Da Washington preferiscono chiamarla “fase uno dell’accordo commerciale”, ma quella che è stata firmata alla Casa Bianca con il vice primo ministro cinese Liu-He (alla guida della delegazione) è solo una tregua nella guerra dei dazi ancora in corso tra Stati Uniti e Cina. Se tale accordo segna un appianamento nelle relazioni sino-americane, siamo ancora ben lontani da una normalizzazione delle stesse. Infatti, rimangono sia i dazi americani del 25% su prodotti cinesi dal valore di 250 miliardi, sia le misure tariffarie adottate per ritorsione dal governo cinese. Tuttavia, ciò che l’amministrazione Trump ha salutato come una “enorme vittoria” – con l’intento di esaltare le capacità negoziali del Presidente- produrrà significativi effetti concreti per alcuni settori economici, in particolare quello dell’industria agroalimentare statunitense e il comparto hi-tech cinese.

Festeggiano i produttori statunitensi di carne di maiale, soia e grano, dato che la Cina si è impegnata ad innalzare il volume di importazione di tali prodotti. È questa, in vista delle presidenziali, la grande vittoria di Trump, poiché i farmers americani- coloro che più erano stati colpiti dalla guerra dei dazi con la Cina- avevano perso fiducia nel suo operato.                                                                                                                                                           Esultano anche le imprese ad alta tecnologia cinesi, le quali hanno visto ridurre al 7.5% alcuni dazi americani all’importazione di componenti tecnologici. Non solo. I due Paesi si sono impegnati ad espandere il trasferimento di tecnologia e lo scambio di proprietà intellettuale. Inoltre, la Cina dovrà acquistare nei prossimi due anni beni americani per un valore di “non meno di 200 miliardi di $” (così recita il testo dell’accordo). Al contempo, gli Stati Uniti non imporranno ulteriori dazi del 15% su beni cinesi dal valore totale di 160 miliardi (l’aumento tariffario doveva scattare il 15 dicembre 2019, ma Trump decise di attendere i negoziati).

La fase uno dell’accordo commerciale, quindi, è una momentanea vittoria per tutti: per la Cina, che importerà beni di prima necessità ad un costo più basso, e per gli Stati Uniti di Donald Trump. Il quale tenterà di giocare la carta dei progressi con la Cina in campagna elettorale, avvalendosi della consueta campagna comunicativa del king of the deal e del best deal for America.

 

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Emanuele Gibilaro

Emanuele Gibilaro

Emanuele Gibilaro laureato in Storia, Politica e Relazioni Internazionali presso l'Università di Catania. Iscritto al corso di Diplomazia e Organizzazioni Internazionali presso l'Università di Milano è appassionato di politica internazionale, analizza la politica estera statunitense, le questioni della sicurezza nazionale, marittima, energetica e gli interscambi della diplomazia americana con organizzazioni internazionali, Cina, Arabia Saudita e Iran.
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