Continua a tener banco la questione migranti e lo “scontro” tra l’Italia (appoggiata anche da Malta) e l’asse franco-tedesca. Al vertice tra i Ministri dell’Interno organizzato in quel di Helsinki, Francia e Germania hanno insistito sul vincolo dei Paesi che affacciano sul Mediterraneo riguardo la responsabilità dello sbarco dei migranti, il vice-premier italiano Matteo Salvini si è opposto fermamente a tale soluzione ribadendo la necessità di una “redistribuzione obbligatoria” da gestire per tutti i Paesi dell’UE.

A detta del nostro Ministro dell’Interno è fondamentale attuare una “stretta” sulle ONG e limitarne il potere d’azione, il recente caso della Sea Watch 3 è stato emblematico nel poter constatare un problema secondo il Ministro assolutamente da arginare: nessuna ONG può e deve permettersi di infrangere le leggi interne di un Paese. Malta appoggia in pieno le proposte del leader leghista, le regole della ricerca e soccorso in mare non devono più essere sfruttate e urge proporre nuovi regolamenti di gestione sull’immigrazione illegale via mare e per una riforma delle strategie d’asilo.

“Bisogna lavorare con un coerente impegno politico e finanziario, per attuare accordi di sbarco (e centri) con i Paesi terzi. È un punto cruciale che potrebbe contribuire a risolvere i conflitti a livello UE in termini di solidarietà e ridistribuzione. Per il quale si immagina un sistema che, in linea con le aspettative degli Stati UE più esposti, preveda misure di redistribuzione obbligatorie”. Questo quanto enunciato dal documento ufficioso preparato da Italia e Malta.

Tuttavia la sensazione attuale è che le posizioni di Italia-Malta e Francia-Germania siano distanti, non è un mistero come Francia e Germania insistano sul vincolo dei Paesi che affacciano sul Mediterraneo, me è altrettanto comprensibile come questa “zavorra” se così possiamo definirla, voglia essere al più presto eliminata da parte dei Paesi interessati (e, soprattutto, voglia essere mantenuta dai Paesi NON interessati). Punto forte della proposta dell’Italia consiste in una maggiore prevenzione delle partenze e in un incremento delle espulsioni, fondamentale l’attuazione di “riammissioni automatiche” verso quei Paesi definiti “sicuri” (vedi Tunisia o Albania).

Il recente caso della Sea Watch 3 è forse stato determinante per spingere il vice-premier leghista a proporre delle nette riforme per la gestione del fenomeno migratorio, la questione deve coinvolgere tutta la comunità europea e spingere per una condivisone dei rimpatri, non è più tollerabile l’idea che ai primi Stati di ingresso venga affibbiato l’onere di gestire in toto sia i legittimati richiedenti asilo che il ritorno di coloro che non sono protetti dal diritto internazionale.

L’attuale operato di Salvini può essere riconducibile a un tentativo di rafforzamento della propria posizione in relazione a un tema (quello dei migranti) che è sempre stato un suo potente cavallo di battaglia tra i cittadini italiani. “Alzare la voce” in Europa, riaffermare la legittimità di uno Stato nel far rispettare le proprie leggi, discuterne con coloro che (Francia e Germania) sono sempre stati etichettati nell’immaginario collettivo come i grandi “nemici” dell’Italia.

Al momento le posizioni sembrano distanti, ma a prescindere dall’esito finale la questione potrebbe comunque rafforzare la posizione di Salvini che ultimamente si trova al centro del ciclone in virtù dei recenti “rumors” riguardo altre questioni (finanziamenti russi), se le cose dovessero andar bene il vice-premier non potrà che prendersene i meriti, se le cose dovessero andar male, sarà sempre e comunque “colpa degli altri”.

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Stefano Privitera

Stefano Privitera

Stefano Privitera. Laurea in Relazioni Internazionali. Per lo IARI analizza la politica interna italiana
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