Continuano a ripetersi gli attacchi armati organizzati dall’Allied of Democratic Forces (ADF) nei villaggi dell’Est della Repubblica Democratica del Congo. Quali saranno i prossimi risvolti politici?

Le violenze del gruppo dei ribelli armati nella regione del Beni hanno provocato la morte di sia di civili che di soldati. Il terrore generato da questi assalti ha determinato lo spostamento di ingenti flussi di popolazione dalle aree a rischio verso le aree ancora sotto controllo. Negli ultimi due mesi più di centomila persone hanno cominciato ad abbandonare le proprie case spostandosi di villaggio in villaggio.

Sembrerebbe che i massacri si stiamo perpetuando dall’Ottobre 2019 e che il Presidente della RD Congo Félix Tshisekedi abbia predisposto un cospicuo gruppo di unità dell’FARD (Forces Armées de la Republique Démocratique du Congo) per rispondere all’offensiva dei ribelli e proteggere le popolazioni in pericolo.

Anche le Nazioni Unite sono intervenute disponendo delle unità di forze di pace nell’area orientale della RD Congo. L’operazione di peacekeeping MONUSCO (United Nations Organization Stabilization Mission in the Democratic Republic of the Congo) è già operativa in territorio congolese dal 2010. Considerata la grave instabilità interna, nel Dicembre 2019 il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite con risoluzione 2502 (2019) ha espresso la necessità di mettere in pratica una strategia di disarmo e smobilitazione.

Già nell’Aprile 2019 i gruppi armati dell’ADF avevano inscenato le prime aggressioni nei villaggi congolesi dell’Est costringendo alla fuga alcuni civili. Fortunatamente, però, le stesse forze armate si erano placate quasi subito restando latenti fino all’Ottobre 2019.

Da una relazione dell’UNCHR pubblicata l’11 febbraio 2020 emerge che dal Dicembre 2019 il numero di civili morti era pari a 252 persone e che il numero di sfollati è salito quasi a centomila.

Per mantenere la situazione sotto controllo le Organizzazioni Internazionali (Onu) e le organizzazioni umanitarie presenti sul territorio stanno provvedendo a fornire assistenza, beni di prima necessità ed anche strutture più capienti nelle aree fuori ritenute fuori pericolo.

Allo stesso tempo, a Kamango, come in altre aree a rischio, le forze alleate stanno provvedendo a fornire assistenza medica ai soldati dell’FARDC rimasti feriti.

Il Kivu Security Tracker (progetto nato dalla cooperazione tra Congo Research Group e lo Human Rights Watch) rende noto che le forze armate governative e l’ADF si stanno scontrando provocando alcune vittime. Nel frattempo, le unità dell’operazione MONUSCO stanno supportando l’FARDC nella lotta contro l’ADF. Inoltre, i capi delle due province di Sud Kivu e di Nord Kivu stanno offrendo tutto il loro sostegno. Il 19 febbraio 2020, qualche giorno dopo la Giornata Internazionale contro l’uso dei bambini-soldato, i due governatori hanno rinnovato l’impegno a collaborare con le forze di peacekeeping.

Tenendo anche conto dell’epidemia di ebola che continua ad essere un’emergenza, la situazione non si mostra affatto semplice. È chiaro che il Presidente Félix Tshisekedi, fino a pochi giorni fa impegnato con l’ultimo incontro del vertice quadripartito tra Ruanda e Uganda, debba impegnarsi ad attuare provvedimenti decisivi riservandosi la possibilità di ricevere supporto dall’esterno qualora ce ne fosse effettivamente bisogno.

Fonti

https://www.cfr.org/interactive/global-conflict-tracker/conflict/violence-democratic-republic-congo

 
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