L’acqua ha un valore strategico e ha svolto un ruolo di grande rilievo nel fomentare il malcontento popolare che ha dato luogo alle proteste in Siria del 2011. Le crescenti pressioni sulle scarse riserve idriche della regione, il cambiamento climatico e la mancanza di accordi internazionali per una equa gestione delle acque dei corsi fluviali, da un lato, e i sistemi di irrigazione inefficienti assieme a politiche governative per la gestione delle risorse del Paese inadeguate, dall’altro, hanno influito non poco sulla destabilizzazione degli equilibri locali e regionali.



La guerra civile in Siria ha inizio nel 2011 con il diffondersi di proteste volte a un cambiamento in senso democratico del regime di Assad. La loro repressione violenta e la successiva intromissione di attori locali, regionali e internazionali, risultato di un complesso quadro di alleanze, hanno trasformato rapidamente queste sommosse locali in un conflitto civile che ancora oggi è causa di instabilità. Seppure l’obiettivo iniziale dei protestanti fosse il rovesciamento di un regime autoritario, il loro malcontento era frutto di un ampio insieme di fattori religiosi e sociopolitici, includendo l’instabilità economica del paese, l’ondata di riforme politiche che dilagava tra il Medio oriente e il nord Africa e le sfide legate alla variabilità climatica della regione e la scarsità di risorse idriche.

In particolare, la geografia fisica della regione medio-orientale gioca a suo svantaggio rendendola una delle aree più aride al mondo. Per cui, almeno una parte dei territori nella maggior parte dei paesi della regione, eccezione fatta per il Libano, Turchia e Iran che hanno una topografia più montagnosa, è soggetta a carenze di acqua o risulta ad ogni modo dipendente da fonti idriche esogene. Ciclici periodi di siccità, parte integrante del clima della regione, alti tassi di evapotraspirazione e sistemi di irrigazione inefficienti donano ancor più rilievo alle problematiche legate alla gestione delle riserve idriche.

Da non sottovalutare è la qualità delle riserve stesse. L’inquinamento causato dall’agricoltura e dall’uso di fertilizzanti e pesticidi, oltre al crescente aumento di rifiuti industriali e tossici, influiscono negativamente sulle già scarse risorse idriche determinando un peggioramento della qualità delle acque, aumento dei costi dello sfruttamento delle risorse e conseguente e inevitabile insoddisfazione, frustrazione e irritazione popolare.



Cambiamento climatico e scarsità d’acqua

All’interno della regione MENA, la Siria è uno dei paesi meno penalizzati in termini di disponibilità d’acqua. Tuttavia, quest’ultima è passata da 12,185 m3 nel 1992 a 809 m3 nel 2012 con una disponibilità per capita al disotto del livello di scarsità d’acqua riconosciuto internazionalmente e corrispondente a 1,000 m3 per capita.

Ciò, secondo gli analisti, ha avuto un ruolo determinante nella destabilizzazione del paese. Scarsità d’acqua, da un lato, e adozione di politiche di gestione delle risorse idriche poco adeguate, dall’altro, sono fattori decisivi nella deteriorazione delle strutture sociali e nello scoppio delle proteste popolari anti-governative in Siria. Non è un caso se le prime insurrezioni si sono sviluppate intorno alla città di Dara’a, iniziale epicentro delle migrazioni economiche dai campi alle città frutto dei disastri e fallimenti agricoli.

Parte dei moventi che hanno scatenato l’ira dei protestanti sono dunque riconducibili alla forte variabilità idrologica del paese. Quest’ultima ha determinato una diminuzione delle piogge invernali e un aumento dell’evapotraspirazione con una riduzione delle risorse idriche endogene disponibili. A risentirne maggiormente è stato il settore agricolo, danneggiato dalla carenza di precipitazioni da un lato e dall’incapacità di gestione, da parte del governo, delle scarse risorse idriche presenti sul territorio dall’altro. Cosicché, cambiamento climatico, siccità, cattiva gestione, errori di policy, utilizzo di sistemi di irrigazione poco moderni e inefficienti sono stati alla base di cattivi raccolti. Le difficoltà economiche in ambito rurale al quale il governo non ha saputo rispondere hanno determinato consistenti spostamenti verso gli spazi urbani non pronti ad accogliere adeguatamente i migranti. Questi sfollamenti interni della popolazione hanno agito come moltiplicatori delle pressioni socio economiche già in gioco incidendo sulla stabilità siriana.

Poor planning

La crisi idrica alla base del malcontento popolare in Siria ha, dunque, non solo risentito delle problematiche legate al cambiamento climatico ma anche della cattiva gestione delle scarse riserve idriche. In quest’ottica, e seguendo l’analisi fornita da Saleeby, ricercatrice libanese-americana interessata alle questioni legate ai rifugiati, migrazioni e diaspore arabe, scrivendo per Jadaliyya, il fallimento del regime nell’adottare delle misure economiche per alleviare gli effetti della siccità è stato un elemento decisivo nel fomentare la mobilitazione di massa.

Da un lato, l’enfasi del regime sull’autosufficienza alimentare come questione di sicurezza nazionale ha portato ad una crescente coltivazione di grano ai danni di una diversificazione delle colture e rigenerazione dei nutrienti del terreno; dall’altro, intorno agli anni novata la coltivazione intensiva di cotone, secondo bene maggiormente esportato dopo il petrolio, ha determinato un eccessivo uso di metodi di irrigazione per raccolti non industriali causando la salinizzazione dei terreni.

A ciò si affianca il ricorso alla privatizzazione grazie ad incentivi statali per gli investimenti privati che ha avuto delle conseguenze tossiche per l’ambiente e conseguenze umane di non poco rilievo. Non solo il governo nazionale non è riuscito a regolare adeguatamente l’attività agricola in aree aride ma ha anche fomentato pratiche di irrigazione che fomentano la desertificazione.

Politiche agricole non adeguate e metodi di irrigazione poco efficienti hanno così esacerbato la crisi idrica nelle aree rurali.

Risorse idriche ed attacchi strategici

Altro aspetto complementare è l’avvalersi delle risorse idriche come armi, l’utilizzo della fornitura d’acqua come uno strumento per ottenere legittimazione politica o rendere le riserve idriche target, intenzionali o meno, di attacchi durante gli scontri. A tal proposito, quasi tutti gli attori coinvolti hanno attaccato le infrastrutture idriche nel corso del conflitto civile siriano con diversi assalti a condotti strategici interrompendo la fornitura nella città di Aleppo. Nel 2012, ad esempio, i danni a uno dei principali condotti idrici del Paese durante le proteste ha avuto negative conseguenze sulla disponibilità di acqua corrente per circa tre milioni di persone; nello stesso anno, i ribelli hanno preso il controllo della diga idroelettrica di Tishrin sul fiume Eufrate, considerata di importanza strategica per il regime; e, ancora, nel 2013 target degli scontri è stata la diga Tabqa/al-Thawrah sul fiume Eufrate, principale fonte di acqua in Siria per attività agricole e di allevamento.

Conflict prevention

In conclusione, la guerra civile in Siria è un conflitto eterogeneo che non solo ha coinvolto diversi attori, interni ed esterni, e si svolge intorno tre diverse direttrici – scontri con lo Stato Islamico, contrasti tra le forze governative e i ribelli, attacchi contro i curdi ad opera delle forze turche – ma è anche frutto di diverse cause scatenanti. Il cambiamento climatico e le siccità pluriennali che hanno interessato la regione, i sistemi di irrigazione non adeguati e inefficienti, i fallimenti in campo agricolo, le migrazioni interne dai campi alle città e l’incapacità degli spazi urbani di accogliere i 6,2 milioni di sfollati interni con la crescente disoccupazione hanno avuto inevitabilmente conseguenze di rilievo sulla stabilità politica del paese.

Ai fini dell’adozione di politiche di conflict prevention efficaci, bisognerebbe insistere su una diminuzione della dipendenza del Paese dalla produzione agricola e ridurre le pressioni sulle risorse idriche che, come visto, possono facilmente indurre disagi economici, sociali, politici e ambientali. Importante risulta anche un miglioramento delle tecniche di coltivazione e irrigazione favorendo un utilizzo maggiormente produttivo delle riserve d’acqua e una gestione sostenibile delle risorse del sottosuolo. Infine, ridurre il rischio di conflitti legati alle risorse idriche in Siria richiede l’implementazione di riforme agricole di lungo periodo oltre all’adozione di accordi internazionali riguardo l’allocazione e lo sfruttamento delle risorse idriche in comune con l’eventuale costruzione di dighe sui fiumi Tigri ed Eufrate.

Fonti ulteriori:

  • Drake, C., Water resource conflicts in the Middle East, Journal of Geography, vol.96 n.1 (1997), pp. 4-12
  • Gleick, Peter H., Water, drought, climate change and conflict in Syria, Weather, Climate, and Society, vol. 6 n. 3 (2014), pp. 331-340

 

 

 

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Martina Brunelli

Martina Brunelli

Ciao a tutti, sono Martina Brunelli, laureata in Mediazione linguistica e culturale e attualmente laureanda in Relazioni e istituzioni dell’Asia e dell’Africa pressol’università degli studi di Napoli“L’Orientale”. Sono fluente in quattro lingue e la miavoglia di migliorarmi mi ha portata ad approfondire imiei studi a Siviglia (Spagna) e Rabat (Marocco). La mia collaborazione con lo IARI è iniziata ad ottobre 2019 spinta dal desiderio di mettermi alla provae di comprendere al meglio l’ambiente socio-politico mutevole e dinamico della regione del Medio Oriente e Nord Africa,la macro-areadi cui mi occuponelle mie analisi per lo IARI. Scrivere per questo giovane think tank mi dà la possibilità di coadiuvare i miei interessi per le relazioni internazionali e gli equilibri geopolitici dell’area MENA al mio desiderio di crescita professionale. Mi permette, inoltre,di confrontarmi con un ambiente giovanilema allo stesso tempo stimolante.
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