Le azioni commesse da Tokyo in Asia tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento hanno allontano per molto tempo l’arcipelago dal resto del continente. Se per alcuni paesi la storia dell’imperialismo nipponico rimane soltanto un ricordo sbiadito, per altri non è così. Dopo settantacinque anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale e del dominio coloniale nipponico sulla penisola coreana, la storia sembra rimanere un problema fondamentale nello sviluppo di un dialogo costruttivo tra la Corea del Sud e il Giappone.       

La storia pre-moderna del Nord Est Asiatico, a differenza di quella europea, è stata scandita da pochi momenti di conflittualità tra i paesi dell’area. L’arrivo degli Occidentali in Asia e la fine dell’ordine sinocentrico come conseguenza delle due Guerre dell’Oppio hanno catapultato il continente in una situazione di disordine.

L’arrivo del Commodoro Perry nel 1853 a Edo, l’attuale Tokyo, e l’imposizione dei trattati ineguali nell’anno successivo hanno attivato un forte senso d’insicurezza nell’arcipelago che ha risposto alla sfida colonizzatrice attraverso la modernizzazione del paese. Per emulazione e come strumento di difesa, il Paese del Sol Levante ha avviato un processo di colonizzazione dei paesi vicini, cercando di sfuggire alle mire imperialiste occidentali. In tal senso alcuni studiosi hanno definito l’imperialismo nipponico di natura “preventiva”.1 Non per questo, però, gli atti commessi da Tokyo sono stati meno crudeli.

Le problematiche attuali che coinvolgono il rapporto tra Giappone e Corea del Sud rimangono fortemente influenzate da queste dinamiche storiche. In particolare, la prostituzione forzata delle donne coreane (ianfu), la deportazione coatta dei cittadini coreani in Giappone (chōyōkōsoshō mondai) e la gerarchizzazione culturale rimangono tra le pagine più nere della storia della dominazione dell’arcipelago in Corea. Per questo motivo, all’indomani della fine del secondo conflitto mondiale le relazioni politiche tra la Corea del Sud e il Giappone sono rimaste pressoché nulle. Con la strategia del seikeibunri, ovvero la separazione della politica dall’economia, sono stati favoriti piuttosto i rapporti economici attraverso l’inclusione della Corea del Sud all’interno del flying geese model nipponico. Il primo riavvicinamento tra i due paesi è avvenuto nel 1965 con la firma del trattato nippo-coreano atto alla normalizzazione delle relazioni tra Seul e Tokyo, ma il sistema di alleanze creato dagli Stati Uniti ha tenuto distanti i due paesi, i quali sono stati definiti “vicini lontani”.2

Al sistema hub and spokes statunitense si è anche aggiunto il problema relativo alla memoria storica: se il Giappone ha dimenticato, forse, frettolosamente il suo passato militarista cercando di revisionare i libri di storia (kyōkasho mondai) e di migliorare la sua immagine tramite l’erogazione di aiuti economici allo sviluppo e il suo soft power, dall’altro la Corea del Sud ha incentrato parte della sua identità nazionale proprio sul sentimento anti-nipponico. Come la Cina, la Corea del Sud ha utilizzato ripetutamente una strategia definita “diplomazia dei fumie”, una leva diplomatica atta a ricordare i crimini commessi dal Giappone per ottenere vantaggi politici ed economici. Le controversie tra i due paesi sono poi state acuite da un’ulteriore questione: la sovranità storica in merito alle isole contese di Takeshima/Dokdo, che secondo i giapponesi sono state occupate illegalmente all’indomani della fine della Seconda Guerra Mondiale.

Un miglioramento nelle relazioni tra Corea del Sud e Giappone è avvenuto nel 1998 dopo l’elezione del Presidente Kim Dae-Jung e la visita di quest’ultimo nell’arcipelago, durante la quale è stata dichiarata una nuova partnership per una maggiore cooperazione e collaborazione fra i due paesi.3 Oltre a questa visita, nello stesso anno si è verificato il primo lancio di un missile nordcoreano che ha sorvolato l’arcipelago giapponese. Ciò ha palesato la nascita effettiva della minaccia nordcoreana alla sicurezza di entrambi i paesi ed ha costituito un elemento di avvicinamento tra i due vicini, fungendo da collante e promuovendo una maggiore cooperazione per garantire la stabilità e contenere le crisi causate dal governo di Pyongyang.

Al contrario, un fattore inibente lo sviluppo del dialogo nippo-coreano è stato costituito dalle ripetute visite in veste ufficiale effettuate dal Primo Ministro Koizumi e le offerte inviate dal Primo Ministro Abe durante i loro rispettivi mandati al Santuario Yasukuni, luogo nel quale sono commemorati i caduti di guerra, tra i quali alcuni criminali della Seconda Guerra Mondiale. L’ambiguità del luogo e delle azioni del governo hanno più volte scatenato la reazione dei vicini asiatici. Anche negli ultimi anni non sono mancate occasioni per le quali i rapporti tra i paesi si surriscaldassero. Ad esempio, in occasione delle Olimpiadi Invernali che si sono svolte a febbraio del 2018 a Pyeongchang, la bandiera che sarebbe dovuta essere utilizzata dagli atleti nord e sudcoreani rappresentava una penisola senza divisioni. Sulla bandiera, però, era stata inclusa la rappresentazione delle isole Dokdo suscitando la reazione del governo giapponese che ha dichiarato l’accaduto come qualcosa d’inaccettabile.4 Nel 2019, dopo il G20 tenutosi a Osaka, il Giappone ha comunicato la rimozione della Corea del Sud dalla sua “whitelist” per l’esportazione di semiconduttori. La risposta del governo sudcoreano non si è fatta attendere, che riaccendendo il sentimento anti-nipponico nella popolazione, ha utilizzato la carta dei lavoratori coreani sfruttati durante la Seconda Guerra Mondiale per boicottare i prodotti e le importazioni giapponesi. Inoltre, l’amministrazione di Moon Jae-in aveva inizialmente dichiarato il ritiro della Corea del Sud dal General Security of Military Information Agreement (GSOMIA) firmato nel 2016 con il Giappone, utile nella gestione d’informazioni sensibili e per la condivisione delle capacità di intelligence militare.5

Nel caso dell’Europa, la storia è stata utilizzata come motore propulsivo della spinta ai processi di regionalizzazione per scongiurare lo scoppio di altre sanguinose guerre come la Prima e la Seconda Guerra Mondiale. Il peso della memoria storica all’interno della regione asiatica sembra giocare un ruolo del tutto opposto. La diffidenza reciproca mostrata dal Giappone da un lato e dalla Corea del Sud e della Cina dall’altro risultano essere uno dei fattori importanti nella limitazione della cooperazione dei tre paesi. A differenza delle potenze europee, Italia e Germania, le quali hanno più volte fatto ammenda pubblicamente delle loro colpe nei confronti degli altri stati, distanziandosi dal nazifascismo, la rielaborazione storica del periodo imperialista e dei crimini di guerra commessi dal Giappone è risultata spesso intricata e non priva di giustificazioni e omissioni. Da una parte, il Paese del Sol Levante ha ammesso timidamente i propri errori cercando di sopperire a questi tramite il risarcimento delle vittime del governo militare come nel caso delle comfort women, dall’altro ha cercato, invece, di revisionare il proprio passato attraverso un processo di vittimizzazione del paese rispetto alle potenze occidentali in riferimento anche allo sgancio delle atomiche su Hiroshima e Nagasaki. D’altra parte, la Corea del Sud, così come la Cina, rivendica l’ammissione totale delle atrocità commesse da parte del Giappone, come ad esempio gli stupri e gli esperimenti di eugenetica perpetrati nei confronti delle popolazioni locali, queste, però, talvolta utilizzate come leve diplomatiche.           

Fonti

  1. Kenneth B. Pyle Japan rising : the resurgence of Japanese power and purpose. New York: Public Affairs, 2007, pp.90 ss.
  2. Sul sistema “hub and spokes”: Victor D. Cha, “Powerplay: Origins of the U.S. Alliance System in Asia”, International Security 34, no. 3, 2009, pp. 158-196. Sul concetto di “vicini lontani”: Noemi Lanna, Il Giappone e il nuovo ordine in Asia Orientale. L’altra faccia dell’ascesa della Cina, Milano: Vita e Pensiero, 2010, p.106
  3. Ministry of Foreign Affairs, “Japan-Republic of Korea Joint Declaration. A New Japan-Republic of Korea Partnership towards the Twenty-first Century”,  Sito web: https://www.mofa.go.jp/region/asia-paci/korea/joint9810.html. (Accesso effettuato il 25/05/2020).
  4. Quartz, “Winter Olympics: Japan protests unified Korean flag’s inclusion of disputed islets Dokdo/Takeshima”, Sito web: https://qz.com/1198150/winter-olympics-japan-protests-unified-korean-flags-inclusion-of-disputed-islets-dokdo-takeshima/ (Accesso effettuato il 25/05/2020).
  5. The Diplomat, “Why South Korea Should Rethink  GSOMIA Withdrawal”, Sito web: https://thediplomat.com/2019/11/why-south-korea-should-rethink-gsomia-withdrawal/ (Accesso effettuato il 25/05/2020).
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