Quasi duecento anni fa il Cile si costituiva in Stato indipendente e una élite ne scriveva la prima costituzione. Da allora ci sono state varie modifiche al testo (tre le principali) e il Paese ha passato una tra le dittature peggiori del XXI secolo. Dopo un lungo processo politico e sociale, culminato con un anno di proteste dal basso tuttora in corso, il 25 ottobre avrà luogo un referendum sulla nuova costituzione. Si tratta di un momento storico per il Cile. Molti parlano della possibilità, finalmente, di terminare con la dittatura. Infatti il testo costituzionale del 1980 è anche chiamato “la costituzione di Pinochet” e per molti rappresenta una carta antidemocratica.  Per capire come si è arrivati al referendum del 25 ottobre bisogna capire l’evoluzione della Costituzione del Cile, dalla prima (1833) a oggi.

Le Costituzioni del 1833 e del 1925

Nel momento in cui il Cile si costituisce indipendente si avverte il bisogno  – all’epoca espresso da una élite – di dare anche una Costituzione al Paese. L’elaborazione di idee europee tipiche dell’Illuminismo fa sì che nei primi tentativi di costituzione l’accento sia tutto sulla democrazia, la libertà e la divisione dei poteri. Ad esempio è del 181  il Reglamento para el Arreglo de la Autoridad Ejecutiva Provisoria de Chile. Il bisogno forte è far sì che i poteri siano ben distinti l’uno dall’altro, non si confondano. Importanti, dall’altra parte, i diritti della persona e l’indipendenza giudiziaria. Nel decennio successivo vengono fissate le regole su nazionalità e cittadinanza e viene istaurato il potere giuridico con l’istituzione della corte suprema. Si arriva alla prima, definitiva Costituzione del Cile nel 1833. Fu redatta da un consiglio e restò in vigore per poco meno di un secolo.

Punti centrali, che non scompariranno più: accentramento del potere e forte presidenzialismo. Negli anni seguenti vennero applicati emendamenti, perfezionando la struttura di base e inserendo alcune libertà specifiche conformi alla volontà di liberalismo della prima metà del XIX secolo. Con la guerra civile del 1891, tre furono le grosse novità: ampliamento incompatibilità per il ruolo parlamentare; introduzione del veto presidenziale; possibilità di convocazione straordinaria del congresso da parte del Presidente. Nel 1917 e nel 1924 ci furono altre due importanti modifiche, volte a tentare di diminuire il potere del presidente e andare verso un regime parlamentare. Ma il tentativo durò poco e infine fallì. Nel 1925, si tornò a immaginare un testo che descrivesse e rendesse possibile  un regime presidenziale. Nuova fu la forma di approvazione: venne istituito un referendum. (curiosamente, votarono per l’approvazione solo il 463,03 degli elettori, il resto si astenne). Sebbene il testo concedesse qualche diritto in più, la misura più impattante da esso introdotta fu allungare il mandato presidenziale a sei anni. 

Costituzione in tempo di dittatura

Senza troppi cambiamenti la Costituzione del ’25 restò in vigore fino al governo di Pinochet. La dittatura si preoccupò di pensare una nuova Costituzione, per far sì che anche nella lontana – ma comunque prevista – possibilità di ritorno alla democrazia, prevalessero i valori del regime. L’idea e il progetto di una nuova costituzione erano già nell’aria dopo il golpe del ’73, quando la giunta militare si attribuì il potere costituente cessando di fatto la validità della costituzione del 1925. Jaime Guzman, l’ideologo scelto per pensare un nuovo testo costituzionale, presentò la “bozza finale” nel 1978. A questa proposta di base lavorò per due anni un’assemblea formata da laici, cristiani e liberali. Nel 1980 si arrivò al testo definitivo, votato nel referendum del 1980. Con il 67,04% dei voti, l’11 settembre 1980 il popolo (naturalmente si discute ancora oggi della validità e trasparenza dei voti in dittatura) approvava quella che ancora oggi è definita la “Costituzione di Pinochet”. Essa tra le varie cose istituiva la possibilità di referendum per prolungare di 8 anni il mandato presidenziale. (infatti la votazione avvenne nel 1988).

In riferimento a tale costituzione e alle sue novità, si parla spesso di “democrazia protetta”. Questo concetto descrive la rationale dietro la costituzione del 1980 ed è anche  utile per capire come mai oggi si creda necessario abolirla. Dietro la costituzione del 1980 c’era la volontà di limitare i poteri concessi al popolo derivanti dalla democrazia e dal partitismo. Il “costituzionalismo come assicurazione”, lo definisce Tom Ginsburg. Dal punto di vista ideologico, questa operazione assicurava la permanenza dei valori della anche nei tempi di transizione democratica. Dal punto di vista tecnico, furono istituiti meccanismi che rendessero particolarmente difficile la modifica del testo. Inoltre furono istituite leggi di super maggioranza (dette organico-costituzionali) che richiedono un quorum altissimo (4/7 dei parlamentari) per la loro approvazione, modifica o deroga.

La Costituzione del 1980 proteggeva la proprietà privata dalla regolamentazione statale (art 19, n 24), ma ad esempio non faceva nulla a proposito del diritto al lavoro ( art 19, n 16). Parlava di libertà di insegnamento ma non di diritto all’istruzione. Non c’era nessuna menzione del diritto di sciopero, se non per vietarlo a categorie specifiche – i funzionari pubblici.

Tra gli elementi meno democratici risaltano i seguenti:

-presenza di senatori non eletti democraticamente

-tutela esclusiva militare del sistema costituzionale (per mezzo del consiglio di sicurezza nazionale)

-maggioranza militare nel Consiglio di sicurezza nazionale

-inamovibilità dei comandanti in capo alle forze armate

Tutti questi punti furono eliminati dalla carta costituzionale solo nel 2005. Altri punti introdotti nel 1980: possibilità del Presidente di sciogliere le camere; introduzione del Consiglio di Sicurezza Nazionale (COSENA); inamovibilità dei comandanti capo delle forze armate. E l’incostituzionalità di tutti quei movimenti, associazioni, partiti e organizzazioni che “diffondono dottrine contro la famiglia, promuovono la violenza e propugnano una società fondata sulla lotta di classe”. Nei fatti la costituzione impediva che un governo eletto democraticamente potesse cambiare l’eredità dal periodo autoritario senza il largo appoggio dall’opposizione.

La Costituzione nel 2005 e il referendum del 2020

Solo nel 2005 si giunse ad un accordo politico tra la Concertaciòn e l’Alleanza per eliminare i punti più critici del testo del 1980. Per molti il processo di modifica della costituzione nel 2005 fu imbrigliato nella volontà degli eredi della dittatura di non lasciare spazio a cambiamenti veramente democratici. L’intento fu invece perpetuare l’andamento neoliberale in economia e autoritario in politica. Unica forte differenza tra il 1980 e il 2005 fu che finalmente non c’era più alcuna sorveglianza militare sulla costituzione siccome nel frattempo i militari avevano “rotto” con l’eredità di Pinochet. Questo fu utile ad aprire una breccia nel dibattito politico – e pubblico – per ripensare interamente, per davvero, il testo costituzionale. In particolare l’ossessiva attenzione al diritto di proprietà privata (sezione 3 dei diritti costituzionali) fronte a uno scarso riconoscimento di diritti quali istruzione, sciopero o multiculturalismo, è il problema oggi più evidente.

Secondo i promotori del referendum 2020, “i cambiamenti sono avuti finora in Cile, sono stati nonostante la costituzione, non grazie a essa”. Per molti, i diritti discussi a livello pubblico – aborto, salute, difesa sindacale, diritto all’acqua pubblica – si scontrano con la Costituzione. Inoltre, la costituzione vigente non si occupa di autonomia giudiziaria e revisione del funzionamento del tribunale costituzionale e contiene un meccanismo di azione popolare ancora troppo rigido.A metà del 2008 è stata istituita una commissione speciale di studio del regime politico cileno per discutere la necessità di elaborare una nuova costituzione. Oggi, la necessità di una nuova costituzione è un bisogno non solo giuridico. Parte dal basso e vede nei movimenti sociali i promotori del cambiamento. Si tratta di un momento storico perché per la prima volta sarà il popolo a decidere sulla costituzione. Non un’oligarchia, un dittatore né una guerra civile.

 

Come si voterà

Nel dicembre 2019, dopo i primi due mesi di proteste, si è raggiunto un accordo politico “per la pace e la nuova costituzione” che ha stabilito la data del referendum (slittato a causa della pandemia). Il dibattito fra Apruebo e Rechazo ruota intorno alla sostanza della costituzione – ritenendo quella attuale antidemocratica. C’è anche ci sostiene che non sia necessario cambiare la costituzione per ottenere un cambiamento sociale. Il referendum del 25 ottobre avrà due domande. La prima sarà: vuoi una nuova costituzione? La seconda: che tipo di organo deve stilare il nuovo testo costituzionale? La scelta è fra un’assemblea costituzionale mista (50% eletti direttamente, 50% parlamentari) e una ad hoc ed eletta dal popolo. Se vincerà il Sì, il Cile inizierà a costruire una democrazia e una società nuove, mettendo i diritti sociali al primo posto e chiudendo in modo definitivo con la dittatura.

FONTI:

  • Beltràn Navarro E. , “Reformas a la Constitución chilena” in Revista de Derecho Publico
  • En nombre del pueblo. Debates sobre el cambio constitucional en Chile (2010), Carlos Fuentes editor, Heinrich Boll Foundation
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