A seguito dell’accordo raggiunto tra Turchia e Russia il 23 ottobre per liberare gran parte dell’area settentrionale della Siria dai miliziani curdi dell’YPG (Unità di protezione del popolo) e delle FDS (Forze democratiche siriane), precisamente da Tal Abyad a Ras al-Ayan, Ankara continua ad ammassare truppe e mezzi ad Ain Issa e Tall Tamr sul lato ovest lungo l’autostrada M4, a nord di Raqqa, ex capitale dell’ISIS, così come riportato dalla North Press Agency. Proprio in questo spazio si concentrano i ribelli anti-Assad e filo-turchi, appartenenti all’Esercito Siriano Libero, legato al Syrian National Army (1), che sono stati utilizzati dalla Turchia già in occasione dell’operazione “Ramoscello d’ulivo” contro i Curdi sempre nel nord della Siria nel gennaio 2017 e anche nello scorso ottobre.

Più volte gli insorti, nonché mercenari, sono stati accusati dalla stampa occidentale e da alcuni osservatori per i diritti umani di gravi violazioni dei diritti umani, di crimini di guerra, di uccisioni extragiudiziali, di saccheggi, di maltrattamenti di prigionieri, di violenze e uccisioni ai danni dei Curdi. Gli stessi sarebbero stati più volte responsabili di distruzioni di edifici amministrativi e di negozi, di attacchi ad infrastrutture civili, a linee elettriche e a siti storici ed archeologici.

Per questo motivo, Ankara sta cercando di disciplinare i suoi ribelli, per evitare di danneggiare ulteriormente la sua immagine a livello internazionale quando si analizza il suo ruolo nel nord siriano, ricomprendendo sia l’ovest che l’est. Nel dettaglio, Erdogan e il suo entourage avrebbero pensato di stilare un codice di condotta che consenta ai ribelli di rispettare il diritto internazionale dei conflitti armati, nonché la Convenzione di Ginevra del 1949 e dell’Aja del 1961.

Come sostenuto più volte da diverse fonti, i ribelli filo-turchi sono accusati di aver condotto una vera e propria pulizia etnica a danno della popolazione curda nel nord della Siria in questi ultimi anni del conflitto, adeguandosi alla strategia geopolitica turca nell’area, cioè quella di voler sostituire quella popolazione con arabi-siriani.

Erdogan e l’intelligence turca che in questi anni ha addestrato i gruppi armati dell’opposizione non posso certamente permettersi di essere additati a lungo come i mandanti dei crimini commessi dagli insorti anti-Damasco, anche perché verrebbe compromessa la posizione di un Paese che partecipa con Mosca e Teheran al dialogo sulla risoluzione del conflitto nel nord siriano e sul futuro di uno stato martoriato dal conflitto civile.

Saper controllare i ribelli significa per Erdogan continuare a dominare nel nord siriano in ottica di spartizione, senza inimicarsi un player strategico come Mosca.

1 Gruppo che comprende vari ribelli dell’opposizione, circa 80.000, cooptati da Ankara. Da non confondere con l’esercito nazionale del Presidente Siriano Assad

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: