Il Sudan del Sud è un’entità statale dell’Africa centro-orientale, resosi indipendente dal Sudan a seguito del referendum del 9 luglio 2011. Pur essendo uno Stato di proporzioni minime se paragonato ai “ Giganti d’Africa “ con cui confina, il Paese è da anni al centro della cronaca internazionale. Nel 2013, infatti, scoppiò un sanguinoso conflitto etnico tra le forze governative del presidente Kiir, esponente dell’etnia dinka, e quelle fedeli all’ex vicepresidente Machar, di etnia nuer. Un conflitto che per sette anni ha lacerato il neonato Sudan, ma che oggi sembra essere arrivato ad un punto importante della sua soluzione. Il 20 giugno scorso, infatti, i capi delle due fazioni contrapposte si sono incontrati per confermare l’avvenuto accordo sulla spartizione dei governatori che compongono il Paese. Le trattative erano in stallo dal 2015, da quando il Presidente Kiir aveva unilateralmente fatto collassare il precedente piano di pace, optando unilateralmente per un riordino amministrativo che prevedesse 28 governatorati al posto dei dieci concordati. Il 20 giugno si è finalmente superato l’impasse, quando Kiir è tornato sulle sue posizioni, consegnando così una importante vittoria politica a Mechar.

Ma cosa succederà adesso? Sembra che i governatorati siano stati distribuiti abbastanza equamente tra le fazioni, tenuto conto del grandi giacimenti petroliferi presenti in tutto il territorio. Sarà interessante osservare l’evolversi degli eventi nella regione dell’ Upper Nile, assegnata all’egemonia di Machar, ma sempre rivendicata dell’etnia dinka.  Proprio in questa regione, ricca di materie prime, alcuni scontri erano stati piuttosto violenti proprio per il timore dell’insediarsi di una “ dominazione dinka” sul territorio.

Fondamentale sarà inoltre la scelta dei governatori. Sarebbe infatti prudente, da parte di tutti gli attori coinvolti, tentare di non etnicizzare ulteriormente il conflitto, scegliendo figure politiche davvero in grado di risanare un Paese che sembra non conoscere tregua, concentrandosi sugli argomenti che potrebbero rilanciare l’immagine a livello internazionale: lo spostamento della capitale da Giuba a Ramciel, un piano per l’economia e per il contrasto alla gravissima povertà radicata tutto il Paese . Più che un passo fondamentale, quello del 20 giugno, sembra solo il primo di un ancora lungo percorso verso la pace e la riparazione del Sud Sudan.

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Giulia Raciti

Giulia Raciti

Ciao a tutti, sono Giulia Raciti Longo, e collaboro con IARI da Giugno del 2019.Dopo la laurea in Giurisprudenza, conseguita a Catania, ho proseguito i miei studi a Milano, dove ho ottenutoil Master in Diplomacy presso l' ISPI-Istituto per gli Studi di Politica Internazionale. Sono fluente in tre lingue, e ho avuto la possibilità di studiare in tutta Europa, e di lavorare con l' ONG ruandese “ African Education Network" per un anno, occupandomi di analisi delle policies e mappatura legislativa. È in questi contesto che è nata la mia passione per l' Africa, territorio complesso e spesso sottovalutato nelle relazioni internazionali. Con IARI mi occupo proprio di Africa, focalizzandomisui processi elettorali e sui fenomeni migratori, temi che mi propongo di affrontare con un approccio trasversale tra geopolitica e diritto internazionale. Sono appassionata di storia contemporanea, in particolare delle decadi tra il ’20 e il ’40 del 900.Lavorareper la redazione dello IARI, mi ha dato la possibilità di mettere le mie competenze al servizio degli altri: credo infatti fermamente che la geopolitica sia uno strumento indispensabile per capire il mondo che ci circonda ed essere cittadini globali più attenti e consapevoli.Per questo cerco sempre di creare contenuti che siano fruibili anche dai non addetti ai lavori, ma rigorosi dal punto di vista scientificoed informativo.
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