Il nord-est siriano, nonostante sia controllato per la maggior parte dai Curdi dalle Unità di Protezione Popolare (YPG) supportate dagli Stati Uniti, è ancora teatro di attentati ed esplosioni contro le forze di sicurezza. Infatti, domenica 18 agosto, un’autobomba ha colpito sei milizie curde in un campo di addestramento nella città da loro controllata, Qamishli. L’azione è stata rivendicata da membri dell’Isis che conducono azioni sporadiche nel nord-est e fanno parte di “cellule dormienti”.

Pare che la Turchia voglia sfruttare il caos di quest’area per blindare il nord-ovest e rafforzare il fronte ribelle che combatte contro Assad. Per questo motivo, negli ultimi giorni, ha inviato rinforzi agli insorti presenti nella città di Khan Shaykhun dal 2014, più volte menzionata dai media internazionali per essere stata colpita da attacchi con armi chimiche, per i quali è stato accusato il regime di Assad.
Più precisamente, il 19 agosto, stando ai dati dell’Osservatorio siriano per i diritti umani che ha sede in Gran Bretagna, attacchi aerei hanno colpito alcune aree dove stazionava un convoglio che si stava dirigendo verso la provincia di Idlib. L’agenzia governativa pro-Assad SANA ritiene che il convoglio turco stesse tentando di aiutare i ribelli presenti a Khan Shaykhun e quindi nei pressi di Hama per resistere all’offensiva dei lealisti. In un primo momento, la Turchia non ha commentato ma successivamente ha fornito la propria versione tramite il Ministero della Difesa. Il convoglio era in movimento verso un punto d’osservazione nel nord siriano e nel passaggio sarebbero morti tre civili con dodici feriti dopo l’attacco governativo. 
Significativo il comportamento di Ankara che cerca di focalizzare l’attenzione sulle azioni militari siriane, sottolineando come queste abbiano violato gli accordi e la cooperazione con la Russia che, tra l’altro, sarebbe stata avvisata del transito del convoglio verso la Siria. 
Il supporto turco ai ribelli non viene tenuto nascosto dal colonnello Mustafa Bakour, a capo della fazione dell’opposizione filo-turca Jaish al-Izza, che ha ammesso il passaggio di altri ribelli verso Hama, tra cui quelli che fanno parte dell’Esercito Nazionale che dipende dalla Turchia.

In realtà è possibile fornire un’altra chiave di lettura. La Turchia tenta di irrobustire l’asse ribelle che occupa la città di Khan Shaykun e dintorni nel momento in cui il regime siriano è impegnato a ristrutturare la strada che porta al quartiere fieristico dove dal 28 agosto al 6 settembre si terrà la Fiera internazionale di Damasco che tenterà di ripristinare l’immagine nazionale e dare fiato al commercio. 
Khan Shaykhun resta una città strategica perché si colloca lungo l’autostrada che va da Damasco ad Aleppo, imprescindibile per Assad che, per l’opposizione, ha l’obiettivo di riprenderne il controllo. Le truppe lealiste sono già in marcia verso la città ribelle e hanno iniziato ad accerchiarla da est a ovest, contando sul supporto dell’aviazione. 
Gli scontri tra ribelli siriani vicini alla Turchia e lealisti continueranno nei prossimi mesi e probabilmente non risparmieranno neanche l’inverno, cruciale per il regime che mira a riprendersi il nord-ovest anche per ripristinare i traffici commerciali e garantire le forniture energetiche alla popolazione.

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