In questi giorni le forze militari siriane legate alla Russia hanno guadagnato terreno nel nord-ovest della Siria controllato da alcuni gruppi di terroristi (Haya’t Tahrir al-Sham, Hurras al-Din e i ribelli filo-turchi). Le operazioni militari, che si sono concretizzate attraverso strike aerei su aree abitate da civili nella provincia rurale a sud-est di Idlib, hanno causato un nuovo esodo di civili da tale area. I jet russi e siriani hanno colpito soprattutto villaggi e città attorno a Maarat al-Numan e, quindi, una fiumana di gente si è diretta verso il confine turco, riproponendo uno scenario poco rassicurante per il presidente Erdogan.

Inoltre, l’esercito siriano ha comunicato di aver ripreso il controllo di più di 20 villaggi e colline strategiche usate come postazioni dall’opposizione e dai qaedisti. Questo ha facilitato l’avvicinamento alle aree di osservazione turche nel nord-ovest.

Secondo alcune fonti occidentali, probabilmente le forze siriane si starebbero preparando per compiere un’ennesima offensiva su Idlib, per cercare di liberare l’area dai terroristi che più volte hanno rifiutato il format di Astana e gli accordi tra Turchia e Russia sulla Siria occidentale.

I preparativi russo-siriani sarebbero confermati dalle azioni di questi giorni ma anche dal fatto che nel recente summit tra Russia, Turchia e Iran il regime siriano avrebbe sottolineato ancora una volta la necessità di liberare Idlib, fino ad arrivare ad Aleppo, Hama e Latakia che sono ancora nelle mani dei terroristi.

Chiaramente Assad non gradisce la situazione di stallo che dura da mesi a Idlib, l’incapacità, se non mancanza di volontà (strategica) da parte della Turchia, di cessare il supporto all’opposizione e ai qaedisti, in particolare quelli di HTS. Sono questi a creare a Idlib e dintorni una specie di protettorato turco che serve ad Erdogan per respingere un’eventuale proiezione curda verso i suoi confini e per tenere lontano da qui un ingente numero di civili.

L’ennesima offensiva su Idlib, molto probabilmente, non delineerà un nuovo scenario positivo e assisteremo agli ennesimi bombardamenti, scontri tra l’opposizione e i lealisti e ad una fuga consistente di civili verso la Turchia che difficilmente smetterà di essere vicina agli insorti.

Ora Ankara si muove anche sul fronte libico ed è pronta a rafforzare il proprio sostegno al governo riconosciuto dalla comunità internazionale, quello di al-Serraj; quindi ambisce a mantenere, se non a rafforzare, la sua proiezione geopolitica nello scacchiere libico e siriano.

Del resto, lo stallo di Idlib conviene non solo ad Ankara ma anche agli attori che vorrebbero impedire che il nord-ovest possa costituire, con la Siria centrale, uno spazio vitale che possa permettere a Teheran di incrementare la sua influenza geopolitica nel Medio Oriente.

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