Approvato dalla House of Commons lo UK Internal Market Bill del PM Boris Johnson che viola apertamente il diritto internazionale, disapplicando l’accordo di recesso dall’Ue firmato lo scorso gennaio.

Pacta sunt servanda, recita il brocardo latino alla base del diritto internazionale in materia di trattati. Il Regno Unito, storica culla del diritto, intende violare questa norma strutturale di ius cogens prevedendo la possibilità di disapplicare unilateralmente le clausole sulla delicata questione del confine irlandese, contenute nel Protocollo sull’Irlanda del Nord, che è parte del Withdrawal Agreement. Questa possibile scelta del governo britannico, da una parte, sembrerebbe voler tutelare l’integrità del mercato interno inglese contro ingerenze europee, che vorrebbero imporre dazi interni al Regno Unito e, dall’altra, garantirsi “un’assicurazione” nel caso di una no-deal Brexit, che ponga i rapporti commerciali tra Londra e i 27 sotto alle sole regole della WTO. La giustificazione legale inglese, rifiutata dalla controparte europea, è il principio di sovranità del Parlamento di Westminster e il suo conseguente diritto di approvare leggi, anche se queste violano accordi internazionali, sottoscritti da Londra, nonché la possibilità in ambito internazionale di riconsiderare i propri obblighi quando cambiano sostanzialmente le circostanze (rebus sic stantibus).

Il progetto di legge ha provocato molteplici critiche al governo, incluse quelle tra le fila della maggioranza conservatrice e da parte dei 5 ex-PM britannici, portando addirittura alle dimissioni di Jonathan Jones, capo del dipartimento legale del governo. I timori degli inglesi non si limitano, tuttavia, al crollo della fiducia e della reputazione del Paese nell’arena internazionale. Anche dal distretto finanziario di Londra, infatti, avvertono che la legge vanificherebbe il principale elemento di forza della City: l’affidabilità del sistema giuridico inglese, che ha favorito i flussi di investitori e capitali esteri. Una perdita di fiducia sui mercati internazionali è l’ultima cosa auspicabile per un Paese il cui rapporto Debito/PIL ha raggiunto livelli record a causa della pandemia.

Da Bruxelles, l’Unione ha dichiarato che il governo ha tempo fino a fine mese per ritirare il disegno di legge, dopodiché farà appello alla Corte di giustizia dell’Unione europea, impugnando la violazione di un obbligo pattizio. Sembra poco probabile che il complicato iter di approvazione vada a buon fine ma, anche in tal caso, è evidente quanto la legge abbia fortemente danneggiato la credibilità inglese sulla scena internazionale come partner affidabile e stia arrecando danni nei rapporti con l’Europa nel medio-lungo termine, nonché minando il processo di pace in Irlanda del Nord.

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Annachiara Cammarata

Annachiara Cammarata

Annachiara Cammarata, classe ‘96, analista di Diritto Internazionale e questioni geopolitiche. Sono al mio quinto anno di studio della lingua araba, ed ho un interesse particolare per le regioni mediterranea-mediorientale e latinoamericana. Trovo che lo IARI fornisca contributi preziosi per comprendere gli attuali scenari geopolitici, nonché spunti di riflessione molto validi, che accendono nei lettori una scintilla di curiosità e passione per i temi dell’attualità internazionale. Il progetto è fresco, giovane e motivante, per questo ho scelto di farne parte, alla ricerca di un confronto maturo e di un arricchimento reciproco.Mi piace cambiare spesso prospettive e orizzonti. Punto fermo: l’atletica leggera, una delle mie più grandi passioni!
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