Le violazioni degli obblighi derivanti dalla ratifica della Convenzione contro la Tortura impongono la necessità di una risoluzione internazionale contro le inosservanze del diritto internazionale da parte della Repubblica Araba Siriana.
 

Lo scorso 18 settembre, i Paesi Bassi hanno annunciato che avrebbero avviato procedimenti contro la Repubblica Araba Siriana in merito alle violazioni massicce dei diritti umani relativi alla commissione di numerosi atti di tortura, violando, dunque, la Convenzione  delle Nazioni Unite contro la Tortura e altri trattamenti o pene crudeli e degradanti. I Paesi Bassi, in virtù delle schiaccianti prove a sfavore della Siria sulla commissione di ripetuti atti di tortura, hanno ritenuto necessario notificare la loro decisione di non lasciare impuniti le palesi manifestazioni di violazione dei diritti umani e del diritto internazionale. La Siria, avendo ratificato la Convenzione contro la Tortura, ha infatti l’obbligo di ripudiare ogni azione volta a ‹‹infliggere a una persona dolore o sofferenze acute, fisiche o psichiche, segnatamente al fine di ottenere da questa o da una terza persona informazioni o confessioni, di punirla per un atto che ella o una terza persona ha commesso o è sospettata di aver commesso››.[1]

Le prove della colpevolezza della Siria sono inequivocabili, tra le azioni che violano quanto stabilito dalla Convenzione contro la Tortura, sono state perpetrate le seguenti pratiche: tortura fisica e mentale, waterboarding, stupro, uso del fuoco e altri trattamenti degradanti. La produzione di questi atti di tortura fa presagire la sussistenza di una pratica diffusa di tali comportamenti all’interno dei centri detentivi statali siriani, sottintendendo anche la presenza di un coinvolgimento di alti funzionari, che possono aver autorizzato la commissione di queste azioni criminali. La severità della questione ha spinto i Paesi Bassi ad intervenire nel rispetto delle norme sul diritto internazionale e degli obblighi internazionali a cui la Siria è vincolata data la sua ratifica alla Convenzione. I Paesi Bassi hanno, dunque, deciso di voler approfondire la questione e ciò potrebbe condurre alla sottoposizione del caso alla Corte Internazionale di Giustizia, International Court of Justice, ICT.

La Corte Internazionale di Giustizia, con sede all’Aia, è un organo delle Nazioni Unite, i cui compiti sono specificatamente quelli di risolvere le controversie fra gli Stati e fornire pareri consultivi non vincolanti in merito al diritto internazionale. La particolarità della Corte risiede sul riconoscimento effettivo e concreto che gli Stati individuano nella giurisdizione dell’organo. La Repubblica Araba Siriana ha formalmente riconosciuto il ruolo e la giurisdizione, dunque, della Corte Internazionale di Giustizia, essendo un membro originario dall’inizio della sua istituzione nel 1945 con la Carta delle Nazioni Unite.

 

L’avvio di procedimenti legali dell’Olanda contro la Siria poggia su una base legislativa che è possibile riscontrare all’articolo 36(2) dello Statuto della Corte internazionale di Giustizia del 1945 che sancisce che: ‹‹Gli Stati parti del presente Statuto possono in qualsiasi momento dichiarare di riconoscere come obbligatoria, di pieno diritto e senza convenzione speciale, in confronto di ogni altro Stato che accetti lo stesso obbligo, la giurisdizione della Corte su tutte le divergenze di ordine giuridico aventi per oggetto: l’interpretazione di un trattato; qualsivoglia questione di diritto internazionale; l’esistenza di qualunque fatto il quale, se fosse provato, costituirebbe violazione di un impegno internazionale; la natura o la portata della riparazione dovuta per la violazione di un impegno internazionale››.[2]

L’articolo in questione chiarisce perfettamente la posizione dei Paesi Bassi e la ragione che ha indirizzato il paese ad intervenire. La Siria ha violato un impegno internazionale, più precisamente, un obbligo di natura internazionale a cui era vincolata, pertanto, la posizione dei Paesi Bassi può essere interpretata come un coinvolgimento internazionale ma anche personale, di un paese che cerca di trovare una forma di giustizia nei confronti delle azioni e, soprattutto, delle violazioni commesse dalla Siria contro il diritto internazionale consuetudinario.

In aggiunta, questo tentativo di ristabilire la giustizia può essere considerato come un primo e coraggioso sforzo di porre fine alle clamorose violazioni dei diritti umani commesse da parte della Siria. In merito alle commissione di crimini di guerra e contro l’umanità perpetrati dal governo contro il popolo siriano, si dovrebbe presuppore un’azione della Corte Penale Internazionale contro queste gravi violazioni commesse sul suolo siriano, tuttavia, la Repubblica Araba Siriana non ha firmato e ratificato lo Statuto di Roma, documento istitutivo della Corte, quindi la giurisdizione della Corte sul territorio in questione è formalmente e sostanzialmente esclusa sotto questo aspetto relativo al criterio della ratione loci.

La chiamata in causa della Corte Internazionale di Giustizia è, quindi, una presa di posizione notevole e audace da parte dei Paesi Bassi e un buon punto di partenza per ristabilire la giustizia sul piano internazionale e affermare l’importanza del diritto, specialmente quando questo impone obblighi erga omnes  agli Stati. Il braccio di ferro fra Olanda e Siria è già in atto e ciò che si prospetta nel futuro sono le procedure per avviare un negoziato fra i due paesi in questione, se la controversia non arriverà ad una risoluzione, si procederà, per volere di uno dei due paesi, alla somministrazione del caso all’arbitrato internazionale e, nell’ipotesi in cui non si arrivi ad una soluzione definitiva, costituirà un ultimo step la sottoposizione del caso davanti la Corte Internazionale di Giustizia.

 

Bibliografia

Convenzione delle Nazioni Unite contro la Tortura e altri trattamenti o pene crudeli e degradanti, 1984. Statuto della Corte internazionale di Giustizia, 1945.

Note

[1] Articolo 1, parte prima, Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti, 1984.

[2] Articolo 36, Statuto della Corte internazionale di Giustizia, del 26 giugno 1945.

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