Dopo le affermazioni del 19/06/2020,al comizio elettorale di Tulsa, in cui il Presidente ha affermato che Ilhan Omar, ex rifugiata somala naturalizzata statunitense e membro del Congresso in rappresentanza dello Stato del Minnesota, vorrebbe “ aiutare Biden a portare negli Stati Uniti la stessa anarchia presente in Somalia”, i rapporti tra Washington e Mogadiscio potrebbero subire un brusco cambio di rotta.

Sebbene, infatti, il governo centrale somalo non abbia rilasciato dichiarazioni in merito, un’accusa di questo tipo potrebbe far rivalutare la presenza USA sul territorio, questo nonostante la capitale non riesca a mantenere saldo il controllo sul territorio, e sia dilaniata a Nord dal conflitto con i gruppi associati all’ ISIS e a Sud dal gruppo al- Shabaab. Proprio nei confronti del secondo si erano concentrati gli sforzi delle milizie americane organizzate nel Commando Statunitense in Africa ( AFRICOM). Un primo motivo di attrito tra Washington e Mogadiscio si era già verificato lo scorso anno, proprio a seguito delle attività militari: i servizi di sicurezza USA si rifiutavano infatti di ammettere le loro responsabilità per il coinvolgimento di numerosi feriti e vittime durante i raid aerei, nonostante le pressioni del governo somalo. Dopo più di 13 mesi di inchiesta, grazie anche all’intervento delle Organizzazioni umanitarie quali Amnesty International, i vertici AFRICOM hanno dichiarato l’uccisione di 4 civili, ed il ferimento di altri 7. Un primo atto di distensione, avvenuto solo lo scorso mese, e che ora sembra vacillare di fronte alle affermazioni poco accorte di Donald Trump.

Sarebbe opportuno che Washington rivalutasse i termini della sua strategia in Somalia, territorio che sta assumendo per il governo centrale una importanza strategica non di secondo piano, come dimostra l’abbandono della sempiternawar on terror in altri teatri come ad esempio il Sahel. Minare i rapporti con la Somalia potrebbe non essere saggio, specialmente durante l’annata elettorale. D’altra parte, ben si comprende perché Mogadiscio abbia scelto di non rispondere alle osservazioni del 45° Presidente: con le sue fragilità attuali, che spingono ancora la maggior parte degli analisti a considerarlo Stato fallito, la Somalia non può permettersi di perdere il sostegno degli Stati Uniti.

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Giulia Raciti

Giulia Raciti

Ciao a tutti, sono Giulia Raciti Longo, e collaboro con IARI da Giugno del 2019.Dopo la laurea in Giurisprudenza, conseguita a Catania, ho proseguito i miei studi a Milano, dove ho ottenutoil Master in Diplomacy presso l' ISPI-Istituto per gli Studi di Politica Internazionale. Sono fluente in tre lingue, e ho avuto la possibilità di studiare in tutta Europa, e di lavorare con l' ONG ruandese “ African Education Network" per un anno, occupandomi di analisi delle policies e mappatura legislativa. È in questi contesto che è nata la mia passione per l' Africa, territorio complesso e spesso sottovalutato nelle relazioni internazionali. Con IARI mi occupo proprio di Africa, focalizzandomisui processi elettorali e sui fenomeni migratori, temi che mi propongo di affrontare con un approccio trasversale tra geopolitica e diritto internazionale. Sono appassionata di storia contemporanea, in particolare delle decadi tra il ’20 e il ’40 del 900.Lavorareper la redazione dello IARI, mi ha dato la possibilità di mettere le mie competenze al servizio degli altri: credo infatti fermamente che la geopolitica sia uno strumento indispensabile per capire il mondo che ci circonda ed essere cittadini globali più attenti e consapevoli.Per questo cerco sempre di creare contenuti che siano fruibili anche dai non addetti ai lavori, ma rigorosi dal punto di vista scientificoed informativo.
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