La Repubblica Centrafricana è uno dei paesi più poveri e instabili del mondo. Le guerre civili sono state le conseguenze più sanguinose della disastrosa situazione interna. Come scrive R. Klosowicz, negli ultimi anni la Repubblica Centrale Africana è stata colpita da due grandi conflitti interni che hanno provocato la sofferenza della popolazione che è stata uccisa, ferita o privata del tetto sopra la testa. Oggigiorno un alto numero di sfollati e rifugiati vive sul territorio. In questo scenario, l’embargo sulle armi, commisurato nel 2013 dall’ONU, ha creato terreno fertile per la proposta della Russia di dare vita ad una più profonda relazione di cooperazione con la Repubblica Centrale Africana principalmente basata su aiuti militari e fornitura di materiale bellico. Questa è la prospettiva proposta allo Stato africano per risolvere la situazione di crisi interna di cui è afflitto.

Nella Repubblica Centrale Africana una lunga tradizione di dittature e colpi di Stato hanno lasciato il Paese nell’arretratezza e hanno provocato l’insorgere di numerose rivolte dirette da gruppi di ribelli armati. Questi conflitti, scoppiati a causa di tensioni politiche e religiose, hanno portato profonde instabilità economiche, politiche e sociali all’interno del Paese.

La prima guerra civile scoppiò nel Dicembre 2012 quando un gruppo di ribelli musulmani conosciuto come séleka rovesciò il governo del Presidente in carica Francois Bozizé. In questo modo Michel Djotodia, leader del gruppo séleka, si autoproclamò Presidente scaturendo le inimicizie di un gruppo di ribelli cristiani chiamato Anti-balaka i quali, cominciarono ad attaccare il nuovo regime coinvolgendo anche la comunità dei civili.

L’apice dello scontro si raggiunse nel 2014 quando i séleka furono costretti a ritirarsi e il Presidente M. Djotodia a rassegnare le dimissioni ma, nonostante ciò, i ribelli Anti-balakanon misero fine alle loro atrocità continuando a distruggere villaggi e a macchiarsi di numerosi crimini. Attualmente non ci sono dati ufficiali sull’intero periodo ma si stima che migliaia di civili siano stati uccisi e che molti altri siano stati costretti a lasciare le loro case e a trovare rifugio altrove soprattutto nei paesi limitrofi. Addirittura, nel luglio 2017 il Presidente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite nella dichiarazione S/PRST/2017/9 ha sottolineato l’importanza della lotta contro l’impunità prendendo atto delle gravi violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani commesse nella Repubblica Centrafricana dal 2003 al 2015.

A tal riguardo, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha fatto appello alla Corte penale internazionale e alla necessità di rispristinare il sistema giuridico e penale all’interno del Paese. Il problema dei gruppi dei ribelli pone le sue radici nel fatto che, nel momento in cui il Paese ha raggiunto l’indipendenza (nel 1960), sono stati determinati confini geografici che non hanno tenuto in considerazione le diversità etniche e culturali dei gruppi che abitavano quelle terre. Attualmente nella Repubblica Centrale Africana convivono numerosi gruppi etnici.

Mappa dei gruppi Séleka e ANTI-BALAKA all’interno del Paese durante l’Agosto 2014

 

I maggiori gruppi etnici sono i Baya, Banda, Mandjia, Sara, Mboum, M’Baka, Yakoma e Fula o Fulani mentre i principali gruppi politico-militari di ribelli armati sono: Union des forces démocratiques pour le rassemblement (UFDR), Armée populaire pour la restauration dé la republique et la démocratie (APRD), Convention des patriotes pour la justice er la paix (CPJP), Lord’s Resistance Army (LRA), Return, Reclamation, Rehabilitation (3R). Riguardo quest’ultima categoria, il segno più evidente del collasso di questo Stato è stata la perdita quasi totale del monopolio dell’uso della forza e dei mezzi di coercizione ormai gestiti dai leader dei clan locali. Per questa ragione, il rischio dello scoppio di una nuova guerra civile è sempre dietro l’angolo.

Analizzando un po’ più da vicino la situazione interna è facile notare che la Repubblica Centrale Africana è ancora oggi uno dei paesi meno sviluppati nel mondo: l’economia globale non eccede lo 0,01%, lo sviluppo economico è rallentato dalla situazione politica instabile, c’è una mancanza di forza lavoro qualificata, le infrastrutture di trasporto sono scarsissime (ad esempio la rete ferroviaria non esiste: su 23,8 mila chilometri di strade solo il 3% ha una superficie dura e durante la stagione delle piogge queste strade sono impraticabili), il livello di corruzione è altissimo (secondo il Corruption Perceptions Indexpubblicato da Trasparency Internationalla Repubblica Centrafricana è uno degli Stati più corrotti al mondo) ed il mercato nero è esteso a tutti i settori soprattutto in quello dell’estrazione dei diamanti.

Estrazione di diamanti in Repubblica Centrafricana

Oltretutto un elemento rilevante è la posizione geografica del Paese. La Repubblica Centrale è un Paese senza sbocchi sul mare e questo status non aiuta la sua crescita economica sia a livello locale (difatti provoca la totale dipendenza dalle regioni limitrofe a causa della mancanza di infrastrutture adeguate) ma anche a livello globale (questa situazione provoca l’isolamento della Repubblica Centrafricana dai mercati europei, americani e asiatici).

Altre disfunzionalità interne davvero preoccupanti sono l’alto tasso di malnutrizione, standard davvero bassi di educazione ed assistenza ai minori, alta percentuale di analfabetismo tra la popolazione (le scuole esistono solo sulla carta, molto spesso gli insegnanti non esercitano la professione perché non percepiscono alcun salario e attualmente l’unica Università è nella capitale Bangui).

Per non parlare del sistema sanitario praticamente inesistente: l’aspettativa di vita è cinquant’anni e una rilevante percentuale della popolazione è affetta dal virus dell’HIV o altre malattie come la malaria o la febbre gialla. Per tutte queste ragioni la Repubblica Centrafricana è supportata da gruppi missionari, organizzazioni non governative (ONG) e Organizzazioni Internazionali.

Tuttavia, gli sforzi provenienti dall’esterno non sono sufficienti per stabilizzare la situazione nel Paese ed assicurare la sicurezza della popolazione. Ancora oggi le gravi violazioni dei diritti umani sono all’ordine del giorno, soprattutto nei confronti delle fasce più vulnerabili: donne e bambini i quali sono esposti a violenze di ogni tipo, reclutamento forzato nei gruppi armati (è il caso dei bambini-soldato) matrimoni forzati (è il caso delle spose-bambine), lavori forzati e abusi sessuali.

Secondo il Fragile States Index 2019, rapporto annuale redatto dall’istituto Fund for Peace nel quale vengono analizzate le situazioni politiche, economiche e sociali interne di ogni Paese del mondo determinando una classifica degli stati più fragili, la Repubblica Centrafricana occupa i primi posti nella classifica degli stati più fragili e ad alto rischio.

PHOTO FFP
Fragile States Index 2019

Numerosi sono stati i tentativi mirati alla normalizzazione, smilitarizzazione e democratizzazione del Paese. Tuttavia, le operazioni attivate in questo territorio sembra non abbiano mai portato ad ottenere l’effettiva smobilitazione, disarmo e reinserimento dei gruppi armati. Difatti, date le instabilità interne, i numerosi conflitti e l’incapacità da parte dello Stato di controllare il proprio territorio, la Repubblica Centrafricana ha ricevuto aiuti dall’esterno da parte di: Paesi limitrofi come Chad, Sudan, Repubblica Democratica del Congo, da parte dell’Unione africana, numerosi interventi sono giunti dalla Francia (con l’operazione militare Sangaris dal 2013 al 2016) e anche le Organizzazioni Internazionali sono state costrette ad intervenire.

Le Nazioni Unite con dapprima l’operazione MINUCART 2007-2010 (The United Nations Missions in the Central African Republic and Chad) e successivamente con l’operazione di peacekeeping MINUSCA (United Nations multidimensional integrated stabilization mission in the Central African Republic) dal 2014 e ancora in corso. Anche l’Unione Europea è intervenuta in territorio centrafricano con l’operazione European Union Force Chad/CAR – EUFOR 2007-2009.


European Union Force Chad/CAR – EUFOR 2007-2009

Attualmente anche altre due potenti nazioni hanno cominciato ad allargare le proprie aree di influenza verso il continente africano: l’Asia e la Russia. In modo particolare la Russia si è impegnata attivamente in territorio centrafricano sia sul piano politico ed economico che sul piano militare. Negli ultimi anni i due Paesi hanno firmato dei patti per garantire aiuti tecnico-militari e supporto alla dimensione riguardante la difesa e la sicurezza della Repubblica Centrafricana.

Durante il meeting tra il Presidente russo Vladimir Putin e il Presidente della Repubblica Centrafricana Faustin-Archange Touadéra tenutosi il 23 Ottobre in occasione del Russia-Africa Summit 2019 a Sochi, sono state esposte le intenzioni e le condizioni di una nuova cooperazione internazionale tra i due vertici. Da un lato la Russia che avanza il proprio desiderio di allargare la sua area di influenza anche al territorio centrafricano proponendo una lista di progetti che possono essere realizzati per avvantaggiare entrambe le parti e dall’altra la Repubblica Centrafricana che necessita profondamente di supporto esterno per risollevarsi da una crisi che sembra non avere fine.

Il Presidente Putin parla della volontà di incrementare i due mercati e le loro relazioni economiche, la volontà di investire nel settore dell’agricoltura, dell’energia e dell’industria. Il principale investimento, tuttavia, rimane quello di creare una base militare russa nella Repubblica Centrafricana e di fornire un aiuto economico per il rifornimento di armi e materiale bellico per i soldati dello Stato centrafricano.

Sul punto il Presidente Touadéra si mostra riconoscente, ringraziando per gli aiuti militari che la Russia ha fornito con l’autorizzazione speciale dell’Onu nel gennaio 2018. Dal momento in cui l’ONU ha stabilito le sanzioni dell’embargo sulle armi, del divieto di vendita o trasferimento di materiale bellico nella Repubblica Centrafricana nella risoluzione 2127 del 2013, la Repubblica Centrafricana sembra essere stata abbandonata al proprio destino non avendo più il supporto necessario per addestrare, armare e preparare i propri soldati a difendersi da aggressioni dei ribelli armati che comunque si riforniscono di armi e materiale bellico proveniente dal mercato nero.

Presidente russo Vladimir Putin, a sinistra, stringe la mano al Presidente della Repubblica Centrafricana Faustin Archange Touadéra durante gli incontri Russia-Africa del vertice di Sochi 23-24 ottobre 2019

Tuttavia, ancora una volta il problema del rischio di continue guerre civili non sembra affatto risolto. Misure palliative come queste non risolvono le difficoltà, piuttosto ne ritardano le conseguenze e continuano ad avvantaggiare soltanto gli interessi delle grandi potenze.

Fonti:

http://akademicka.pl/ebooks/free/c3b7109ec2dbc4b3834ccd59bc1d59d3.pdf

http://www.limesonline.com/rubrica/repubblica-centrafricana-non-e-la-solita-crisi

https://www.thenation.com/article/central-african-republics-forgotten-crisis/

https://minusca.unmissions.org/en

https://www.losservatorio.org/images/CPita/FocusOnRepubblica_Centroafricana.pdf

https://www.trackingterrorism.org/group/return-reclamation-rehabilitation-3r-central-african-republic-car

https://www.un.org/securitycouncil/sanctions/2127

https://www.cesi-italia.org/articoli/1042/putin-lafricano-il-cremlino-torna-ad-affacciarsi-in-africa

https://www.globalgeografia.com/africa/centrafricana_rep.htm

https://www.internazionale.it/opinione/fanny-pigeaud/2019/06/17/russia-africa

http://en.kremlin.ru/events/president/news/61858

 

 

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