Venerdì sera centinaia di giovani si sono dati appuntamento in Piazza Tahrir, e in numerose altre città egiziane, in segno di protesta contro il Presidente Abdal Fattah al-Sisi. Nonostante la natura contenuta delle proteste, la polizia avrebbe reagito immediatamente attraverso l’uso di gas lacrimogeni per arginare le manifestazioni che, tuttavia, sono andate avanti fino alle prime ore del mattino di sabato.

La Commissione egiziana per i diritti e le libertà (ECRF), organizzazione attiva da tempo in Egitto che si occupa di monitorare la condizione dei detenuti in Egitto, ha dichiarato che le persone arrestate a Piazza Tahrir sono state almeno quattro, mentre il Centro egiziano per i diritti economici e sociali ha parlato di 36 arresti, avvenuti tra il Cairo e le altre città del Paese. Secondo i media, comunque, le persone fermate sarebbero almeno 150.

Le proteste giungono all’indomani della diffusione, attraverso i social, di un videomessaggio di Mohamed Ali, imprenditore edile che vive in Spagna. Nel video Ali, accusa al-Sisi di corruzione e sollecita il Ministro della difesa, Mohamed Zaki, a procedere all’arresto del Presidente. Inoltre esorta gli egiziani a rivendicare i loro diritti, appello che è stato accolto dai più giovani che durante le manifestazioni si sono uniti al canto di “Abbasso al-Sisi”.

Quello che sta accadendo in queste ore in Egitto potrebbe essere una notizia di particolare importanza. Ricordiamo che Al-Sisi è al potere dal 2014, dopo il colpo di Stato che ha destituito il breve governo guidato dai Fratelli musulmani che avevano vinto le elezioni dopo la fine del trentennale regime di Mubarak. Da quel momento l’Egitto vive in una condizione perenne di stato di emergenza, che nonostante sia una caratteristica comune al regime di Mubarak (che ha guidato il paese sotto uno stato di emergenza che si è protratto dal 1981 al 2012) ha creato nel Paese una limitazione ancora più asfissiante dei diritti civili e politici.

La Corte costituzionale già nel 2013, infatti, aveva annullato le norme che consentono la detenzione amministrativa durante lo stato di emergenza. Tuttavia nel 2015 il Presidente al-Sisi ha firmato la Legge 94 contro il terrorismo che ha attribuito alle autorità poteri straordinari e ha, nei fatti, permesso una limitazione arbitraria del diritto di libertà di espressione, associazione e manifestazione pacifica.

A queste limitazioni, si deve aggiungere un clima di terrore favorito dall’aumento del numero delle esecuzioni. Secondo la Rete araba per l’informazione sui diritti umani, da quando al-Sisi è al potere, 3000 persone sono state condannate a morte dai tribunali egiziani. Un aumento significativo rispetto alle 800 condanne dei sei anni precedenti (dati Amnesty international).

Oltre alla crisi delle libertà fondamentali, si è registrato anche il collasso del sistema sociale. Secondo l’agenzia statistica ufficiale gli egiziani che vivono sotto la soglia della povertà sono passati dal 17% del 2000, al 33% del 2015. Condizione che ha contribuito ad alimentare il malcontento della popolazione causato sia dall’aumento del prezzo dei generi alimentari, che da una politica economica incentrata sull’austerità. Questi elementi ci permettono di comporre il mosaico della grave crisi che sta investendo l’Egitto. Gli eventi politici, successivi al 2011, hanno soffocato quel sentimento di rivolta che si sta risvegliando per la prima volta. Una bomba politico-sociale che potrebbe esplodere nelle mani del Presidente al-Sisi.

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Giusy Monforte

Giusy Monforte

Laureata in Scienze Politiche a Catania, si specializza in Studi Internazionali all'Orientale di Napoli prestando particolare attenzione al mondo arabo e al diritto islamico, con il fine di inquadrare quest'ultimo nelle scienze giuspubblicistiche. Dopo aver svolto un tirocinio presso la rivista di geopolitica Eurasia, ha collaborato con la rivista di teoria e politica Pandora, con il quotidiano di approfondimento politico L'Indro e con "Russia2018". Attualmente si occupa di analisi geopolitiche per l'Osservatorio Russia e per l'Istituto Analisi Relazioni Internazionali.
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