Fino alla nomina del nuovo Primo ministro, Malta è stata scossa dagli scandali che hanno coinvolto i primi numeri dell’esecutivo. Il Parlamento e la Commissione europee sono corse ai ripari dopo gli accaduti di novembre, riunendosi in plenaria il 17 dicembre 2019. La questione maltese apre per l’Unione europea nuovi scenari, accanto alla questione Brexit e a Visegrad: Malta solleva problematiche da non sottovalutare.

Dopo l’implosione del caso Caruana, nel quale si sono ritrovati coinvolti i più importanti ministri del Gabinetto maltese, l’arcipelago è tornato sotto i riflettori europei: sotto accusa il rispetto dello Stato di Diritto.

 

Nell’effettivo, lo scandalo non ha fatto altro che scoperchiare il vaso di Pandora, evidenziando i nodi mai risolti del costituzionalismo maltese, ancora ancorato ai vecchi schemi coloniali. Ed è doveroso sottolineare quest’ultimo aggettivo, per nulla scontato, perché evidenzia non solo quanto uno Stato possa essere legato ai vecchi schemi, ma anche quanto poco funzionale questi schemi possano diventare, nel paradosso e nella contraddizione di uno Stato indipendente e sovrano.

Come si è arrivati a questo punto.

La Costituzione Bloom del 1961, scritta quando Malta era ancora sotto il dominio britannico, prevedeva la cessazione del sistema diarchico (ossia, di due governi all’esecutivo, uno britannico ed uno maltese) a favore di un sistema unico, con un Governo maltese valido, legittimo e soprattutto operante. Al momento della sua approvazione, con referendum popolare indetto nel 1964, Malta diventava ufficialmente uno Stato semi-autonomo: infatti, il Capo di Stato coincideva ancora con la Regina d’Inghilterra, con il potere di nominare il Capo dell’esecutivo, il Governatore generale. Solo 10 anni dopo Malta ebbe la forza di proclamarsi Repubblica, grazie ad alcuni emendamenti, suffragati dall’allora Primo ministro Dom Mintoff.

La piena, formale e sostanziale indipendenza della ormai Repubblica di Malta dal Regno Britannico non ha però suscitato cambiamenti migliorativi del sistema costituzionale, basato non solo sul cosiddetto sistema Westminster, ma su un apparato coloniale i cui meccanismi rimangono ancora oggi intrigati.

Infatti, i poteri che prima esercitavano il Monarca britannico e il Governatore generale sono automaticamente stati trasferiti, rispettivamente, al Capo di Stato e al Capo dell’esecutivo. Laddove il ruolo del Monarca è andato, nel corso della storia coloniale ed imperiale, gradualmente ridimensionandosi, grazie appunto all’imposizione del sistema Westminster e al parlamentarismo, i poteri del Governatore generale si sono espansi sempre più, pur di mantenere l’ordine dei rapporti coloniali.

Il trasferimento di questi poteri dal Governatore generale al Primo ministro è di per sé alla base delle difficoltà maltesi ad adattarsi ad un corretto funzionamento dello Stato di Diritto, che si fonda sulla piena e indiscussa divisione dei poteri.

Tra le facoltà di cui sono dotati il Primo ministro e il suo Gabinetto rientrano le nomine di importanti cariche istituzionali, come il capo della polizia, il capo dell’Unità di informazione ed analisi finanziaria oltre che il Procuratore generale. Ciò comporta l’inesorabile interferenza dell’esecutivo sui procedimenti investigativi e giudiziari, questione sulla quale l’Unione Europea si è profondamente interrogata già a partire dal 2017, con una risoluzione approvata a larga maggioranza, richiedente uno più stretto monitoraggio della situazione maltese da parte della Commissione europea, anche con l’aiuto di Europol.

I passaporti d’oro.

La questione dei passaporti d’oro infittisce ancora di più le pesanti responsabilità dell’esecutivo che, a differenza della mancata divisione dei poteri interni allo Stato maltese, solleva delle problematiche per tutto l’Unione Europea, dato che alcuni dei privilegi legati alla cittadinanza non si basano più, de facto, sullo Stato nazionale. Specificando meglio la questione, la cittadinanza concessa da un qualsiasi Stato nazionale facente parte dell’Unione Europea comporta la possibilità di usufruire di determinati servizi in tutti (o quasi) i paesi dell’Unione.

In foto: esterno parlamento maltese

Escamotage molto utilizzato da ricchi investitori, proveniente soprattutto ad est e sud est dell’Europa, ed intendiamo nella fattispecie Russia (sulla quale l’UE ha posto delle restrizioni, a conferma dello stesso Muscat, ex Primo ministro maltese), Cina, India e Paesi della Penisola Araba.

Gli introiti derivanti dal meccanismo dei passaporti d’oro incide sul PIL della Repubblica di Malta di circa l’1, 38%. Percentuale minima, certamente, ma che per le dimensioni ed altre condizioni del territorio, permettono un certo equilibrio di investimenti. E così, Malta è divenuta una sorta di Paradiso fiscale dell’Europa, certamente non ai livelli di Svizzera, San Marino e Liechtenstein, ma certamente, per i trascorsi coloniali ed anche per gli stretti rapporti con la Libia ed altri (numerosi) Paesi arabi, la situazione corrente garantisce per l’arcipelago una certa stabilità, pur provocando il profondo imbarazzo dell’Unione.

Il tema del rilascio di visti e passaporti, che non lasciano indifferenti anche altri Paesi come Cipro e Bulgaria, o tra i più “facoltosi” l’Austria, apre all’interno dell’UE un dibattimento importante, anche alla luce dei recenti risorgimenti nazionali, che partono dal Gruppo di Visegrad, per poi passare alla sospensione temporanea di Schengen (anche da parte di Francia e Germania), fino ad arrivare alla Brexit: essere cittadini di una Nazione dell’Unione significa divenire automaticamente cittadini dell’Unione stessa. La libertà di movimento delle persone, delle merci e del capitale, di conseguenza, si applica automaticamente a qualsiasi cittadino nazionale.

Oltre ad aspetti meramente economici, viene da domandarsi, anche alla luce dei recenti svolgimenti negli affari europei, che cosa significa essere cittadino europeo? Che cosa comporta? Che cosa implica in sé l’assunzione della cosiddetta cittadinanza europea? È una questione che può definirsi identitaria o è in sé un fatto puramente tecnico-meccanicistico? Quali sono i termini di definizione della cittadinanza europea?

Perché il caso maltese è importante per l’Euro-Mediterraneo.

A rendere peculiare e allo stesso tempo importante la questione maltese, riportata alla ribalta dopo i fatti accaduti negli ultimi mesi del 2019, sono tre punti che molte delle organizzazioni internazionali dovrebbe tener a mente e su cui i legislatori, o chi di competenza, dovrebbero seriamente interrogarsi:

 

  • la questione dello Stato di Diritto, con tutte le sue conseguenze circa i diritti fondamentali: esso è requisito indispensabile per poter anche solamente affacciarsi alle più importanti organizzazioni internazionali, come ad esempio l’Unione Europea, che ne fa titolo imprescindibile. Qualità indispensabile per il suo funzionamento è la piena indipendenza, autonomia e separazione dei poteri di uno Stato, che garantiscono l’imparzialità degli stessi sulla base della legalità condivisa. La poca limpidezza rende difficile i meccanismi, anche in fase di riparazione di alcuni malfunzionamenti.

 

  • la questione coloniale: il trasferimento di determinati poteri dal ruolo di un funzionario coloniale al funzionario nazionale segna irreparabilmente il corso costituzionale di uno Stato indipendente. Le forme della colonialità si nascondono spesso sotto adozioni di convenienza, che però rischiano di ingenerare inceppamenti macchinosi se il sistema è e desidera essere sovrano. Sono due concetti, la colonialità e la sovranità, antitetici, e la loro convivenza all’interno di un sistema giuridico, dalla sua costituzione al suo funzionamento, è pressoché impossibile. Ciò ci rimanda irreparabilmente alla questione precedente: può uno Stato di Diritto basarsi su un sistema coloniale e, viceversa, può un sistema coloniale garantire lo Stato di Diritto?

 

  • la questione europea: il caso maltese, anche se in forma molto ridotta, può collegarsi a tutte le istanze che nel corso degli ultimi anni hanno profondamente scosso le fondamenta del Progetto europeo. È un esercizio questo, storico-filosofico, che non può divenire scontato. Il tema della cittadinanza è centrale oggi come non mai, perché è radicalmente legato alla questione della sovranità nazionale, così forte dopo le rimostranze di Visegrad e i recenti sviluppi Brexit. Cittadino nazionale, cittadino dell’Unione, cittadino europeo: possono definirsi tre condizioni uguali, in termini formali e sostanziali?

 

 

 

 

 

 
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Maria Nicola Buonocore

Maria Nicola Buonocore

Sono Maria Nicola Buonocore, classe 1996. Ho conseguito il titolo triennale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali nel 2018 all’Università di Napoli “l’Orientale”, con tesi in Storia Sociale, cercando i collegamenti e le divergenze fra la “rivoluzione intellettuale” di Don Lorenzo Milani e i moti sessantottini. Ora frequento l’ultimo anno di Corso in Specialistica in Relazioni Internazionali ed Analisi di Scenario alla Federico II, con indirizzo in Geopolitica economica. Dato il grande interesse umanistico e per sensibilità religiosa, ho seguito diversi corsi presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, oltre che ad aver approfondito da autodidatta altre due importanti religioni: ebraismo ed Islam.
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