Il Covid-19 ha messo in ginocchio il mondo e il nostro Paese, superata la fase di lockdown eccoci qui a dover affrontare le drastiche conseguenze economiche che rischiano di condurci verso una vera e propria ecatombe nei prossimi mesi. In tutto questo tempo, tra lo stato d’emergenza e il triste numero di morti che ci ha accompagnato, cerchiamo di fare un primo bilancio di questa esperienza di governo firmata PD-M5S a quasi un anno dalla sua inaugurazione. 

Quasi un anno fa, nel bel mezzo di un torrido agosto, venne sganciata la bomba sul governo Lega-M5S con Matteo Salvini che di fatto inaugurò la crisi chiedendo i famosi “pieni poteri”. Dopo un anno circa dall’esperienza di governo a fianco del Movimento 5 Stelle il leader del Carroccio decide di rompere gli indugi e prova a prendersi il Paese forte del grande successo delle elezioni europee, il suo consenso era cresciuto a dismisura e sembrava il momento più adatto per buttare fuori gli inquilini dal palazzo. Come ben sappiamo, tuttavia, le cose andarono molto diversamente e si venne a formare un nuovo governo con una nuova maggioranza, formata proprio dal M5S e dal Partito Democratico. 

Questa nuova alleanza destò scalpore, ancora più di quella formatasi poco più di un anno prima tra Lega e M5S, a riunirsi al tavolo erano i due partiti che più di tutti si erano accaniti l’uno verso l’altro, quelli che più di tutti sembravano essere i nemici giurati per antonomasia e la cui stessa natura era l’antitesi dell’altro. Eppure eccoli lì, insieme a governare, scatenando da un lato le ire di molti italiani che si videro traditi da una mossa così incoerente con quello che per anni i due partiti si erano detti l’un l’altro, dall’altro un grosso sospiro di sollievo per tutti coloro che avevano paura di cosa sarebbe potuto succedere con i cosiddetti “pieni poteri” che invocava Salvini. È stata “un’operazione di palazzo” come più volte ha affermato Matteo Renzi, leader attuale di Italia Viva ma ai tempi promotore di questa improbabilissima alleanza di governo, era l’unico modo per evitare le urne e impedire così a Salvini di governare da solo. Il cosiddetto “Conte bis” ci venne dunque servito, con la Lega che riprese posto all’opposizione di centrodestra e con molti dubbi circa le effettive capacità di collaborazione tra due partiti (M5S e PD) improvvisamente ritrovatisi a governare assieme. Com’è andata?

Partiamo innanzitutto col dire che a seguito della “manovra di palazzo” ce ne fu subito un’altra che non venne vista tanto di buon occhio all’interno del nuovo governo, ovvero la mossa di Matteo Renzi di svincolarsi dal Partito Democratico per creare il suo nuovo partito, Italia Viva, ritrovandosi quindi all’interno della maggioranza ma non più tra le fila del PD ma con un partito tutto suo che voleva proporsi come qualcosa di diverso e che potesse fare qualcosa di meglio. Non ci vuole un genio a capire come Renzi abbia approfittato dell’assist offertogli involontariamente da Salvini (che fece scattare la crisi) non solo per formare un nuovo governo e rimandare la Lega nell’opposizione, ma per scindersi dal Partito Democratico pur restando al governo. Già in quel momento venne inferta la prima “ferita”, oserei dire, al nuovo governo giallorosso che si ritrovò, paradossalmente, un nemico “in casa” che negli ultimi mesi ha sempre cercato di tenere sì vivo il governo ma allo stesso tempo di danneggiarlo per tentare di accrescere il consenso verso Italia Viva.

Quella che dunque si era venuta a creare era un’opposizione all’interno della maggioranza stessa, il piano di Renzi era quello di far sopravvivere il governo fino al 2023 pur cercando di mostrarne le debolezze per far accrescere la popolarità del suo partito, infliggere una ferita ma puntualmente incerottarla, danneggiarla ma senza distruggerla, per tutto il tempo necessario affinché lui potesse riemergere dopo la famosa caduta del referendum e, perché no, per togliersi qualche sassolino dalla scarpa contro quel Partito Democratico che sotto sotto non gli è mai stato così vicino. 

Sembra passato così tanto tempo da quando venne alla luce il famoso paziente 1 di Codogno, ma non dimentichiamoci la situazione nello scenario politico italiano prima del 21 febbraio, con un governo che si ritrovava di fronte a una potenziale crisi che avrebbe già potuto chiudere il suo mandato, con Renzi che era pronto a puntare forte i piedi contro il ministro Bonafede riguardo la questione della riforma della giustizia sulla prescrizione. Poi arrivò il Covid-19, e il mondo si fermò. Tutto quello che era successo prima non aveva più importanza, adesso c’era una pandemia con cui combattere e le vecchie “scaramucce” sembravano essere state messe da parte, ma è proprio di questi tempi che stiamo riassaggiando quel clima di tensione che ha fatto riemergere le crepe di un palazzo che ancora oggi viene puntualmente incerottato. Un crollo adesso sarebbe catastrofico vista la situazione di emergenza che sta attraversando il Paese. 

Ed è proprio il Covid-19 che, paradossalmente, sta diventando una sorta di “ventilatore” (ironia della sorte) verso questo governo che già in (quasi) un anno ha dimostrato come le forze politiche di maggioranza siano troppo distanti per poter effettivamente collaborare. Una maggioranza che finora è stata sempre destabilizzata non solo da un’opposizione interna che si è creata fin dal primo giorno della sua nascita, ma anche dalle naturali differenze tra due partiti che fondano la loro identità su principi troppo distanti, con la dimostrazione che il “salvataggio” del ministro Bonafede dopo la mozione di sfiducia proposta dall’opposizione di centrodestra altro non è stato che l’ennesimo cerotto per coprire l’ennesima ferita. Si, proprio lui, proprio quel Bonafede con il quale Renzi era pronto a scontrarsi fino ai primi di febbraio, adesso “salvato” dal leader di Italia Viva che, sondaggi alla mano, non può certo permettere che questo governo finisca KO. È ancora “troppo presto”, ma chissà se arriverà mai il momento buono per correre da soli (i sondaggi di Italia Viva sono tutto fuorché incoraggianti).

In un periodo in cui al governo ci sono state idee così diverse riguardo riforma della giustizia, MES, regolarizzazione dei migranti e la posizione di Bonafede in seguito al recente clima di sospetto attorno alla sua figura, è ormai sempre più palese come il Covid-19, la malattia che sta terrorizzando il mondo, stia diventando “la medicina” ingurgitata giorno per giorno da un governo che appare sempre di più come un malato terminale.     

The following two tabs change content below.
Stefano Privitera

Stefano Privitera

Stefano Privitera. Laurea in Relazioni Internazionali. Per lo IARI analizza la politica interna italiana
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: