La storia contemporanea del Sahara Occidentale è stata attraversata da vicende alterne e controverse che hanno avuto vari protagonisti tra cui UE, ONU, il regno del Marocco e i  Sahrawi. Cosa sappiamo, oggi, di questo popolo e della sua storia e qual è la situazione attuale nel territorio?

Il contesto

Innanzitutto, è utile localizzare geograficamente il Sahara Occidentale: ci troviamo in  un territorio nel Nord Africa compreso tra il Marocco a Nord e la Mauritania a Sud e ad Est, mentre ad Ovest è bagnato dall’Oceano Atlantico.Tale territorio è attualmente conteso tra il regno marocchino che occupa la parte Ovest (comprendente la costa atlantica rinomata per la sua pescosità) e la Repubblica Araba Sahrawi Democratica (RASD) che occupa la zona ad Est della linea rossa rappresentata nella mappa in basso.

 Fonte: Nena News

Chi sono, invece, i Sahrawi?(1) Il termine arabo “صَحْرَاوِيّ” (‘Sahrawi’) è un aggettivo che deriva dalla parola صَحْرَاء”  “(‘Sahra’, ‘deserto’) e significa “nel/relativo al deserto”.  La parola è infatti usata per indicare la popolazione Sahrawi, ossia ‘il popolo del deserto’, gli abitanti originari del Sahara Occidentale. Attualmente sono una popolazione senza Stato che combatte per rivendicare il proprio diritto all’autodeterminazione. Cerchiamo di capire com’è nata la questione del Sahara Occidentale ripercorrendo alcuni eventi fondamentali.

Un territorio conteso

Il Sahara Occidentale si affaccia su un tratto di costa atlantica estremamente pescoso e questa peculiarità ha da sempre attirato l’interesse europeo e, in particolare, della Spagna. La potenza europea, dopo aver conquistato le Canarie nel XV secolo, trovò una base per consolidare la sua presenza nella costa atlantica occupando Capo Bojador (Boujdour nella cartina). L’interesse da parte della Spagna nel mantenere il controllo sul territorio fu dovuto in particolar modo alla grande presenza di risorse naturali e soprattutto alla pesca (Laschi, 2015). Nel 1884 il territorio fu conquistato ufficialmente dalla Spagna che lo rese una sua colonia. Quando, nel 1956, il Marocco ottenne l’indipendenza dalla Francia, quest’ultima si unì alla Spagna per combattere contro l’esercito di liberazione marocchino nei territori del Sahara Occidentale.

La colonia venne denominata Sahara spagnolo nel 1958 stabilendone lo status di provincia spagnola. Nel frattempo, il territorio costituiva un’importante rivendicazione anche per il Marocco che doveva affermare la propria indipendenza. Dopo aver riconosciuto il Sahara Occidentale come territorio non autonomo, nel 1965 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite indicò la Spagna come potenza amministratrice del territorio favorendo gli interessi dello Stato europeo che in quel momento era ancora più determinato a mantenere il proprio controllo nella regione grazie alla scoperta di fosfati. Tuttavia, nel 1972 l’ONU stabilì che il futuro del Sahara Occidentale doveva essere deciso attraverso un referendum di autodeterminazione della popolazione locale (Guazzone, 2016).

Spagna e Marocco non erano gli unici Stati a contendersi il controllo del territorio dei Sahrawi, infatti anche la Mauritania guardava con attenzione allo svolgersi della situazione in quanto gran parte del confine del Sahara Occidentale coincideva proprio con il suo territorio. Fu infatti proprio la Mauritania a riunirsi con Marocco e Algeria nel 1973 per discutere della questione e a rifiutare, insieme all’Algeria, le rivendicazioni marocchine sul Sahara Occidentale. L’Algeria, in particolare, ha sempre avuto rapporti ostili con il Marocco a causa dei due schieramenti opposti per i quali propendevano i due Paesi durante la Guerra fredda: il Marocco nella sfera di influenza americana e l’Algeria in quella sovietica.

In risposta alle diverse rivendicazioni esterne nei confronti del proprio territorio, i Sahrawi costituirono, nel 1974, il Fronte Polisario (abbreviazione di Frente Popular de Liberación de Saguía el Hamra y Río de Oro)

per combattere contro la dominazione spagnola. Allo stesso tempo, però, il re marocchino Hassan II cominciò ad includere sempre più spesso la questione del Sahara Occidentale nella sua retorica di “liberazione territoriale del Marocco” (Guazzone, 2016) sfruttando la suggestione del sentimento di unione nazionale  e la necessità di riunire il Sahara Occidentale ai territori del regno marocchino. I Sahrawi non erano intenzionati a lasciare la propria terra né alla potenza europea né tantomeno ai suoi vicini e dunque il Fronte Polisario diede inizio ad attacchi armati contro le forze spagnole e marocchine contando sul sostegno dell’Algeria.

Un punto di svolta si ebbe nel 1975, quando Hassan II lanciò la Marcia verde: più di 350.000 marocchini furono esortati dal re a marciare verso il Sahara Occidentale per portare il territorio sotto il controllo del regno.  I marciatori entrarono pacificamente nel territorio portando alta la bandiera marocchina. Ancora oggi la Marcia verde è ricordata come un evento simbolico nella storia nazionale marocchina. Nello stesso anno, a seguito della morte di Franco, la Spagna sottoscrisse rapidamente un accordo tripartito con Marocco e Mauritania: la Spagna si sarebbe ritirata dal Sahara Occidentale e il territorio sarebbe stato diviso tra una zona marocchina a Nord e una controllata dalla Mauritania a Sud.

Più di 350.000 marocchini marciano verso il Sahara Occidentale. 1975 Fonte: historychannel.com

L’Algeria e il Fronte Polisario non riconobbero l’accordo e, nel 1976, il Polisario proclamò l’indipendenza della Repubblica Araba Sahrawi Democratica (RASD). La Repubblica fu sostenuta dall’Algeria e proprio in una città algerina vicina al confine, Tindouf, i Sahrawi stabilirono un punto strategico per le loro azioni militari. Gli anni successivi furono caratterizzati da scontri armati e il Marocco costruì un muro fatto di sabbia e pietre per segnare il confine con la Repubblica Sahrawi. Questo attraversava il territorio del Sahara Occidentale per 2700 chilometri (la linea rossa della cartina mostrata nell’introduzione).

Nel 1991 l’ONU intervenne ottenendo il cessate il fuoco con la promessa di un referendum sull’autodeterminazione della popolazione locale. Le Nazioni Unite lanciarono una Missione di peace-keeping per supervisionare il corretto svolgimento del referendum, la MINURSO (Mission des Nations Unies pour l’Organisation d’un Référendum au Sahara Occidental). Tale, decisivo, referendum non si è mai svolto ed è stato sempre rimandato e boicottato dal Marocco che tenta di cambiare i criteri per determinare gli aventi diritto al voto in modo da poter ottenere un risultato in linea con i suoi interessi.

Membri della missione MINURSO. Fonte: minurso.unmissions.org

I diversi inviati speciali dell’ONU per il Sahara Occidentale non sono riusciti a trovare, nel corso degli anni, una mediazione efficace per giungere ad una soluzione definitiva. L’ex presidente tedesco Horst Kohler, in carica dal 2017, si è dimesso dall’incarico di inviato speciale dell’ONU per il Sahara Occidentale a maggio 2019, ufficialmente per motivi di salute. Kohler aveva tentato di avviare dei colloqui di pace tra il Fronte Polisario e il Marocco, ma dopo due incontri tenuti a Ginevra nel dicembre 2018 e marzo 2019 aveva dichiarato che le posizioni di entrambe le parti “erano profondamente divergenti“.

Lungo il perimetro del muro fatto di pietre e sabbia sono disseminate migliaia di mine antiuomo.

La situazione sembra permanere in uno stato di impasse in cui, per il momento, l’ONU ha prolungato il mandato della MINURSO fino al 31 Ottobre 2020 . Dall’altro lato, il Presidente della RASD, Brahim Ghali, ha confermato lo scorso 3 Febbraio la determinazione del popolo Sahrawi a mantenere la sovranità sui territori liberati e a prepararsi per qualsiasi sviluppo futuro della situazione, anche per un conflitto armato.

Il Sahara tra Diritto e Diritti

La questione del Sahara Occidentale non riguarda esclusivamente la rivalità tra Stati per ottenere il controllo del territorio, ma è anche un’importante questione di diritto internazionale. Centrale, in questo ambito, è il riferimento al principio di autodeterminazione dei popoli sancito in più punti nella Carta delle Nazioni Unite(2) e ripreso da diversi accordi internazionali, come il Patto internazionale sui diritti civili e politici (1966) (3). Tale principio sancisce il diritto dei popoli di decidere autonomamente il proprio sistema politico, economico e sociale. Il suo ruolo fu fondamentale nel processo di decolonizzazione e centrale fu la figura dell’ONU nella sua affermazione. Tuttavia, nel contesto del Sahara Occidentale, l’ONU non ha sempre mantenuto una linea ferma a sostegno dell’autodeterminazione del popolo Sahrawi e ha anzi contribuito all’andamento altalenante dei dialoghi per raggiungere un accordo in vista del referendum che ancora oggi sembra un obiettivo lontano.

Nonostante oggi le Nazioni Unite riconoscano il Sahara Occidentale come territorio occupato dal Marocco in violazione del diritto internazionale, il Consiglio di sicurezza è riuscito ad emettere solo risoluzioni poco significative a causa del veto della Francia che ha contribuito alla prolungata situazione di stallo. Il referendum continua ad essere rimandato perché le parti non riescono a convergere sui criteri per individuare gli aventi diritto al voto. Il Marocco, in particolare, cerca di allargare la base elettorale per poter ottenere un risultato vantaggioso.

Come abbiamo visto nell’introduzione, il Sahara Occidentale è un territorio ricco di risorse naturali, in particolare fosfati, e possiede una costa estremamente pescosa. Questa caratteristica porta alla luce un’ulteriore situazione controversa: da una parte, richiama la questione della sovranità dello Stato sulle risorse naturali. Contemporaneamente, però, ne mostra anche i limiti e le violazioni attraverso l’operato dell’Unione Europea (sostenitrice dell’autodeterminazione dei Sahrawi). L’UE, infatti, sostiene l’ONU nelle sue operazioni umanitarie per aiutare i rifugiati Sahrawi in Algeria e richiama il Marocco a rispettare le direttive ONU, ma proprio il Parlamento europeo ha approvato un accordo di pesca con il Marocco che include i territori occupati del Sahara Occidentale violando apertamente il diritto internazionale.

Questa tensione tra applicazione dei principi del diritto internazionale e diritti dei popoli da un lato e il peso delle politiche e degli interessi nazionali dall’altro dimostra che il Sahara Occidentale è un altro territorio per il quale l’ONU non è riuscita a compiere la sua missione per raggiungere un accordo di pace definitivo e

in cui la comunità internazionale trascura la situazione riconoscendo la preminenza delle questioni economiche e commerciali rispetto alla risoluzione dei conflitti attraverso gli strumenti del diritto internazionale.

Fonti

1- Per semplificare la lettura si è scelto di non utilizzare la trascrizione scientifica delle lettere arabe.

2- Art. 1.2 <<Sviluppare tra le nazioni relazioni amichevoli fondate sui rispetto dei principio dell’eguaglianza dei diritti e dell’autodecisione dei popoli, e prendere altre misure atte a rafforzare la pace universale.>>

3- Art. 1.1 <<Tutti i popoli hanno il diritto di autodeterminazione. In virtù di questo diritto, essi decidono liberamente del loro statuto politico e perseguono liberamente il loro sviluppo economico, sociale e culturale.>>

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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