Nel corso degli anni, l’azione della Banca Mondiale in Africa Sub-Sahariana ha incontrato alcuni impedimenti. Per le Istituzioni Finanziarie Internazionali, intervenire in aree del continente africano ancora fragili e devastate dai conflitti, predisponendo dei piani di ricostruzione finalizzati a ripristinare la pace e la democrazia, non è sempre stato un impegno semplice. A questo proposito, la Banca Mondiale ha dovuto fare i conti con alcuni governi riluttanti ad accettare e rispettare i piani di intervento e di sostegno proposti. Il dialogo e la collaborazione con i governi dei Paesi interessati, così come con tutti gli attori internazionali, è fondamentale per evitare il rischio di fallimenti e di ritorno a situazioni interne critiche.

L’Uganda si può annoverare tra gli Stati africani in cui è stato possibile realizzare un progetto di ricostruzione post-conflitto soltanto perché il piano di intervento ha trovato il pieno sostegno del governo interessato. In Uganda, dopo quindici anni di guerra civile, il Movimento di Resistenza Nazionale è salito al potere nel 1986. Da questo momento in poi, il Paese è stato guidato dal Presidente Yoweri Kaguta Museveni, il quale ha voluto ripristinare gradualmente la pace e la sicurezza interna. In questo modo, il Paese, forte del sostegno del nuovo governo, è stato in grado di gestire la fase di transizione da una condizione di guerra ad una condizione di pace. L’azione combinata con il supporto della Banca Mondiale ha reso possibile: la formulazione di nuove politiche macroeconomiche e di una nuova riforma della pubblica amministrazione, la smobilitazione e reintegrazione degli ex combattenti e la preparazione di un programma di recupero sul medio e lungo termine. In questa fase di transizione, il governo ugandese ha deciso di investire le proprie risorse pubbliche non più in spese militari ma a favore del settore economico e sociale del suo Paese. Nello stesso periodo, per quanto riguarda le azioni intraprese per la smobilitazione e la reintegrazione degli ex-combattenti e rispettando la decisione di non investire più in spese militari, lo stesso governo ugandese ha istituito l’Uganda Veterans Assistance Program (dal 1992 al 1996) attuato grazie all’assistenza dei donatori e al coordinamento della Banca Mondiale.

La situazione è migliorata soltanto quando l’Agenzia internazionale per lo sviluppo (IDA) del Gruppo della Banca Mondiale, ha accettato di sostenere finanziariamente il governo dell’Uganda nei suoi sforzi di riabilitazione mediante un programma di ricostruzione (NOTHERN UGANDA RECONSTRUCTION PROJECT), entrato in vigore nel 1992. L’area del progetto ha coperto circa un terzo del Paese e ha dato sostegno a circa il 20% della popolazione totale dell’Uganda. In conformità con il rapporto di valutazione (Report SAR N. 1041-UG), menzionato nel paragrafo 2 del Report N. 19224 della Banca Mondiale, gli obiettivi principali di questo progetto, per il quale la Banca Mondiale ha stanziato 51.9 milioni di SDR (equivalenti a circa 71.2 milioni di dollari) sono stati:

  1. Il ripristino della produttività economica del Paese;
  2. La riduzione del gap esistente tra il Nord ed il Sud del Paese;
  3. L’aumento della sicurezza nell’area e la riduzione delle spese militari;
  4. La riduzione della povertà e l’emancipazione delle donne;
  5. Il rafforzamento della capacità governativa di pianificare strategie di ricostruzione e riabilitazione del Paese, nonché della capacità di gestire correttamente gli investimenti;
  6. Implementare la capacità del Paese di attrarre investimenti futuri da parte di altri donatori.

Questo programma di ricostruzione del Nord dell’Uganda ha previsto un programma di assistenza finanziaria garantita dalla Banca Mondiale per favorire:

  1. Investimenti per la ricostruzione di autostrade e reti stradali principali e secondarie;
  2. Investimenti nel settore delle telecomunicazioni;
  3. Programma di azione comunitario (cofinanziato dal governo olandese);
  4. Investimenti per migliorare il sistema idrico ed i servizi igienico-sanitari;
  5. Fondi destinati all’agricoltura;
  6. Fondi da destinare all’Unità di valutazione per il coordinamento ed il monitoraggio del programma di ricostruzione.

Con l’implementazione del progetto sono state aggiunte altre attività riguardanti: l’istruzione primaria, la formazione e l’educazione e dei fondi da indirizzare al sostegno degli sfollati. Cosi come indicato nel paragrafo 4 del Report N. 19224, la ragione del ricorso ad un approccio multidimensionale e multisettoriale risiede nella consapevolezza che l’impegno nel post-conflict pacebuilding richiede una strategia complessa e su più livelli poiché la sfida principale non è soltanto quella di garantire la sicurezza e la fine delle violenze, ma anche sostenere una ripresa economica e sociale di un Paese profondamente turbato.

Ci sono stati alcuni fattori che hanno influenzato negativamente la realizzazione del programma e che hanno destabilizzato l’attività del governo, ossia:

  1. Le interruzioni causate dall’attività dei ribelli armati dell’LRA;
  2. Una struttura amministrativa centralizzata e in contrasto con il processo di decentralizzazione delle amministrazioni locali, finalizzato a snellire le procedure e favorire un maggior controllo;
  3. La scarsa efficienza degli appaltatori;
  4. I ritardi nell’erogazione delle sovvenzioni estese previste dai co-finanziatori.
  5. La riduzione degli organi governativi responsabili di supervisionare sul campo l’attività del progetto;
  6. Un’inadeguata gestione dei contratti del monitoraggio “in loco” delle attività che hanno provocato sovraccarichi di costi e ritardi sostanziali;
  7. L’attuazione di lavori e di costi senza la previa autorizzazione da parte della Banca Mondiale;
  8. La presentazione di piani di lavoro spesso incompleti;
  9. Le scarse prestazioni di alcuni uffici distrettuali;
  10. L’ubicazione delle Unità di coordinamento al di fuori dell’area del progetto;
  11. L’invio tardivo di relazioni e di informazioni sulle priorità finanziarie;
  12. Alcuni problemi di governance.

Malgrado le difficoltà rilevate durante l’esecuzione del programma di ricostruzione, il governo dell’Uganda ha sempre mostrato di voler perseguire obiettivi progressisti e di voler raggiungere dei risultati straordinari malgrado le circostanze avverse. Come espressamente dichiarato nel Report N. 200664 della Banca Mondiale, aggiornato al 2000: “l’esperienza del progetto di ricostruzione nel Nord dell’Uganda ha fornito una ricca fonte di lezioni utili per le prossime operazioni”. Ancora oggi l’Uganda si colloca tra i Paesi con il tasso di povertà più alto del continente. Tuttavia, rispetto alle condizioni del passato ha certamente registrato uno sviluppo sia sociale che economico rilevante tanto da diventare un modello per l’Unità di Valutazione del progetto della Banca Mondiale. Al contrario, pare che l’impegno della Banca Mondiale non sia stato valutato altrettanto positivamente soprattutto per quanto concerne le spese superflue e l’incapacità di monitorare adeguatamente la situazione. In definitiva, come anche indicato nel Report N. 200664 della Banca Mondiale, il progetto di ricostruzione di questo Paese tediato da numerosi conflitti e guerre, grazie ai finanziamenti concessi per la sua realizzazione ha determinato una ripresa dell’economia, ha registrato una riduzione delle disparità tra Nord e Sud, una riconversione da una economia di guerra ad una economia di pace, un miglioramento delle condizioni della donna ed una decentralizzazione del sistema amministrativo per garantire una migliore rappresentanza delle aree locali. Il Vicepresidente dell’Uganda, il 26 settembre del 2011, ha rilasciato una dichiarazione alle Nazioni Unite, affermando che il governo nazionale ha svolto un buon lavoro in merito alla risoluzione della situazione interna del Paese attraverso la mediazione e la cooperazione internazionale. Questi risultati inaspettati hanno lasciato ben sperare che anche gli Stati più fragili del continente africano possono migliorare le proprie situazioni interne se sostenuti da governi interessati al bene comune in sinergia con le varie Istituzioni  ed Organizzazioni Internazionali.

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