Tre anni e mezzo dopo il referendum, il Regno Unito ha lasciato l’Unione europea. Ma la Brexit non si è ancora consumata: è soltanto agli inizi. Non è ancora chiaro se il timoniere britannico, Boris Johnson, voglia mantenere rapporti di libero scambio con l’Ue o voglia creare un solco. In questa fase di transizione il premier britannico potrà contare sulla sponda del Presidente Trump, il gemello siamese del sovranismo che ancor prima dell’uscita del Regno Unito dall’Ue aveva dichiarato di aver pronto un “accordo fenomenale” da sottoporre all’alleato “speciale”.

Sono in corso i negoziati tra le delegazioni britanniche e quelle europee per decidere quale forma assumeranno futuri legami commerciali. L’Ue ha fatto sapere chiaramente che un eventuale accordo di libero scambio non potrà prescindere dal rispetto da parte del Regno Unito degli standard europei su aiuti di Stato, ambiente e diritti dei lavoratori. Dal canto suo Boris Johnson, recalcitrante a cedere alle richieste di Bruxelles, propende per un accordo commerciale meno ambizioso “stile Canada”, basato sulla rimozione dei dazi e delle quote commerciali. Ma non ha escluso, come parte della sua strategia negoziale, di essere pronto ad un accordo come quello tra Australia e Ue, le quali non hanno rapporti di libero scambio. Contemporaneamente anche l’amministrazione Trump sta cercando una sintesi con i partner europei per mettere a punto un nuovo accordo commerciale più favorevole agli Stati Uniti.

In questo preciso momento storico i sentimenti antieuropeisti di Regno Unito e Stati Uniti potrebbero convergere e portare ad uno stretto coordinamento strategico e negoziale tra i due gemelli siamesi, Donald Trump e Boris Johnson. Le somiglianze caratteriali e attitudinali tra i due sono evidenti; la volontà di indebolire l’Unione europea lega i due Paesi anglofoni nel quadro di quella “special relationship” che oggi si presenta più asimmetrica che mai. Se BoJo spera che l’alleato statunitense arrivi in suo soccorso proponendo un accordo commerciale conveniente, il Presidente Trump ha già dimostrato uno spietato approccio mercantilista, teso a negare trattamenti preferenziali alle controparti. E non c’è special relationship che tenga. Già durante la visita dello scorso giugno nel Regno Unito, quando la premier Theresa May era impegnata nelle delicate trattative di divorzio dall’Ue, Trump aveva fiutato la debolezza di Londra. Le sue dichiarazioni di ostilità rispetto all’operato della May e l’indicazione di Boris Johnson come “successore eccellente” furono commentate nel senso di un’intrusione negli affari interni britannici. In quell’occasione, inoltre, Trump rivelò di aver pronto un “accordo commerciale fenomenale” da sottoporre al Regno Unito una volta completato il divorzio con l’Ue.

Come si intuì, «la più solida alleanza che il mondo abbia mai conosciuto» – per utilizzare le parole di Winston Churchill- sta diventando sempre più sbilanciata. Da Downing Street si attende con fermento la bozza di accordo americana, mentre Boris Johnson ha tacciato come “immaturi” gli oppositori ad un accordo commerciale con gli Stati Uniti, dove approda ogni anno un quinto delle esportazioni del Regno Unito. L’amministrazione americana potrebbe, a questo punto, ritenere propizio il momento per sottoporre un nuovo accordo commerciale al Regno Unito. A fronte di uno stallo nei negoziati con l’Ue, gli USA potrebbero, dunque, inserirsi nel momento delicato dell’alleato britannico, consapevoli di poter dare le carte.  La realtà mostra come i rapporti tra i due Paesi stiano vivendo una situazione di squilibrio a favore dell’amministrazione americana. E non per l’aumentata forza contrattuale di quest’ultima, bensì per la debolezza negoziale – palesata ai tavoli europei – dell’inquilino di Downing Street. Per Trump, l’apertura di un negoziato con un alleato debole sarebbe una grande occasione per imporre le proprie condizioni. Poco importa se si tratta di un alleato “speciale”.

 

TRUMP A GAMBA TESA SULLE TRIBOLAZIONI DEL REGNO UNITO: LO STATO DELLA SPECIAL RELATIONSHIP

 

 
The following two tabs change content below.
Emanuele Gibilaro

Emanuele Gibilaro

Emanuele Gibilaro laureato in Storia, Politica e Relazioni Internazionali presso l'Università di Catania. Iscritto al corso di Diplomazia e Organizzazioni Internazionali presso l'Università di Milano è appassionato di politica internazionale, analizza la politica estera statunitense, le questioni della sicurezza nazionale, marittima, energetica e gli interscambi della diplomazia americana con organizzazioni internazionali, Cina, Arabia Saudita e Iran.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: