La Norvegia intende sfruttare appieno il proprio ruolo nell’Artico, non generando tensioni geopolitiche ma utilizzando strategie diplomatiche di condivisione e scambio di idee. In questo ambito è interessante il discorso intrapreso con l’Italia.

 Che gli interessi nell’Artico non siano da poco, è ormai cosa risaputa. Le tensioni che la corsa all’Artico sta generando, sono anch’esse note. Poco conosciuta è l’azione diplomatica di un paese come la Norvegia che sta giocando un ruolo in risalto. Oslo infatti si sta muovendo su vari fronti: in primo luogo nelle relazioni diplomatiche, in primis con membri e osservatori del Consiglio Artico, tra cui l’Italia. In secondo luogo è da notare lo sforzo profuso nel soft power, con la produzione di numerose pubblicazioni scientifiche e culturali basate sull’Artico e la sua importanza.

L’azione norvegese in tal senso, si è resa probabilmente necessaria dato l’interesse dei Paesi asiatici nei confronti delle straordinarie opportunità che offre il “Grande Nord”. Cina, India, Giappone, Corea del Sud e Singapore, infatti sono sin dal 2013 osservatori permanenti del Consiglio Artico, l’organo intergovernativo che gestisce le politiche della regione e tenta di redigerne la struttura legislativa.

La diplomazia norvegese gioca un ruolo molto importante in tale scenario, poiché forti sono gli investimenti nel campo delle attività estrattive da un lato, ma anche nell’ambito sperimentazione di tecnologie per ridurre i rischi ambientali. Da poco comunque, la Norvegia, ha creato nuove competenze industriali e posti di lavoro, definendo standard elevati per la produzione di tecnologie da utilizzare nella zona Artica. L’interesse crescente verso questa regione ha praticamente generato una inversione di tendenza, spostando i punti focali della crescita economica dal Sud del paese, verso nord. Fino a qualche decennio fa, la Norvegia registrava infatti, fenomeni migratori interni, da Nord verso Sud. Adesso invece sono in continua crescita i servizi e le strutture, e la ricerca si sta orientando per favorire lo sviluppo nel Nord, grazie all’opportunità offerta dall’Artico.

Il discorso diplomatico con i paesi non artici, ma che nutrono interessi nell’area è comunque un punto che la Norvegia sembra voler approfondire. Con l’Italia ad esempio, ci sono frequenti rapporti diplomatici e l’Ambasciata Italiana in Norvegia, risulta essere una delle più attive. Il rapporto tra i due paesi, nel caso di specie riguarda lo scambio di esperienze, affinchè l’esperienza di un paese nell’ambito della salvaguardia, possa risultare utile anche altrove. L’impegno delle due ambasciate, è il continuo di un percorso iniziato grazie alle due ambasciate con l’intento di organizzare un seminario sulle reciproche possibilità di arricchimento delle conoscenze. Il seminario ebbe luogo nel 2017 e, in questo ambito, l’Artico è stato posto in analogia con il Mediterraneo, utilizzando come metro di paragone la chiusura dei due mari, tra tre continenti.  

Sembra ormai probabile che la sfida per il futuro della Norvegia, sia assicurarsi le grazie dei paesi osservatori del Consiglio Artico. Va considerata in tal senso, per una prospettiva futura, anche l’ingerenza dell’Unione Europea, che reclama la sua importanza sullo scenario artico. Non è da escludere quindi, un futuro ingresso nel Consiglio Artico dell’Unione Europea tutta e non più singoli stati.  Il ruolo diplomatico svolto da Oslo tuttavia potrebbe essere vanificato se, oltre ad ingraziarsi le potenze non artiche, non si  tiene conto dello scopo ultimo del Consiglio, vale a dire l’applicazione del diritto internazionale e del diritto del mare. Nella zona, sono vigenti alcune convenzioni delle Nazioni Unite e la finalità del Consiglio resta quella di dotare la regione di una struttura normativa che tuteli l’Oceano. Un aspetto tutt’altro che marginale.

 

 
The following two tabs change content below.
Domenico Modola

Domenico Modola

Vivo a Brusciano (NA) laureato in Scienze Politiche, Studi Internazionali presso L’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” , con una tesi in Geografia Politica delle Relazioni Internazionali. La macroarea di cui mioccupo è l’Artico. Scrivo di tutti gli aspetti relativi alla geopolitica di quei territori. Lo IARI Mi sta dando una grande opportunità di crescita, con annessa la possibilità di fare ciò che veramente mi piace. Essere analista IARI vuol dire confronto con una realtà seria e professionale, ma formata da giovani. Far parte di una redazione come quella di IARI è un grandissimo slancio. Il think tank offerto grazie alle analisi di redattori e collaboratori è un utilissimo mezzo per comprendere al meglio le dinamiche mondiali. Le analisi pubblicate sono di continuo stimolo e approfondimento.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: