Nella giornata di giovedì il primo ministro Netanyahu volerà a Sochi, sulle rive russe del Mar Nero, per incontrare il presidente della Federazione russa Vladimir Putin. Il vertice di Sochi vedrà il leader dello stato ebraico recarsi in Russia cinque giorni prima delle elezioni di settembre, tra le più importanti e strategiche della giovane storia dello stato ebraico. Assieme a Netanyahu viaggerà il consigliere per la sicurezza nazionale Meir Ben-Shabbat, il capo dell’intelligence militare Tamir Hayman e il generale maggiore direttore delle operazioni Aharon Haliva e la breve visita vedrà la presenza delle massime autorità militare russe tra cui certamente Sergej Kužugetovič Šojgu, ministro della difesa della Federazione. Quello tra i due leader sarà il 13esimo incontro bilaterale consacrando il presidente russo come il leader che più ha incontrato Netanyahu stante la longevità politica dei due capi di stato.

Il meeting, che segue quello di aprile antecedente alla prima (e fallimentare) tornata elettorale, sarà un occasione per discutere dello scottante dossier siriano dove da mesi si gioca una partita geopolitica intricata e delicatissima tra le forze armate dello stato ebraico e le milizie sciite che fanno riferimento a Teheran. La Russia ad oggi mantiene un forte controllo militare oltre che una notevole influenza politica sul regime redivivo di Assad e Netanyahu intende incrementare la pressione con l’obiettivo di costringere il Cremlino a contenere l’ingerenza parastatale iraniana all’interno dei confine siriano e a pochi passi dal conteso confine del Golan. Tra Russia e Israele prosegue una relazione salda e cordiale rafforzata dal coordinamento militare bilaterale istituito posteriore all’offensiva militare russa in supporto di Damasco del 2015 e resosi obbligatorio per evitare il rinnovo di incidenti come quello di settembre scorso in un cui un aereo russo fini tragicamente colpito dalla contraerea siriana che a sua volta cercava di abbattere un bombardiere della stella di David impegnato in un bombardamento sulla costa mediterranea di Latakia.

Putin, di sua sponte, è ben conscio della partita delicatissima che la Federazione gioca in Medio Oriente mediando tra l’ ”alleato” iraniano, garante della stabilità e artefice della sopravvivenza del regime di Damasco e l’impossibilità di prescindere da Israele in un frangente geopolitico in cui Gerusalemme sta sempre più stringendo l’assedio (in collaborazione con le monarchie arabe) nei confronti della repubblica islamica. Netanyahu da parte sua, calcherà il suolo russo con il duplice obiettivo di rafforzare la cooperazione tra Gerusalemme e Mosca in ambito economico, politico e culturale strappando allo statista russo risultati concreti da immolare sull’altare della campagna elettorale. Netanyahu è impegnato, infatti, in un duello politico per la leadership della nazione in giornate “caldissime” tra incertezza nei sondaggi, assertività della ricompattata destra sionista e la conflittualità perenne con Hamas a sud e il proxy iraniano Hezbollah al nord del confine. L’incontro con Putin fa infine parte della recentissima onnipresenza diplomatica del primo ministro che lo ha visto incontrare in rapida sequenza i leader di Ucraina, Gran Bretagna e India.

Una “photo diplomacy”, quella dell’incontro di domani, per sedurre il settore demografico russo – israeliano che può contare su un bacino potenziale di quasi 800.000 voti ( il 12 percento dei 6,3 milioni di elettori ammissibili in Israele, principalmente laici e di destra) tendenzialmente gravitanti intorno al partito di Avigdor Lieberman, ex ministro della Difesa e nemesi di Netanyahu in quanto principale artefice del ripetere della tornata elettorale. Netanyahu in Russia, quindi, per offrire all’elettorato l’immagine di un leader apprezzato, fine diplomatico e quindi unica possibilità di fronte all’inesperienza politica dei principali contendenti. Una visita dai risvolti incerti in quanto la Russia non ha esitato dall’esporsi diplomaticamente, condannando la recente iniziativa post-elettorale volta a annettere la valle del Giordano all’interno della Cisgiordania, proseguendo sulla linea politica pragmatica e cauta, marchio di fabbrica del rinnovato protagonismo mediorientale dell’amministrazione Putin.

Il ministero degli Esteri russo ha, infatti, dichiarato di essere preoccupato per il piano della leadership israeliana, affermando che la sua attuazione potrebbe portare a una “forte escalation delle tensioni nella regione e minare le speranze di instaurare una pace tanto attesa tra Israele e i suoi vicini arabi”. Mosca ha infine dichiarato che l’impegno pre-elettorale di Netanyahu ha suscitato una “forte reazione negativa” nel mondo arabo e ha ribadito la sua richiesta di colloqui diretti tra Israele e Palestina.

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Marco Limburgo

Marco Limburgo

Marco Limburgo nasce a Mesagne (BR), attualmente vive e studia a Forlì. Dopo aver conseguito la laurea in Storia Contemporanea presso l’Università di Bologna, è attualmente specializzando in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso il campus forlivese della medesima università. È consigliere d’amministrazione di Geopolis. Inoltre, contribuisce in qualità di articolista al progetto editoriale Russia 2018. È appassionato di storia, letteratura e politica internazionale (in particolar modo della regione medio-orientale).
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