La Santa Sede è tornata a farsi sentire grazie alla straordinaria comunicazione e leadership internazionale esercitata da Papa Francesco, Città del Vaticano è un piccolo Stato ma è storicamente in grado di mettere in campo una delle migliori Diplomazie al mondo, in questi anni di Pontificato di Papa Francesco la Politica estera della Santa Sede ha ottenuti grandi risultati, dall’accordo di Pace tra Cuba e Stati Uniti a quello con la Cina, al contrario di quanto si pensasse Papa Francesco si è rivelato un abile diplomatico dal respiro globale.

Uno dei tratti che Papa Bergoglio ha ereditato dalla sua formazione ignaziana e gesuita è quello che fin dall’inizio lo ha spinto ad entrare nel merito di questioni gravose: migrazione, lavoro, ambiente, dialogo interreligioso, inclusione sociale, povertà e condizione degli ultimi sono argomenti che affronta senza perifrasi e riservando loro uno spazio di assoluto rilievo nei suoi discorsi pubblici. Tutti questi temi trovano un’esposizione sistematica e completa nella lettera enciclica Laudato si pubblicata nel maggio del 2015 diventano anche il cuore dei discorsi che il pontefice tiene durante i viaggi apostolici.

La politica estera della Santa Sede attraversa una nuova primavera dopo il lungo autunno sotto il pontificato di Papa Benedetto XVI con Tarcisio Bertone come Segretario di Stato. Il suo successore, il Cardinale Pietro Parolin, diplomatico di lungo corso e di grande spessore pastorale, ha ridato smalto all’azione diplomatica del Vaticano forte della leadership internazionale conquistata rapidamente sul campo da Papa Francesco a dispetto di alcune aspettative iniziali che si sarebbe concentrato quasi soltanto sulle riforme interne alla Chiesa.

Per disegnare il mappamondo politico del Papa e cogliere i fondamenti della sua politica internazionale è necessario evitare semplificazioni e cercare le giuste chiavi di lettura. Nel mondo moderno, la politica viene spesso intesa come arte del possibile, diventando un’arte delle parti, un’arte della parzialità, sia che si tratti di una persona, sia di un partito, sia di uno Stato. La visione del Papa si differenzia profondamente da questa concezione interessata e strumentale della politica. Quando parliamo di politica secondo la visione di questo papa, dobbiamo intendere la polis come la totalità del mondo. Per Francesco infatti, ogni politica è sempre una politica interna. Egli considera il mondo come un’unica città, a cui corrisponde una politica unitaria. Ogni forma di politica che promuove forme di illuminismo e di élite, magari legata alla figura di alcuni leader o di un gruppo specifico, è a rischio di inganno. La sua è una politica che sostiene l’armonizzazione delle parti nell’accettazione reciproca.

Discorso di Papa Francesco all’assemblea generale delle Nazioni Unite.

Se per Giovanni Paolo II la priorità in politica estera era abbattere la cortina di ferro e i regimi comunisti, mentre per Benedetto XVI era ricristianizzare l’Occidente, Papa Francesco avverte come emergenza ineludibile porre fine alla terza guerra mondiale combattuta a pezzi che produce migliaia di morti, rifugiati e distruzioni in tante parti del mondo. Perciò, come Bergoglio disse già nel suo primo intervento dinanzi al corpo diplomatico nel 2013, il rispetto del diritto umanitario deve essere al primo posto. E questa richiesta, netta e precisa, è stata posta subito sul tavolo dal pontefice nel colloquio con Putin. Ma c’è poi un secondo punto molto importante: le aree di crisi vanno affrontate con un’azione multilaterale, cercando costantemente la mediazione con il supporto di tutta la comunità internazionale e delle organizzazioni che la rappresentano. Isolare uno dei contendenti non paga. Questo è il messaggio forte del Papa che unisce la sua azione dalla pace di Cuba con quella in Medio Oriente e con il dialogo con la Russia sull’Ucraina.

Il Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin incontra Papa Francesco durante la visita di Stato a Città del Vaticano.

L’attuale sistema delle relazioni internazionali multipolari è assai più complesso del passato da gestire, aveva osservato Parolin nella sua prima intervista, subito dopo la nomina a Segretario di Stato. Per far questo occorre il contributo di tutti e possibilmente anche una riforma delle Nazioni Unite che il Vaticano auspica da tempo. Francesco, un po’ come tutti i papi anche quelli che lo sono stati meno, è un Papa politico e questo Papa è tatticamente un grande politico. In questa chiave si spiegano le sfumature di Francesco, che vanno dagli imperativi morali sui migranti e dalle nette prese di posizione sulla Siria e sull’Iraq, alle dichiarazioni più misurate ed equidistanti sulla guerra di Gaza e sulla Cina violatrice dei diritti umani. Del potere politico-diplomatico della Santa Sede, è pienamente consapevole la Cina, che difatti si avvicina lentamente alla Chiesa cattolica.

Il Papa, dopo la sua elezione, ha dato tre obiettivi alla diplomazia vaticana, Il primo: lottare contro la povertà, Il secondo: costruire ponti, Molte volte, quando gli chiedono cosa fare in situazioni difficili, quando ci si trova in situazione di conflitto e di scontro, lui risponde dicendo: “Dialogo, dialogo, dialogo!”. Il terzo obiettivo è quello di raggiungere la pace nel mondo, E seguendo queste tre linee, stiamo cercando di intervenire nelle situazioni in cui è possibile intervenire. La prospettiva nuova che papa Francesco porta è scritta nella sua biografia e dunque della sua mentalità. Scegliere un papa non europeo ha comportato l’ascesa al vertice di una realtà mondiale di un uomo che non ha la storia dell’Europa nella sua mentalità: non ha vissuto la catastrofe della Shoah, la rinascita della democrazia, la frattura fra est e ovest, la prossimità allo scacchiere mediorientale. Il Papa argentino, poi ha in sé un atteggiamento completamente nuovo verso gli Stati Uniti, ha mostrato da subito avere altri parametri e di considerare la nuova Russia un possibile partner per interventi decisi e spregiudicati, come quella che ha fermato l’attacco alla Siria.

Oggi l’Europa si va trincerando in schemi di corto respiro, si chiude sempre di più. Rifiuta di sviluppare e promuovere dinamismi nella società. Il pontefice invita appunto a promuovere un’integrazione che trova nella solidarietà il modo in cui fare le cose, il modo in cui costruire la storia. Una solidarietà che, però, non può mai essere confusa con l’elemosina, ma come generazione di opportunità perché tutti gli abitanti delle nostre città, possano sviluppare la loro vita con dignità. Bisogna comunque considerare che Francesco parte da una posizione di realismo, per Bergoglio infatti il reale è sempre superiore all’idea. Infatti proprio questo suo atteggiamento realista, lontano da ogni schema ideologico gli consente di porsi come facilitatore in contese anche aspre da tempo incancrenite nelle più disparate aree geografiche della Terra. Prudenza, unità e dinamismo, è la proposta che Francesco fa all’Europa del ventunesimo secolo; all’Europa sorta dopo il crollo del muro di Berlino e con esso le ideologie che per il secolo breve si erano combattute dando vita a uno status quo capace, paradossalmente, di creare stabilità e prosperità al nostro continente.

Papa Francesco al Parlamento Europeo di Strasburgo.

L’agire di questo Papa non è mai avventato o istintivo anche se per l’opinione pubblica appare così, ma è ponderato e preciso, si tratta del Metodo Bergoglio, Francesco in questi primi cinque anni di pontificato si è dimostrato il Papa che abbandona i toni alti ed entra nelle polemiche concrete, quotidiane, inevitabilmente divisive. Il Papa che parla da politico e duella con i politici, usando come bussola i vangeli e la sua sensibilità. Di ritorno dal Messico, Francesco incenerisce Donald Trump in un momento decisivo della battaglia per la conquista della Casa Bianca: «Una persona che pensa solo a edificare muri e non ponti non è cristiana». Dove il Muro, lunghissimo, è quello che Trump vuole costruire al confine con il Messico. Tutto questo sa parlare a popoli di altre culture, molto lontani da noi. L’urgenza di dare un’anima alla globalizzazione, di rispettare le diverse culture facendo del mondo non una sfera ma un poliedro, abbia detto molto anche in Mongolia, nel Laos, in Angola, e altrove. questo quinquennio ha portato la Chiesa ad andare nei crocevia della storia. La Chiesa infatti per farsi davvero dialogo, come scrisse Paolo VI, aveva bisogno oltre che di una scelta anche di un metodo, e questo metodo lo ha indicato Papa Bergoglio.

Discorso di Papa Francesco all’assemblea generale delle Nazioni Unite.

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