3 Gennaio 2020 gli Stati Uniti d’America ordinavano un attacco con droni mirato ad eliminare il secondo uomo più potente della Repubblica Popolare d’Iran, secondo solo alla Guida Suprema Khamenei, Il Generale Qasem Soleimani, già Capo delle guardie della Rivoluzione islamica in Iran e profeta dell’ideologia Khomeinista al di fuori del paese. L’eliminazione di questo carismatico e pericoloso individuo ha causato un brivido di terrore nelle coscienze delle cancellerie di tutto il mondo. Eliminare Soleimani poteva significare un atto di guerra alla Repubblica Islamica stessa, come poco più di un secolo prima la morte del Principe Francesco Ferdinando aveva dato inizio alla Prima Guerra Mondiale, la morte di Soleimani giungeva in un momento di forte tensione in tutta la regione. Passato almeno per il momento il pericolo di escalation militare, la situazione rimane ancora delicatissima e nello scenario fa capolinea un nuovo affamato contendente, la Repubblica Popolare Cinese.

La travagliata storia del Medio Oriente è colma di eventi distruttivi e divisivi. risalendo il fiume della Storia in ordine di tempo possiamo ricordare sommariamente la Guerra Civile in Siria,l’Invasione dell’Iraq da parte della Coalizione Occidentale, la Rivoluzione Islamica in Iran e così avanti ad imperitura memoria. La regione non ha mai realmente conosciuto la pace e le ragioni di tutto ciò trovano in ogni epoca centinaia di responsabili e colpevoli, troppi per poterli riassumere in maniera soddisfacente.

Riguardo le tensioni nella regione del Golfo Persico, la profonda ferita nelle relazioni tra sciiti e sunniti proviene da secoli addietro, quando a seguito della morte di Maometto si apri una lotta nella successione tra i pretendi al ruolo di Califfo, ovvero la guida spirituale ufficiale che avrebbe dovuto condurre e vigilare sul popolo dei fedeli musulmani, la Umma. I seguaci del codice di comportamento, la Sunna, ebbero apparentemente la meglio sul piano politico, relegando i seguaci della fazione minoritaria, la Shi’a, che confluirono rifugiandosi in un’area la quale, approssimativamente, corrisponde all’antico Impero Persiano. Dopo 1400 anni di storia la divisione tra le due fazioni non si è placata, una guerra che benché molti analisti di relazioni internazionali preferiscano relegare ad un mero conflitto di potere, racchiude in sé una fortissima componente ideologico-religiosa.

Questa peculiarità teologica ha permesso allo stato Iraniano di sviluppare la propria società e costumi in netto contrasto dal mondo arabo. In particolare, la dinastia Regnante dei Phalavi stabilì dal 1925 forti legami con il mondo occidentale, promuovendo riforme in ambiti quali l’emancipazione della donna e lo sviluppo imprenditoriale di stampo liberale. Nonostante lo spirito progressista di Re Reza Mohammed, le riforme furono spesso applicate troppo repentinamente e con scarso supporto da parte della popolazione, le cui proteste confluirono prima nel partito di ispirazione Filosovietica, deposto nel 1953 da un colpo di stato organizzato dalla CIA, e poi successivamente in una ben più violenta, sconvolgente e fanatica rivoluzione che mise fine alla dinastia regnante instaurando una Repubblica Teocratica, guidata da una delle massime autorità religiose di allora, l’Ayatollah Khomeini.

Vienna, 14.07.2015, Foto: Dragan Tatic

Dopo la rivoluzione, l’Iran ha passato tre decenni di isolamento diplomatico dalla comunità internazionale. L’opportunità per reinserire il fratello perduto si fece strada assieme alle palesate intenzioni del medesimo di avviare un programma di produzione di energia nucleare per soddisfare il fabbisogno del paese, un programma che al suo interno rischiava di nascondere l’intenzione di dotarsi di testate nucleari. Questa evenienza è stata sapientemente utilizzata dagli ambasciatori delle maggiori potenze mondiali, Unione Europea in primis, e l’isolamento pareva superato con la conclusione del Joint Comprehensive Plan of Action (JCPoA) firmato il 14 luglio 2015 da Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Germania, Russia, Cina e UE, ed entrato in vigore a gennaio 2016. Eppure, l’entusiasmo è stato bruscamente smorzato l’8 maggio 2018 quando il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato la decisione di recedere unilateralmente dal JCPoA e il conseguente ripristino delle sanzioni secondarie americane correlate allo sviluppo del programma nucleare iraniano.

Data la situazione, la morte di Soleimani si è avverata in un momento di particolare pericolo e di instabilità a livello internazionale; finito infatti il bipolarismo, l’ascesa degli Stati Uniti d’America è stata bruscamente interrotta dalla crisi finanziaria del 2007-2009 e dall’emergere di una nuova Potenza Mondiale, la Cina. Per dirimere le questioni internazionali non è più sufficiente dunque applicare i parametri del Bipolarismo, gli scontri per procura non sono più negoziati con la Russia Sovietica bensì con un attore abituato a giocare di sponda, subdolamente, ma che sempre più spesso approfitta delle nuove piaghe della società mondiale per perpetrare i propri interessi.

Comunque sia cambiata la situazione regionale e globale, la determinazione della Cina a sviluppare una partnership strategica con l’Iran non cambierà”, ha sostenuto l’ambasciatore cinese a Teheran Chang Hua. Un copione già collaudato in Venezuela, con l’ingente sostengo finanziario al regime di Maduro, o in numerose regioni dell’Africa dove la Cina ha occupato il vuoto di potere lasciato dal disimpiego USA.

Da sempre, la Cina si è posta nei confronti del Medio Oriente con un atteggiamento attendista. Pur considerando la regione del Golfo come un ginepraio di fanatismi e partner poco affidabili, Pechino non si è mai tirata indietro dalle operazioni diplomatiche multilaterali e la firma del JCPoA era la prova dei suoi interessi diretti, quali? La risposta a questa domanda, per una volta, è semplice: la Cina è il maggiore importatore di petrolio al mondo e circa il 50% del greggio che acquista arriva dai Paesi del Medio Oriente.

Visto l’imponente somma di investimenti stanziati dalla Cina per lo sviluppo della Nuova Via della Seta, l’Iran è situato esattamente sulla rotta commerciale e un conflitto di vasta scala tra questi ed i suoi vicini arabi rappresenterebbe un danno economico incalcolabile, rischiando di sacrificare i sogni di Grandeur cinesi. Assieme poi alla rotta terrestre La Cina ha un’altra urgenza: blindare le rotte marittime e la base a Gibuti serve a questo.

Il legame con la Cina e’ il piu’ strategico al mondo per l’Iran”. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif in visita a Pechino al suo omologo cinese, Wang Yi. “La Cina e’ un Paese importante per l’Iran”, ha proseguito Zarif, citato dall’agenzia di stampa iraniana Mehr, e la visita al via oggi, alla quale partecipa anche il presidente del parlamento di Teheran, Ali Larijani, segna “un nuovo inizio” nei legami bilaterali.

Visto l’interesse strategico dell’Iran, la Cina si è immediatamente posta a fianco del partner ghettizzato, ma tale liason d’affari rischia di essere dannosa per entrambi i vertici del filo. Da un lato, L’Iran è una potenza militare, un paese giovane, di quasi 80 milioni di abitanti, con grandi risorse energetiche ed una rete di milizie armate internazionali espertissime e pericolosissime: il Partito di Dio Hezbollah. Proprio Hezbollah e la sua bellicosità non piace a Pechino, ben più avvezza a giocare con cautela. In senso opposto, la conclamata arretratezza dell’Iran rischia di subordinarlo alla politica del Partito Comunista Cinese, che dispone di tecnologie più moderne sopratutto atte a combattere un tipo di conflitto che sempre più di frequente balzerà agli onori delle cronache nell’immediato futuro: le cyberguerre hacker.

In conclusione, è difficile dire quale dei due contendenti sia marionetta nelle mani dell’altro, ma il terreno su cui Pechino è costretta a giocare è irto di sabbie mobili e la Cina non è pronta a restare invischiata nel groviglio mediorientale.

http://contropiano.org/news/internazionale-news/2020/01/08/la-cina-si-schiera-con-liran-lescalation-richiama-quella-che-porto-alla-prima-guerra-mondiale-0122759

https://www.avvenire.it/mondo/pagine/iran-l-abbraccio-della-cina

https://formiche.net/2019/07/cina-iran-petrolio-jcpoa/

http://www.affaritaliani.it/politica/geopolitica/cina-sfida-agli-usa-sull-iran-pechino-il-nostro-legame-piu-strategico-588837.html?refresh_ce

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