Negli ultimi giorni l’esercito siriano, supportato dalla Russia, continua ad avanzare verso la parte meridionale della regione di Idlib per eliminare gli jihadisti e i ribelli pro-Turchia che ancora dominano nell’area. Sembra, a questo punto, che Assad voglia limitare sempre di più il margine di manovra di Ankara in tale spazio. Inoltre, Erdogan si ritrova a dipendere sempre più dai piani russi, tenendo conto che Mosca controlla ormai lo spazio aereo su Idlib.

Nella partita decisiva per riprendere il controllo della parte occidentale della Siria i ribelli dell’opposizione non mollano, infatti hanno ripreso il controllo dei una città strategica, quella di Nairab, nel nord-ovest, che permette di accedere a Sarabeq, riconquistata dai lealisti siriani e dall’alto valore geopolitico. Quest’ultima si colloca lungo l’autostrada M5 che collega Damasco ad Aleppo e costituisce uno snodo fondamentale verso il Mediterraneo occidentale.

Nel momento in cui si comprende ormai che la Turchia è in pieno scontro con il regime di Assad per il dominio a Idlib, non si può fare a meno di riflettere su un’eventuale strategia geopolitica statunitense che potrebbe aiutare la Turchia.

Negli ultimi mesi la sicurezza del confine tra la Siria e la Turchia rischia di venir meno a causa dell’enorme massa di profughi che si riversa verso lo stesso a causa degli scontri a Idlib e dintorni.

Una possibile protezione statunitense dei civili eviterebbe che la Turchia si trovasse a gestire un gran numero di civili in fuga e che fa pressione verso i suoi confini. Non basterebbero le ulteriori sanzioni ventilate dal presidente D. Trump contro il regime siriano che è considerato responsabile delle azioni a Idlib e della fuga dei civili verso il confine turco. Mike Pompeo ha parlato recentemente dell’attuazione di un cessate il fuoco a Idlib, solzuione da attuare in seno all’ONU con una risoluzione del Consiglio di Sicurezza.

Se gli USA prendessero una tale iniziativa, magari con l’ipotesi dell’implementazione di una safe-zone nell’area, la Turchia potrebbe ritrovare un alleato fondamentale nel teatro siriano dopo una serie di frizioni. Inoltre, se Washington si facesse avanti in tal senso, sarebbe anche possibile tentare di ridurre l’influenza del Cremlino è ormai il player principale della Siria occidentale.

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: