L’intento degli Stati Uniti è  difendere i propri confini contro l’avanzata russa e cinese. Per Trump questo vuol dire anche prestigio. In una nota, il presidente dispone la realizzazione di una nuova flotta di rompighiaccio.

Sembra proprio che Donald Trump non voglia stare a guardare il progredire di Cina e Russia nell’Artico. Le attività dei due paesi vanno aumentando e con loro, si acuiscono anche le tensioni, rendendo le ipotesi di conflitto non più tanto fantasiose. Per questa ragione gli Stati Uniti si stanno orientando verso un massiccio investimento in termini di misure di sicurezza ed infrastrutture. Il tutto comunque, nasce da una recente direttiva di “The Donald” che incarica i membri di alto rango del ramo esecutivo, inclusi i segretari del Dipartimento della Difesa e del Dipartimento della Sicurezza nazionale, di effettuare la  valutazione di un fitto programma sull’implementazione del numero di rompighiaccio polari per garantire a Washington mezzi sufficienti per tutelare i propri interessi nelle regioni polari.

In primo luogo, il piano presta la necessaria attenzione a un programma importante ma lungamente trascurato e che, solo ora mira a costruire una flotta di dimensioni adeguate. Le poche navi rompighiaccio della Guardia costiera, attualmente detenute, eseguono 9 delle 11 missioni prevista dallo statuto della Guardia costiera; tra i motivi di tale inefficienza vi è anche lo stato d’usura avanzato dei mezzi. Tuttavia le navi rompighiaccio sono importanti, in quanto strumento principale degli Stati Uniti nella corsa all’Artico, per la competizione o per scoraggiare i conflitti. Gli Stati Uniti d’altronde non possono gestire al meglio eventi, in un’area a cui non possono accedere fisicamente.

Il rischio di  non riuscire a gestire la situazione è tutt’altro che remoto. Al momento le rompighiaccio adeguate sono soltanto due, le quali sono comunque molto datate. Se dovessero danneggiarsi, almeno per ora, non ci sarebbero sostitute.  Per questo motivo, la nota del presidente coglie l’importanza di espandere la flotta di rompighiaccio, portandola ad un totale di sei navi, invece di sostituire semplicemente le navi a rischio con delle nuove.  La nota diramata da Trump, oltre a sottolineare la problematica, delinea anche l’obiettivo: una flotta pronta, capace e disponibile, con sei rompighiaccio per la sicurezza americana nell’Artico entro il 2029. La data potrebbe sembrare lontana ma, tenendo conto della messa a punto delle navi e dei relativi test per verificarne l’affidabilità, i tempi sembrano anche abbastanza ristretti.

Da Washington sembra esserci abbastanza sicurezza sul fatto che, una volta schierata, questa flotta fornirà una presenza notevole sia nell’Artico per proteggere gli interessi degli Stati Uniti e supportare gli alleati. Data l’attività nelle regioni polari della Russia e della Cina(ma non solo), gli Stati Uniti non possono permettersi di aspettare per sempre una nuova flotta. Comunque la nota presidenziale esamina anche la questione relativa alle infrastrutture artiche, che mancano quasi ovunque, per quanto concerne gli Stati Uniti. Secondo Trump, quindi, sarebbe opportuna l’istituzione di basi nazionali e internazionali per l’operatività della futura flotta.

Tutto ciò rientra pienamente in quella che è l’ottica statunitense. Sostanzialmente Trump cerca di tenere alto il nome del paese, cercando disperatamente di rispolverare i fasti di un tempo, quando gli Stati Uniti erano la più grande potenza del mondo. Oggi però quella posizione è stata scalzata da tanti eventi di carattere mondiale, che stanno inevitabilmente mettendo da parte la grande potenza occidentale. Condizione di maggiore svantaggio, poi, è quella ricoperta fino a poco tempo fa nell’Artico, dove il divario tra Washington e le potenze artiche e cinesi, in termini di tempistiche e presenza è risultato lampante. Ad oggi però si sta facendo tanto per recuperare terreno, in primis in funzione di sicurezza; per questo motivo questo importante programma sulle navi rompighiaccio potrebbe assumere importanza prioritaria, per garantire la sicurezza dei confini, ma anche un pizzico del prestigio perduto.

The following two tabs change content below.
Domenico Modola

Domenico Modola

Vivo a Brusciano (NA) laureato in Scienze Politiche, Studi Internazionali presso L’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” , con una tesi in Geografia Politica delle Relazioni Internazionali. La macroarea di cui mioccupo è l’Artico. Scrivo di tutti gli aspetti relativi alla geopolitica di quei territori. Lo IARI Mi sta dando una grande opportunità di crescita, con annessa la possibilità di fare ciò che veramente mi piace. Essere analista IARI vuol dire confronto con una realtà seria e professionale, ma formata da giovani. Far parte di una redazione come quella di IARI è un grandissimo slancio. Il think tank offerto grazie alle analisi di redattori e collaboratori è un utilissimo mezzo per comprendere al meglio le dinamiche mondiali. Le analisi pubblicate sono di continuo stimolo e approfondimento.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: