Federica Mogherini, alto rappresentante dell’Unione Europea (UE) per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ha partecipato al forum regionale dell’Associazione delle nazioni del Sud-Est asiatico (ASEAN) tenutosi a Bangkok il 2agosto 2019. La presente dell’altro rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri sta ad indicare come Bruxelles cerchi di migliorare le relazioni bilaterali con le singole nazioni del sud-est asiatico, in particolare attraverso accordi di libero scambio (ALS). Alla precedente riunione ministeriale UE-ASEAN, a gennaio, Mogherini ha affermato che “i due processi di integrazione più avanzati e di maggior successo al mondo sono saldamente alla base del multilateralismo e di un ordine globale basato sulle regole“.

Per ricordare quanto siano importanti le relazioni tra i Paesi dell’UE è e quelli del Sud Est asiatico, basta menzionare che l’anno scorso l’Unione Europea è stata il secondo partner commerciale dell’ASEAN, solamente dopo la Cina; tanto che nel 2018 il commercio bilaterale di merci ha raggiunto un valore di circa $ 263 miliardi.

Nel gennaio 2019 Vivian Balakrishnan [1] , ministro degli Affari esteri di Singapore, che funge da coordinatore dell’ASEAN per le relazioni dell’UE aveva sottolineato quanto fosse importante tale relazione tanto che disse “Rappresentiamo due delle organizzazioni regionali di maggior successo al mondo. Condividiamo valori e obiettivi comuni “. I valori comuni citati dalla Balakrishnan però sembrano non aver portato negli ultimi anni significativi passi avanti da un punto di vista di un’evoluzione dal punto di vista commerciale, tanto che un accordo di libero scambio UE-ASEAN (di cui i colloqui sono iniziati addirittura da più di un decennio, era il lontano 2007) sembra sempre più divenire un obiettivo irrealizzabile, nonostante l’UE abbia firmato quest’anno accordi commerciali con Singapore e Vietnam; mentre tutto sono in corso colloqui con la Thailandia e l’Indonesia, mentre vi sono indicazioni che i negoziati con la Malesia e le Filippine, che si sono interrotti alcuni anni fa, potrebbero essere riavviati.

Secondo la Commissione europea, questi accordi bilaterali sono “i mattoni per un futuro accordo UE-ASEAN, che rimane l’obiettivo finale dell’UE”; anche se secondo gli analisti economici stanno svanendo le probabilità di un accordo tra i due blocchi.

Proprio in merito a questo il direttore esecutivo del Centro Studi ASEAN dell’Università Chulalongkorn in Thailandia ha dichiarato Suthiphand Chirathivat [2] , “Non vedo questa possibilità di un accordo di libero scambio blocco a blocco a breve termine, a meno che non ci sia un cambiamento di vista dall’UE”,

Bisogna ricordare che il quadro rispetto al 2007 è notevolmente mutato, attualmente un accordo tra blocchi risulta impossibile soprattutto perché negli scorsi anni il commercio bilaterale dell’UE con i sei paesi del Sud-est asiatico (Thailandia, Indonesia, Singapore, Vietnam, Malesia e Filippine) ha rappresentato il 95% di tutti gli scambi UE-ASEAN [3].

Il bilaterale è l’unica opzione praticabile nel commercio, visti i problemi nei paesi dell’ASEAN“, ha dichiarato Bridget Welsh, professore associato di scienze politiche della John Cabot University. “Ricorda che la Cambogia e il Myanmar stanno affrontando restrizioni, quindi l’ASEAN come veicolo per i negoziati commerciali è fuori.”

Paesi che aderiscono all’ASEAN

In effetti, le relazioni con gli altri quattro membri dell’ASEAN (Brunei, Birmania, Laos e Cambogia) rappresentano solo il 5% degli scambi UE-ASEAN e sempre secondo gli analisti diverranno sempre più esigui; tanto che a febbraio 2019 l’UE ha avviato una revisione di 18 mesi per stabilire se la Cambogia debba rimanere parte del suo regime preferenziale “Tutto tranne le armi” (EBA), che elimina le tariffe dalle esportazioni cambogiane in Europa, misura adottata dopo la regressione politica in Cambogia negli ultimi due anni.

L’UE sta inoltre valutando se rimuovere il Myanmar dal suo piano EBA a seguito di violazioni dei diritti umani di massa contro la minoranza musulmana rohingya del paese a partire dal 2016.Il problema che sorgerebbe secondo gli analisti se nascesse un accordo di libero scambio UE-ASEAN è che Bruxelles perderebbe la sua influenza sui singoli Stati in quanto è costretto a trattare tutto alle stesse condizioni.In effetti, dati gli standard ampiamente discrepanti dei diritti umani e della democrazia nel sud-est asiatico, un accordo unico per tutti ricompenserebbe i peggiori trasgressori con migliori condizioni commerciali senza chiedere alcun progresso politico in cambio.

Ma gli accordi bilaterali, come quello siglato con il Vietnam alla fine di giugno, indicano che l’UE può scegliere con precisione e applicare più rigorosamente le riforme dei diritti umani che vuole vedere in cambio di migliori condizioni commerciali e un possibile accordo di libero scambio UE-Vietnam promette di dare impulso alle esportazioni e alla crescita vietnamite.

L’UE è relativamente sicura quando si tratta di enfatizzare la sua importanza commerciale nel sud-est asiatico. Il blocco è il secondo partner commerciale dell’ASEAN e anche il più grande investitore nella regione, con un portafoglio totale di $ 374 miliardi alla fine del 2017.

Il blocco è anche vicino alla firma dell’accordo globale di trasporto aereo ASEAN-UE, che semplificherà le regole di trasporto tra i due blocchi e aprirà la strada a maggiori investimenti.

A parte il commercio, le relazioni dei due blocchi regionali sono meno solide. In parte, ciò deriva da modi marcatamente diversi di funzionamento dei due blocchi. L’UE tende a essere dominata da Germania e Francia, e la loro influenza diventerà ancora più forte una volta che la Gran Bretagna lascerà il blocco, previsto per il 31 ottobre

1 https://www.mfa.gov.sg/Newsroom/Press-Statements-Transcripts-and-Photos/2019/08/010819_ASEAN-EU

2 https://eeas.europa.eu/headquarters/headquarters-homepage/66098/speech-high-representativevice-president-federica-mogherini-eu-asean-post-ministerial_en

3 http://ec.europa.eu/trade/policy/countries-and-regions/regions/asean/

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Filippo Sardella, classe 1988, laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, corsista di "Political Ethics" presso la YALE University , conferenziere e analista politico, specializzato in storia e politica della Russia e dell’Europa Orientale, operatore certificato in "International Humanitarian Law", attualmente si occupa di analisi geopolitiche per l'Istituto Analisi Relazioni Internazionali (IARI)
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