Il sacro mese di Ramadan è iniziato, in base all’avvistamento della luna crescente, il 23 Aprile. Quest’anno, però, il coronavirus condizionerà il normale svolgimento di questo mese per 1,8 miliardi di musulmani in tutto il mondo (circa il 23% della popolazione mondiale)

 Ramadan è il mese sacro e uno dei pilastri dell’Islam, durante il quale si celebra la rivelazione dei primi versetti coranici al Profeta Muhammad e le cui giornate vengono scandite dal ritmo del digiuno e delle preghiere. Durante questo mese i musulmani si astengono dall’assumere cibo e bevande dall’alba al tramonto e la sera ci si riunisce nelle moschee per recitare insieme la Tarāwīḥ, una preghiera collettiva che si svolge in questo mese. Inoltre, questo è il momento dell’avvicinamento a Dio, della riflessione sulla propria spiritualità; è un mese di gioia e riunione familiare durante il quale si pone molta attenzione alle necessità dei più bisognosi attraverso donazioni e pasti comuni offerti ai poveri.

Per capire davvero l’importanza del Ramadan bisogna fare una riflessione sulla dimensionereligiosa nelle società musulmane: essa infatti non riguarda solo la spiritualità del singolo individuo, ma permea la sua vita da molteplici punti di vista. Il Ramadan e i precetti che in questo mese bisogna osservare investono tanto la vita privata quanto quella pubblica, sia a livello individuale che collettivo. Da ciò consegue che, in questo periodo dell’anno, la vita dell’intera comunità si svolge ad un ritmo diverso: cambiano gli orari di apertura delle attività commerciali, dei mezzi di trasporto, le attività e il ritmo della vita privata. Le giornate sembrano svolgersi più lentamente per ravvivarsi al momento dell’ifṭār (il pasto con il quale, al tramonto, si rompe il digiuno): la gente si riunisce in festa per consumare il primo pasto della giornata e pregare insieme.

Quest’anno, a causa della pandemia di coronavirus, ci si aspetta un Ramadan diverso dal solito ed è chiaro che le difficoltà imposte da questa situazione non riguarderanno esclusivamente la vita privata dei musulmani. Youssef, ventiduenne marocchino che al momento vive in Spagna per lavoro, racconta che “un aspetto peculiare del Ramadan è la socializzazione, dunque la quarantena incide profondamente sulla vita di questo mese”.

Il dibattito religioso-giuridico attuale e le fatāwā

Con l’avvicinarsi del Ramadan in un contesto generale di diffusione del coronavirus, molte persone si sono chieste se il digiuno potesse in qualche modo rendere l’organismo più vulnerabile al rischio di contagio e si sono interrogate sulla validità delle preghiere collettive svolte a casa in via eccezionale. In questi casi, per dirimere alcune questioni legate agli atti di culto, si richiede l’emissione di una fatwā[1] che chiarisca la condotta da assumere. Riguardo alla necessità del digiuno, le fatāwā[2] emesse dall’Ayatollah Al-Sistani e da Al-Azhar al Cairo ribadiscono che il digiuno durante il Ramadan è un obbligo individuale[3] e che quindi dipende dalle condizioni di salute della persona (ad esempio i malati, i bambini, le donne incinta e con mestruazioni sono dispensati dal digiuno): l’invito condiviso è quello di restare a casa così da permettere lo svolgimento del digiuno ed evitare il rischio di contagio, tuttavia non si esclude la possibilità di interrompere il digiuno se quest’ultimo rappresenta una minaccia reale per la salute sulla base di pareri medici affidabili.

In merito alla possibilità di svolgere la tarāwīḥ in modi alternativi (ad esempio usando piattaforme di live streaming con le quali connettersi ai luoghi di culto), molti dei pareri emessi escludono la validità delle preghiere ‘online’: nella fatwā del Fiqh council of North America, ad esempio, è riportato che non sono state individuate “basi religiose per le quali permettere ai fedeli di seguire la tarāwīḥ online”, mentre il consiglio è quello di “pregare con le proprie famiglie restando in casa”. Questi esempi danno un’idea della dimensione estesa del dibattito relativo ai precetti del Ramadan durante l’emergenza coronavirus. 

 La dimensione socio-economica del Ramadan e l’impatto del Coronavirus

“Il Ramadan è il periodo in cui si diffonde amore tra le persone e i momenti di convivialità lo dimostrano” dice Ibrahim, contabile venticinquenne giordano. Tuttavia, quest’anno, le misure restrittive adottate  cambieranno le abitudini portando con sé conseguenze economiche considerevoli.  Solitamente, nelle ore che precedono l’ifṭār, ci si reca nei supermercati per fare grandi spese e comprare, oltre ai beni di prima necessità, alimenti tipici da consumare dopo il tramonto. In questo periodo, però, molti Paesi affrontano una carenza di scorte alimentari a causa della pandemia e questa condizione pone la necessità di trovare soluzioni adatte a garantire l’approvvigionamento di generi alimentari.

Le fasce più povere della società sono particolarmente colpite dalle conseguenze delle misure restrittive: in questo mese si organizzano pasti comuni nelle città, vicino alle moschee o nei diversi quartieri per offrire il cibo necessario anche ai più bisognosi. A causa della quarantena e del distanziamento sociale, quest’anno non sarà possibile organizzarsi in questo modo e le azioni caritatevoli tipiche del mese di Ramadan devono trovare canali alternativi per poter raggiungere chi ne ha bisogno. “Questo mese è anche un’occasione per aiutare gli altri in qualsiasi cosa, ma in questo periodo non ci è possibile farlo perché non possiamo stare vicini alle persone che ne hanno bisogno” ha aggiunto Ibrahim.

Un’alternativa efficace è senz’altro quella di raccogliere le donazioni online per aumentare le risorse necessarie alla distribuzione di generi alimentari: queste iniziative sono spesso promosse da associazioni che lavorano in sinergia con le istituzioni governative, ne è un esempio l’iniziativa “Cesto di Ramadan” della Fondazione Mohammed V per la Solidarietà in Marocco della quale ci ha parlato Abderrahman, ricercatore e insegnante universitario nella città marocchina di Agadir: “Questa iniziativa permette la distribuzione di generi alimentari per i più bisognosi in tutto il Paese. Inoltre è stato creato un Fondo speciale per l’emergenza coronavirus e tante associazioni caritatevoli stanno raccogliendo donazioni”.

Un altro problema di natura socio-economica riguarda la diminuzione delle rimesse dei migranti destinate alle famiglie nei Paesi d’origine. Il denaro ricevuto tramite le rimesse dei parenti in molti casi rappresenta più del 50% del reddito delle famiglie che lo ricevono. Quest’anno, secondo un report della Banca Mondiale, si stima che le rimesse destinate ai Paesi del Medio Oriente e Nord Africa caleranno del 19,6% a causa delle dure condizioni economiche e, in molti casi, dell’impossibilità di lavorare per via del coronavirus. Tutto ciò si aggrava in questo periodo dell’anno, quando centinaia di migliaia di famiglie sono solite ricevere dei soldi dai parenti all’estero in occasione del mese sacro.

Quello appena iniziato è un Ramadan atipico, durante il quale le moschee resteranno chiuse, in cui non si svolgeranno pellegrinaggi né i festival o eventi sociali tipicamente organizzati durante questo mese. Oltre all’impatto religioso e sociale, questi cambiamenti dovuti all’emergenza coronavirus comporteranno un’inevitabile perdita economica: il mese di Ramadan è infatti alta stagione in molti Paesi musulmani in cui le strutture ricettive e il settore della ristorazione registrano grandi entrate, senza considerare i numerosi eventi sociali che si svolgono in questo periodo. La situazione potrebbe peggiorare ulteriormente qualora le misure restrittive dovessero prolungarsi fino alla fine del Ramadan compromettendo i festeggiamenti dell’ ʿīd al-fiṭr[4].

Il Ramadan tra convivialità e spiritualità

Sono numerose le iniziative lanciate online per poter celebrare insieme i momenti più importanti di questo mese nonostante la quarantena: conferenze su temi religiosi, collegamenti con i luoghi di culto, videochiamate per rompere insieme il digiuno. Questi strumenti, tuttavia, non distraggono dalla sensazione di vivere il Ramadan in circostanze mai viste prima.

Una delle differenze più sentite e sofferte è quella di non potersi riunire per i momenti della preghiera: “È un peccato non poter andare in moschea per la tarāwīḥ. Pregare in casa ha un suo valore, ma non è la stessa cosa” dice Youssef, “bisogna però ricordare che pregando in casa stiamo proteggendo l’intera società” aggiunge Abderrahman.

Indubbiamente “Il Ramadan è un mese di spiritualità, contemplazione e connessione con il mondo interiore ed esteriore attraverso un avvicinamento a Dio e al mondo” racconta Ayoub, studente  universitario marocchino. Tuttavia, se da una parte le condizioni restrittive potrebbero dare un’opportunità in più per concentrasi sulla dimensione spirituale e contemplativa del Ramadan, è certo che esse minano due degli aspetti più intrinsecamente legati a questo mese: la socialità e la condivisione. “La quarantena è una novità nel mese di Ramadan, nel quale i musulmani si incontrano per rafforzare i legami familiari e di amicizia” ha aggiunto Youssef e anche Ibrahim sembra dello stesso parere dicendo che “durante il Ramadan ci si riunisce per l’ifṭār e per stare insieme, ma non si può percepire la bellezza di questo mese se non attraverso la compagnia delle persone”.

Note

[1] Con questo termine arabo si indica un “responso di un giureconsulto in materia giuridica o culturale, in rapporto alla legge religiosa musulmana” (Dalla definizione del vocabolo presente nel Vocabolario arabo-italiano a cura di Renato Traini. Istituto per l’Oriente C.A. Nallino, ed. 2015).

[2] Plurale del termine فتوى  ‘fatwā’

[3] in arabo فرض العين  ‘farḍ al- ʿayn’

[4] “Festa dell’interruzione del digiuno”: si celebra alla fine del mese di Ramadan con grandi festeggiamenti.

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