“Il Presidente della Repubblica francese ha deciso di ritirare le risorse francesi destinate all’Operazione SEA GUARDIAN fino a nuovo avviso”. Con queste parole, Florence Parly, Ministro delle Difesa Francese, ha annunciato la temporanea sospensione del coinvolgimento francese nella missione navale della NATO SEA GUARDIAN durante la riunione della Sottocommissione per la Sicurezza e la Difesa dell’Unione Europea lo scorso 2 luglio.

Introdotta nel novembre 2016, subentrando all’Operazione ACTIVE ENDAVOUR, l’Operazione SEA GUARDIAN è una missione di sicurezza marittima non prevista dall’Articolo 5 del Trattato Nord Atlantico che mira a lavorare con le parti in causa nel Mediterraneo al fine di contrastare il terrorismo e rafforzare lo sviluppo di capacità operative. Attraverso la sopraccitata Operazione, la NATO mira al mantenimento di un ambiente marittimo sicuro, de factocontribuendo alla protezione della libertà di navigazione nel Mediterraneo.  In linea con le decisioni prese dal Consiglio Nord Atlantico (NAC), l’Operazione SEA GUARDIAN si concentra infatti su quattro delle sette principali operazioni di sicurezza marittima (MSO), rispettivamente: (i) sostenere la libertà di navigazione, (ii) contrastare la proliferazione delle armi di distruzione di massa, (iii) svolgere attività di interdizione marittima e (iv) salvaguardare le infrastrutture critiche.

Nonostante il rilievo strategico dell’Operazione SEA GUARDIAN nella lotta al terrorismo marittimo, la Francia si è ritirata temporaneamente dalla missione navale in segno di protesta nei confronti del reiterato comportamento aggressivo turco nel Mediterraneo.  In particolare, la sospensione del supporto francese alla missione è stata decretata in risposta ad un incidente avvenuto al largo delle coste libiche lo scorso 10 giugno, quando una fregata turca avrebbe attivato ripetutamente un radar antincendio contro una nave da guerra francese. Diverse fonti francesi hanno riportato infatti che la fregata leggera COURBET della Marine Nationale, classe LA FAYETTE, sia stata presa di mira tre volte dai radar antincendio della fregata turca TCG GÖKOVA (F-496) della Türkiye Cumhuriyeti Gemisi, la Marina Militare turca. Il Ministro della Difesa francese ha denunciato apertamente l’accaduto, dichiarando: “Questo atto è stato estremamente aggressivo e non può essere che un alleato si trovi ad affrontare un altro alleato che sta facendo il suo lavoro sotto il comando della NATO”.

Al momento dell’evento, infatti, la fregata francese COURBET era attiva nella missione SEA GUARDIAN dopo aver lasciato la base navale di Tolone nel Sud-Est della Francia il 28 Maggio. Secondo le ricostruzioni di Parigi, la fregata francese, agendo nei limiti e nel rispetto dei compiti della missione navale NATO, si stava avvicinando a una nave da carico battente bandiera tanzaniana, la CIRKIN, che, sospetta di essere coinvolta nel traffico di armi con la Libia, navigava scortata da due navi turche anch’esse a bordo della missione navale SEA GUARDIAN: la TCG GÖKOVA (F-496) e la TCG ORUÇREIS (F-245). In risposta alla non desiderata pressione francese, la fregata turca TCG GÖKOVA (F-496) avrebbe poi proceduto a ‘illuminare con il radar’ la nave della Marina Francese. Per comprendere a fondo la gravità di questo atto è necessario sottolineare che negli eserciti francesi, l’illuminazione radar è considerata un atto di guerra in quanto costituisce l’ultimo avvertimento prima dell’apertura del fuoco.

In aggiunta a quanto detto, il Ministro della Difesa Parly ha accusato le navi militari turche di utilizzare i codici e i designatori della NATO per identificarsi persino durante le sopraccitate missioni di scorta, non contribuendo in questo modo a ridurre l’escalation di tensioni in Libia. A seguito dell’accaduto, la Francia ha poi formulato e avanzato quattro richieste: (i) la riaffermazione del rispetto dell’embargo sulle armi contro la Libia, (ii) la rinuncia della Turchia all’impiego della copertura della NATO durante le missioni di scorta a carichi di spedizioni di armi, (iii) una maggiore cooperazione tra l’Unione Europea e la NATO ed infine (iv) un meccanismo per la riduzione del conflitto libico. Per contro, Ankara ha negato con forza le accuse di Parigi. Il 2 luglio, il Ministro degli Esteri turco, Mevlüt Çavuşoğlu, ha accusato la Francia di aver mentito sia alla NATO sia all’Unione Europea. Il Ministro ha aggiunto di aver dimostrato la buona condotta delle fregate turche consegnando alla NATO documenti e rapporti, attualmente in fase di analisi.  

 

Secondo la versione turca, infatti, il cargo CIRKIN trasportava esclusivamente materiale medico e non vi è stata interazione aggressiva tra le fregate dei due Paesi.

Nonostante questo, è importante sottolineare come non si tratti di un evento isolato. Un incidente simile è stato infatti segnalato lo stesso giorno dalla Marina ellenica quando una fregata ha tentato di monitorare la nave da carico CIRKIN situata al largo della Libia. Tuttavia, nel tentativo di ispezionare il cargo, la Marina ellenica è stata avvertita da un messaggio radio che la nave civile stava agendo sotto la protezione di Ankara. La CNN greca, che per prima ha segnalato l’incidente, ha spiegato che la fregata ellenica in questione era la HS SPETSAI e che la CIRKIN era partita lo scorso 7 giugno dal porto turco di Haydarpasa. Differentemente dalla fregata francese COURBET, l’unità ellenica HS SPETSAI non rientrava nel quadro della missione NATO SEA GUARDIAN bensì era attiva nell’Operazione europea IRINI, una missione navale avviata dal Consiglio dell’Unione Europea a marzo tramite la decisione (PESC) 2020/420. Subentrata alla missione militare EUNAVFOR MED Operazione SOPHIA, l’EUNAVFOR MED IRINI ha come scopo primario quello di presidiare il rispetto dell’embargo sulle armi nei confronti della Libia imposto dall’ONU in conformità con UNSCR 1970 (2011) e le successive risoluzioni, tra cui UNSC 2292 (2016), 2357 (2017) e 2473 (2019).

Coinvolta nella sopraccitata operazione militare, la fregata greca HS SPETSAI non è stata in grado, seppur legalmente autorizzata dalla UNSCR 2526 (2020), d’ispezionare il carico della CIRKIN, sospetta di dislocare armi e munizione in Libia, per via dell’intervento di due fregate turche, ha riportato il giornale Proto thema.  Dopo essere stata dissuasa dal messaggio radio, la fregata greca HS SPETSAI ha dovuto lasciato passare il cargo CIRKIN, che ha in seguito attirato l’attenzione della fregata francese leggera COURBET. Alla luce di quanto sopra, è lecito affermare che, sebbene vi siano state forme di cooperazione tra la Marina francese e turca, come ha dimostrato una recente esercitazione di tipo PASSEX, le tensioni tra Parigi e Ankara sono ai massimi storici. I due Paesi, entrambi membri della NATO, combattono infatti su fronti opposti in Libia, nell’area cipriota e in Siria.

In Libia, Ankara supporta politicamente e militarmente il Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Fayez el-Sarraj, appoggiato dall’ONU, mentre Parigi sostiene il feldmaresciallo Khalifa Haftar e le sue truppe, l’Esercito Nazionale Libico (LNA). Le critiche francesi alle attività turche sul suolo libico si sono inasprite negli scorsi nove mesi, da quando il Presidente turco Erdoğan ha proiettato nel Mediterraneo Centrale un numero considerevole di consiglieri e di miliziani filo-turchi. La massiccia mobilitazione turca ha permesso all’Esercito Nazionale Libico (LNA) di riottenere controllo di parte della Tripolitania, tra cui l’aeroporto internazionale di Tripoli, la base area Uqba Bin Nafea, la città di Qasr Ben Ghashir e di Bani Walid, infliggendo così un duro colpo alle forze di Haftar. In conclusione, l’incidente avvenuto al largo delle coste libiche lo scorso 10 giugno tra la fregata francese COURBET e le fregate turche, TCG GÖKOVA (F-496) e la TCG ORUÇREIS (F-245), si inserisce in un quadro estremamente complesso, aggiungendosi alle tensioni che caratterizzano da anni le relazioni tra i due Paesi.

La sospensione del coinvolgimento francese nella missione navale della NATO SEA GUARDIAN dovrebbe mantenere i suoi effetti fino a quando l’Unione europea e la NATO non accoglieranno le richieste avanzate con veemenza da Parigi. Rimane da vedere se il 13 Luglio, Jean-Yves Le Drian, l’attuale Ministro degli Affari Esteri, e i suoi omologhi colleghi dell’Unione decideranno di introdurre nuove sanzioni contro la Turchia, come espressamente richiesto dalla Francia.

 Bibliografia.

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