Il recente ritiro delle truppe turche dalla Siria centrale e in particolar modo dal posto di osservazione di Morek potrebbe essere dettato dal fatto che i Russi e i lealisti spingono per riconquistare l’area di Idlib, sotto il controllo turco tramite il gruppo terroristico di Haya’t Tahrir Al-Sham. Infatti da diverso tempo il Cremlino si è mostrato insoddisfatto verso i tentativi della Turchia di neutralizzare i vari gruppi terroristici e dell’opposizione siriana presenti a Idlib e dintorni. Recentemente strike aerei Russi hanno ucciso una dozzina di ribelli pro-Turchia a Idlib. Si tratterebbero di quelli appartenenti al gruppo Failaq Al-Sham, che operano proprio  e possiedeno un campo di addestramento nella città di Made Takharim, a circa 10 km dal confine turco.

La condanna delle azioni militari russe è arrivata da parte di N. Mustafa, portavoce di un gruppo ombrello che a sua volta dipende dal Fronte di Liberazione Nazionale, attivo nella Siria nord-occidentale. Il gesto è stato condannato in quanto provocazione e chiara violazione dell’accordo promosso da Mosca su Idlib nei mesi scorsi. Che senso ha attribuire agli attacchi aerei ai russi? Primo, gli stessi si collocano nell’arco temporale successivo a quello che ha visto gli Stati Uniti colpire dei leader di Al-Qaeda a Idlib. Nell’area operano diversi gruppi armati terroristici che nel corso degli anni hanno fatto gli interessi di alcune potenze, come quella turca, e che si contendono il territorio con regole altrettanto disparate.

Secondo, fonti turche hanno messo in evidenza il timore che la Russia si stia preparando a invadere Idlib. Gli ultimi strike aerei ne sarebbero la prova, supportata dal fatto che il regime siriano abbia aizzato numerosi civili che si sarebbero riversati, in segno di protesta, contro le basi militari turche nel nord-ovest siriano. Da qui il ritiro delle truppe di Ankara dalle basi militari di quell’area e il dispiegamento a sud di Idlib, proprio per non farsi cogliere impreparata a seguito di una possibile manovra militare rivale. La Turchia avrebbe, così, collocato veicoli corazzati nella regione di Jabel al-Zawifa. Inoltre, per irrobustire ancora di più i propri ranghi, Ankara starebbe cercando di unire alcune sigle dell’opposizione armata, HTS e Il Fronte di Liberazione Nazionale, sotto un unico Consiglio militare.

È chiaro che Mosca e Damasco puntano alla riconquista di Idlib, specialmente dopo che i vari tentativi russi di fare ammorbidire la posizione turca nei confronti dei ribelli e HTS non hanno portato significativi cambiamenti.Ankara non si vuole fare cogliere impreparata in caso di offensiva su Idlib, è attiva militarmente lungo l’autostrada M4 che resta pur sempre strategica.Sarà interessante approfondire gli sviluppi della questione, anche perché Damasco sta stabilendo nuove basi militari a Aleppo ovest. Ankara è in affanno sul fronte di Idlib ed è chiamata a difendersi in caso di un offensiva che potrebbe far riversare un ingente quantità di profughi verso i propri confini.

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