Le crescenti relazioni multilivello sino-pakistane stanno provocando differenti frizioni tra Islamabad e i suoi canali tradizionali di politica estera. Nonostante la crescente influenza cinese in Pakistan stia attraendo a sé sempre più la politica estera del Paese, lo storico legame tra Pakistan e Arabia Saudita non è, per il momento, ancora del tutto eroso. Sebbene a livello popolare il regno saudita abbia ancora un forte appeal presso le masse pakistane, a livello governativo l’ormai radicata presenza della Cina in e a fianco del Pakistan è alla base di un progressivo ridimensionamento dell’incontrastato ruolo di principale policy maker non ufficiale negli affari pakistani da parte dell’Arabia Saudita.  A livello storico, e soprattutto a partire dagli anni ’70, l’Arabia Saudita è stata la più importante fonte di legittimità sociopolitica e di finanziamenti del Pakistan. Sulla base delle forti relazioni esistenti però, i mutati scenari all’interno delle quali queste si configurano, le rendono, da sole, non sufficienti a legare il Pakistan all’Arabia Saudita per sempre e a tutti i costi.

Nella realtà dei fatti il Pakistan è alle prese con un difficile calcolo politico e strategico dei rapporti esistenti, ed è ben conscio della necessità di mantenere stabili e sufficientemente forti relazioni con il regno saudita. Ciò è motivato sostanzialmente dalla costante ricerca da parte dell’establishment politico e militare pakistano di un dinamismo in politica estera che non lo intrappoli nelle dinamiche regionali esistenti tra i maggiori players dell’area, in particolare Iran, Cina, India e Arabia Saudita. Dinamiche che stanno causando anche da parte saudita un riassetto della propria politica regionale, portata avanti attraverso una riorganizzazione delle priorità e delle scelte del Paese.A questo fine, il 16 agosto scorso, il generale Qamar Javed Bajwa, capo di stato maggiore dell’esercito pakistano, e il generale Faiz Hameed, capo dell’ISI (Inter-Services Intelligence, la più importante agenzia di intelligence del Paese) si sono recati in visita ufficiale in Arabia Saudita. Questa avrebbe dovuto rimarcare il legame tra i due Paesi, soprattutto a seguito di alcuni commenti anti-sauditi del ministro degli Esteri pakistano Shah Mehmood Qureshi che hanno provato notevoli ripercussioni tanto nella politica estera che nell’economia pakistana. I commenti di Qureshi hanno fatto infuriare le autorità saudite, che hanno disposto il congelamento di una linea di credito da 3,2 miliardi di dollari concessa al Pakistan per supportare la domanda di idrocarburi di questo, chiedendogli inoltre di ripagare anticipatamente un miliardo di dollari parte di un prestito di 3 miliardi concesso nel 2018 dall’Arabia Saudita al Pakistan per sostenere le sue riserve di valuta estera.

 
 

La visita di Bajwa e Hameed si è conclusa però con un nulla di fatto. Questo fallimento, all’atto pratico, si è concretizzato con l’impossibilità del generale Bajwa di ottenere un’udienza con il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman. Tutto ciò che è riuscito a ottenere è stato un incontro con il fratello minore del principe ereditario, e viceministro della difesa dell’Arabia Saudita, Sheikh Khalid bin Salman, e Fayyadh Al Ruwaili, capo delle forze armate saudite. L’improvviso rifiuto di Mohamed bin Salman, il quale nel 2019 tenne un grande ricevimento in onore del generale Bajwa a Riyadh, è stato il risultato di una progressiva serie di divergenze a livello politico tra i due Paesi, venute in essere con la particolare posizione saudita sulla questione del Kashmir.  Quest’ultima, vale a dire la riunificazione dell’intero territorio kashmiro abitato in netta maggioranza da musulmani, e ad oggi diviso tra Pakistan, India e Cina, sotto l’egida di Islamabad, ha da sempre rappresentato un punto centrale del discorso politico pakistano. Gli eventi dell’agosto 2019 che hanno condotto all’alterazione dello status politico nel Kashmir indiano da parte dell’India, primo passo dell’annullamento dell’autonomia politica e identitaria kashmira a fronte di una progressiva assimilazione nella struttura statale e culturale di New Delhi, hanno avuto profonde ripercussioni nell’intera regione, compreso il Pakistan. Qui infatti, al di là della sua valenza simbolica, la questione kashmira ha assunto un particolare significato per il primo ministro Imran Khan, alla guida del Paese dall’anno precedente, che ne ha fatto uno dei punti focali del suo discorso politico finalizzato al suo rafforzamento interno.

L’apparente e inaspettata mancata risposta saudita e dell’intera OIC (Organizzazione dei Paesi Islamici, guidata dall’Arabia Saudita) alle manovre indiane dell’agosto 2019, realizzatasi attraverso il rifiuto di accettare le rimostranze pakistane prendere una posizione netta contro l’India riguardo il Kashmir, ha provocato una vera e propria spaccatura del legame tra Pakistan e l’Arabia Saudita. In realtà, come detto poc’anzi, questa risposta saudita è stata solo “apparente e inaspettata”, e il merito di ciò è la sempre più manifesta convergenza tra India e Arabia Saudita. La maggiore collaborazione tra i due Paesi, avviata negli anni ’90 con l’apertura indiana al modello economico liberista e inizialmente riguardante soprattutto una cooperazione in materia economica ed energetica, nel tempo è giunta a interessare anche altri ambiti.  Attualmente il partenariato commerciale bilaterale indo-saudita è di primaria importanza, con un interscambio nell’anno fiscale 2019-2020 valutato in più di 33 miliardi di dollari. Come detto, sebbene in origine di natura specificatamente economica, le relazioni indo-saudite sono giunte a interessare diversi ambiti. Già nei primi anni 2000, l’allora re saudita Abdullah il primo ministro indiano Manmohan Singh alla firma di un accordo nel 2006 per sviluppare una partnership energetica strategica decisero di espandere la relazione economica esistente per abbracciare anche una cooperazione in materia di sicurezza e antiterrorismo. Lo stesso re Abdullah arrivò perfino a sponsorizzare l’ingresso dell’India nella OIC quale membro osservatore. Nel 2019 la convergenza indo-saudita raggiunse un nuovo massimo grazie alla visita ufficiale di Mohammed bin Salman in India avvenuta nel febbraio dello stesso anno, nel corso della quale il principe ereditario ha incontrato il primo ministro indiano e una serie di alti funzionari governativi.

Questo riassetto geopolitico è stato il prodotto di diversi fattori di carattere regionale e globale tra i quali i maggiori sono sicuramente il progressivo disimpegno statunitense dall’area e una maggiore autorità delegata alle potenze regionali, la sempre più pervasiva presenza cinese in Pakistan e l’ancor più preoccupante (da parte saudita) avvicinamento sino-iraniano, i rischi/benefici derivanti dalla ricerca indiana di un proprio spazio egemonico in Asia meridionale e le frizioni politico-militari sino-indiane.  È all’interno di quest’ottica che si è configurato il rifiuto saudita (e dell’intera OIC) di sostenere le istanze pakistane riguardo il Kashmir, di fatto tacitamente accettando la manovra politica di New Delhi che ha a sua volta provocato un riavvicinamento del Pakistan con l’Iran. Per quest’ultimo infatti, il supporto alla causa kashmira, oltre alla sua valenza religiosa, si rivela strumentale nel perseguimento di obiettivi di carattere diplomatico e geopolitico. Ad oggi, i soli Paesi che supportano le istanze pakistane sulla questione kashmira sono, oltre l’Iran, la Turchia, la Malesia e la Cina. Il mancato supporto saudita al Pakistan è emblematico non solo per il suo valore simbolico, ma soprattutto perché questa mossa rischia, se non opportunamente arginata, di avere conseguenze ben maggiori.
In virtù della leadership che l’Arabia Saudita detiene all’interno dell’OIC e di gran parte del mondo arabo e musulmano, il venir meno della vicinanza saudita al Pakistan rischia di alienare a quest’ultimo, grazie alla anche il supporto degli altri Stati arabi, in particolare le ricche monarchie del Golfo.

È importante però notare come, nonostante gli sforzi pakistani per cercare un appeasement con le autorità saudite per salvare il salvabile dei rapporti e degli oltre sei miliardi di dollari in linee di credito, il fallimento della missione di Bajwa e Hameed non ha lasciato Islamabad impreparato. L’establishment politico pakistano ha risposto prontamente al fallimento della missione di agosto a Riyadh, e il capo della diplomazia del Paese, il ministro Qureshi, oltre ad aver mantenuto il suo incarico, ha anche dimostrato una sorprendente resilienza diplomatica attraverso l’annuncio della sua imminente partenza per la Cina per partecipare al secondo incontro della “Pak-China-Strategic Dialogue” durante il quale sono stati discussi vari aspetti della cooperazione bilaterale, compresa la nuova fase del China-Pakistan Economic Corridor. Questo è il segnale che nonostante l’Arabia Saudita si stia attivamente impegnando a diversificare le sue relazioni diplomatiche, anche in Pakistan è in corso una rivalutazione del valore strategico di Riyadh.

A questo si aggiunge anche una minore fiducia da parte del Pakistan nella capacità saudite di affrontare efficacemente le sfide di natura finanziaria e politica. Tra queste, ad esempio, ci è la crisi petrolifera verso la quale l’Arabia Saudita, Stato di natura prevalentemente rentiera, è obbligatoriamente esposta.
La risposta di Riyadh ha già mostrato i primi effetti a livello interno. Tra questi la progressiva politica di “saudizzazione” del mercato del lavoro ha avuto ripercussioni evidenti in Pakistan. Per quest’ultimo infatti l’Arabia Saudita rappresenta una delle principali destinazioni di sfogo per la manodopera nazionale e una delle principali fonti di ingresso di valuta estera tramite rimesse degli emigranti, le quali contribuiscono all’economia pakistana per un totale di circa 25 miliardi di dollari all’anno, un quarto delle quali provenienti dall’Arabia Saudita. Sussistono poi, come detto, sfide di natura politica e militare, l’errata risposta delle quali potrebbe compromettere la leadership di Mohammed bin Salman in Arabia Saudita e la leadership di quest’ultima su gran parte del mondo musulmano. In considerazione di ciò, l’establishment pakistano sembra essere guidato dalla fiducia di far parte di un raggruppamento strategico che gli permetterà di assicurare la stabilità e il riconoscimento del proprio ruolo nei prossimi anni. Il rapporto con la Cina, una possibile inclusione dell’Iran e la crescita del progetto Belt and Road offrono sicuramente molte sfide per il Pakistan, ma presentano anche molte opportunità di beneficio, in considerazione del quale sembra esserci minore tolleranza per gli sbalzi d’umore di Mohammed bin Salman.

Il ministro degli esteri pakistano Qureshi può essere incolpato lo stile con cui ha trasmesso il messaggio anti-saudita, ma non per il messaggio stesso, esemplificativo invece del sentimento esistente in Pakistan, tanto nei vertici politici quanto in quelli militari. I recenti sviluppi che hanno avuto luogo nelle ultime settimane non significano però la fine degli storici rapporti tra Arabia Saudita e Pakistan. Entrambi hanno notevoli e primari interessi in gioco. Tra questi, sicuramente la cooperazione militare ricopre un ruolo primario. Sin dagli anni ’60 le forze armate pakistane svolgono un ruolo fondamentale nella difesa del regno saudita e nell’addestramento delle sue forze armate, mentre diversi generali pakistani in pensione occupano posti di rilievo nelle forze armate saudite, tra i quali, attualmente, spiccano i nomi di Raheel Sharif, a capo di una coalizione antiterrorismo guidata dai sauditi, e di Khawar Hanif, consigliere del ministero della Difesa saudita. Da parte sua, l’Arabia Saudita ha costantemente investito nello Stato e nella società del Pakistan. Nonostante, a livello politico, le relazioni bilaterali non siano all’apice, l’influenza saudita sulla società pakistana non è venuta meno. Entrambi gli Stati hanno una grande capacità sia di avvantaggiarsi che di danneggiarsi a vicenda. A nessuna delle parti gioverebbe quindi una sospensione dei rapporti esistenti che non sortirebbe altro che effetti perniciosi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: