesito bisogna partire almeno dal 2015. Prima però bisogna ricordare che la Germania, da almeno una decade ad oggi, si è candidata a nazione leader dell’Unione Europea, cercando così di non essere più risucchiata dalla guerra ideologica tra est (Russia) ed ovest (USA). La Merkel conosce bene che le dinamiche da Guerra Fredda dove si rischia di rimanere schiacciati da interessi internazionali altrui, anche se oggigiorno, a causa della nascita di organizzazioni regionali molto forti e soggetti statali altrettanto forti, sembrano impossibili da replicarsi. Ovviamente permangono scontri ideologici sulla linea di demarcazione est/ovest che vede l’Europa collocarsi esattamente al centro del campo di battaglia, ma la Cancelliera è ben conscia che la Germania dell’ultimo ventennio, non è più quella nazione divisa in due sul campo di battaglia dell’asse Washington-Mosca. Per questo motivo la Merkel, durante tutto il suo cancellierato, ha iniziato una nuova politica estera per la “sua” Germania che non fosse più da nazione comprimaria ma da soggetto forte ed indipendente sul piano internazionale. Sia con Trump che con Putin, non si è mai sottratta a dichiarazioni molto dure nei confronti dei due presidenti. In particolar modo Angela Merkel non ha mai ammorbidito le sue dichiarazioni nei confronti del suo corrispettivo al Cremlino.

Pochi mesi dopo gli eventi di Piazza Maidan, avvertiti dal Presidente Putin come una forte ingerenza negli “affari privati” della Federazione Russa da parte dell’Unione Europea (che aveva quale capofila la Germania della Merkel), e la ritorsione delle sanzioni europee contro il contestato ricongiungimento della Crimea al territorio federale russo, la Cancelliera tedesca accusava pubblicamente l’hackeraggio della propria casella email ad opera di fantomatici agenti russi (non fu mai provato che gli hacker fossero di nazionalità russa, n.d.r.), fatto “oltremodo scandaloso e oltraggioso!”. Dall’establishment tedesco l’avvenimento venne preso talmente seriamente che il Procuratore generale fu spinto ad emettere un mandato di cattura internazionale nei confronti di Dmitriy Badin, cittadino di 29 anni di nazionalità russa, che lavora per conto dei servizi segreti militari di Mosca, anche se ad oggi non vi è nessuna prova contro di lui.

Dopo cinque anni dal presunto attacco hacker, siamo nel maggio 2020, la Merkel in un’intervista alla BILD, ha sostenuto che “il regime russo continua ad agire così e rende difficile ogni suo tentativo di dialogo e di avvicinamento”. La parola regime, per una figura di spicco e di rango internazionale come quella della Merkel, non è un caso. Quindi per rispondere al quesito inizialmente posto, il volere a tutti costi il trasporto di una figura come Navalny sul proprio territorio, costituisce una mossa politica di ragguardevole eco internazionale, più che un’azione di pietà verso il politico russo. Non di secondo piano è il ruolo che è stato affidato a Navalny, il quale gode dello statuto di “ospite del Cancelliere”, escamotage burocratico, secondo il corrispondente Theo Call del canale tedesco ZDF, che consente di fornire al politico la migliore protezione dalle forze dell’ordine.

Il caso Navalny è stato sfruttato dalla Germania per indebolire economicamente solamente la Russia? Oppure è servito anche come strumento per danneggiare il comparto esportazioni di qualche competitor europeo come l’Italia?

Adesso bisogna cercare di comprendere perché Navalny, che in occidente viene visto come unico e solo oppositore di Putin (in verità vi sono state e vi sono tuttora anche altre figure che contendono la leadership al presidente russo, anche in maniera molto più concreta), abbia ricevuto un enorme trattamento di favore. Qualcos’altro si cela dietro il gesto della Cancelliera? È possibile. Non deve passare inosservata la durissima dichiarazione che Angela Merkel ha rilasciato ai media parlando senza mezzi termini di tentato omicidio con agente nervino” chiedendo spiegazioni al governo russo. Così come non deve passare inosservata neppure un’altra dichiarazione, dove ha preannunciato consultazioni con i partner della UE e della Nato per concordare una reazione comune.

 

Per reazione comune forse intendeva inasprimento delle sanzioni?

 Probabilmente. Ma un quesito sorge spontaneo, perché inasprire ancora una volta le sanzioni, che dopo aver colpito la Russia, hanno colpito sopratutto il ventre dell’export italiano e non mettere in discussione, invece, l’opera congiunta del Nord Stream 2, che sarebbe un affondo ancora più duro per l’economia russa? Nonostante, infatti, la Cancelliera minacci sanzioni e ripercussioni pesanti, non mette minimante in discussione l’argomento circa il gasdotto che partendo dalla cittadina costiera russa di Vyborg e attraversando il Mar Baltico, dovrebbe portare a  Greifswald, nella Repubblica Federale, circa 55 miliardi di metri cubi di gas a costi inferiori rispetto agli altri grandi canali di approvvigionamento. A conferma di ciò basta citare la “non risposta” della Cancelliera alle dichiarazioni del Ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas: “Mosca non ci costringa a bloccare il Nord Stream”. Infatti, se lo staff della Cancelliera non ha smentito le parole del proprio Ministro, sta di fatto che non le ha neppure confermate; solamente gli esponenti della CDU (partito della Merkel), si sono limitati a dire che “Non sappiamo se la Germania può permettersi di ordinare lo stop di un’opera così importante”.

Navalny avvelenato? Oppure no?

Di pochi giorni fa è la notizia che Navalny è uscito dal coma; motivo per cui lo scienziato russo Leonid Rink, professore di chimica, direttamente coinvolto nello sviluppo dell’agente chimico – Novichok- ha dichiarato a vari organi di informazione “Escludo il suo avvelenamento, perché non ci sono sintomi. Ma anche se fosse stata usata una concentrazione 400 volte inferiore alla dose letale e fosse uscito dal coma, la miosi(diminuzione del diametro della pupilla) ci sarebbe ancora. Non sono stati riscontrati questi sintomi; il “Novichok è stato sviluppato per sostituire le armi nucleari sul campo di battaglia e ha una letalità del 100%. In questo caso non è Novichok al 100%, ha osservato Rink.

Allora perché è scoppiato il caso Navalny?

Le dichiarazioni a distanza tra gli esponenti di governo, russi e tedeschi, lasciano il tempo che trovano, molto simili ad una spystory a tinte da telenovela. Il fronte tedesco parla di avvelenamento certo, e dal fronte russo chiedono che siano mostrate prove concrete, non solo dichiarazioni, circa l’avvelenamento. Sta di fatto che il caso Navalny inasprirà ulteriormente i rapporti tra Unione Europea e Russia; agendo così si rischia di ledere ogni singolo componente dell’Unione, in particolar modo quelle nazioni che con il Cremlino mantengono un rapporto economico privilegiato e di pacifico dialogo,  a favore di una rafforzata leadership tedesca.

 

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Filippo Sardella, classe 1988, laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, corsista di "Political Ethics" presso la YALE University , conferenziere e analista politico, specializzato in storia e politica della Russia e dell’Europa Orientale, operatore certificato in "International Humanitarian Law", attualmente si occupa di analisi geopolitiche per l'Istituto Analisi Relazioni Internazionali (IARI)
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