Dopo quasi sei mesi di instabilità politica dovuta alla mancanza di un governo centrale, il 7 Maggio la Repubblica dell’Iraq ha dato fiducia al nuovo Primo Ministro: Mustafa Al-Kadhimi. Ex dirigente del servizio nazionale di intelligence iracheno, Al-Kadhimi gode anche dell’appoggio statunitense e iraniano, dando una luce di speranza all’equilibrio geopolitico della regione. Durante il suo primo discorso, Al-Kadhimi ha annunciato l’urgenza di unire il governo indifferentemente dalle opinioni politiche e di lavorare per l’interesse del popolo iracheno colpito dal Covid-19 e dalla straziante guerra contro lo Stato Islamico. Inoltre, ha promosso ideali di uguaglianza senza distinzione etnica, linguistica o religiosa, tema fondamentale per l’Iraq visti gli scontri secolari con la minoranza curda che gode di un proprio territorio autonomo a nord dello stato. Questo studio vuole brevemente ripercorrere i cambiamenti avvenuti in Iraq che hanno portato Mustafa Al-Kadhimi al governo e allo stesso tempo cercare di analizzare come il nuovo primo ministro potrebbe aiutare la stabilità della regione, data la sua vicinanza al governo sia statunitense che iraniano.



Sei mesi di proteste e instabilità politica, perché?

Nel mese di ottobre 2019, i cittadini iracheni hanno occupato le piazze di Baghdad. Ricordando i movimenti di Piazza Tahrir al Cairo, grazie anche all’alto numero di giovani, Baghdad è stata presa d’assalto con una delle manifestazioni più violente avvenute in Iraq dal 2003 ad oggi e che ha portato il Primo Ministro, Adel Abdul Mahdi, a dimettersi. Il motivo scatenante delle proteste è stata la decisione di Mahdi di degradare il comandante delle forze antiterrorismo, uomo altamente apprezzato all’interno del paese, causando una forte indignazione mediatica che ha inizialmente portato i giovani cittadini a prendere d’assalto le maggiori piazza di Baghdad, e in un secondo momento, quasi tutta la popolazione in tutto il paese.

Nonostante questo evento possa aver causato scalpore, negli ultimi anni il governo centrale iracheno aveva comunque perso molto supporto. La presenza di forze occidentali sul territorio non è mai stata molto ben accetta dalla popolazione, come anche il conflitto secolare con la minoranza curda che non è mai stato un tema affrontato in maniera risolutiva dai vari governi. A peggiorare il basso livello di approvazione, è stata anche la scelta del governo di limitare gli interventi iracheni nel Governato del Kurdistan, lasciando alla popolazione curda il compito di proteggere le frontiere con i propri peshmerga da qualsiasi attacco esterno, quasi sempre eseguito dallo Stato Islamico. Inoltre, gli alti livelli di corruzione, sommati all’incapacità del governo di provvedere ad un sistema di welfare per la popolazione e alle continue interferenze iraniane divenute sempre più presenti negli ultimi anni, ha portato i cittadini a far propria questa indignazione e trasformarla in aperta contestazione.

Dopo poche settimane dall’inizio della protesta, il governo di Mahdi aveva inizialmente promesso di cambiare i propri membri del gabinetto e introdurre nuove politiche sociali. Ma, con il mancato avvenimento delle elezioni, e le conseguenti dimissioni del primo ministro, l’Iraq ha visto l’intensificarsi delle proteste e la morte di all’incirca 250 cittadini a causa dei violenti scontri con la polizia. Una figura chiave, emersa durante queste proteste, è stata proprio quella di Mustafa Al-Kadhimi, che durante le manifestazioni marciava con il popolo mostrando la sua vicinanza ai cittadini.

 

Mustafa Al-Kadhimi e la sua carriera come direttore dei servizi segreti

Ciò che contraddistingue la figura di Al-Kadhimi è proprio la sua vita prima di diventare primo ministro. Infatti, è stato direttore dei servizi segreti iracheni, creati nel 2005 in seguito all’invasione USA del 2003. Cittadino inglese e iracheno, Al-Kadhimi ha avuto anche una vita da giornalista verso la fine degli anni ’90, dopo aver fondato uno dei primi network d’informazione del paese. Nonostante questa breve carriera, ha da subito iniziato a denunciare pubblicamente i crimini di guerra di Saddam Hussein, diventando membro di uno dei primi centri studio iracheni con lo scopo di riportare tutte le ingiustizie dell’allora presidente iracheno. Questa forte posizione contro il governo di Saddam ha reso Al-Kadhimi un amico dell’occidente, grazie al quale è stata possibile la nomina a direttore dei servizi segreti iracheni. Oltre a godere dell’appoggio occidentale, negli anni è riuscito a mostrarsi come un cittadino che lotta per il proprio paese spesso contro alle politiche del governo centrale, in seguito conquistando il titolo di colui che salverà l’Iraq e, più recentemente, primo ministro.

 

Al-Kadhimi potrebbe aiutare l’Iraq?

Come sovra-citato, Al-Kadhimi è riuscito a conquistarsi il ruolo di primo ministro, ma riuscirà veramente a portare avanti il suo intento e ricostruire l’Iraq? Le due precedenti nomine del Presidente Barham Salih avevano fallito nel creare un governo, Al-Kadhimi è stato l’unico ad ottenere la fiducia grazie anche all’approvazione di 15 ministri sui 22 inizialmente proposti. Tra i ministri ora parte del governo centrale, oltre a non esserci nessuno appartenente al precedente gabinetto di Mahdi, vi sono molti rappresentanti curdi e di altre minoranze, confermando l’apertura di Al-Kadhimi nel cercare di riconciliare lo stato rispetto alle molteplici dispute domestiche.

Come precedentemente accennato, Al-Kadhimi è rispettato sia dal governo di Washington sia da quello di Teheran, fattore estremamente importante dato che Baghdad potrebbe diventare il tassello mancante per la riconciliazione tra i due stati (o, almeno, di un possibile riavvicinamento). Nonostante abbia ottenuto la fiducia, sono ancora molti coloro che non concordano con l’apertura politica di Al-Kadhimi, tra questi c’è Hezbollah, che lo accusa di avere “le mani sporche di sangue” data la sua vicinanza agli Stati Uniti e che potrebbe porsi come un nuovo problema da considerare.

le questioni che dovrà affrontare Al-Kadhimi sono molteplici, e per rispondere alla domanda precedentemente posta, sì, egli potrebbe aiutare la ricostruzione della Repubblica dell’Iraq. Tra le questioni da considerare vi è in primis il terrorismo, e il conseguente flusso illegale di armi in Iraq che si ricollega all’alto tasso di corruzione presente anche nelle forze armate che lasciano correre questo traffico. Vi è poi la disputa con il Governato del Kurdistan, conflitto ormai secolare che in molti hanno promesso di risolvere ma che nessuno finora è riuscito a risolvere. Al-Kadhimi dovrà anche impegnarsi nel dialogo con gli Stati Uniti, che in seguito all’uccisione del generale iraniano Qasem Soleimani, ha perso molta approvazione nella popolazione, che di conseguenza durante le proteste, ha espressamente richiesto che gli USA lasciassero del tutto il suolo iracheno. Oltre che con gli USA, la linea di comunicazione con l’Iran sarà una questione fondamentale, dato che il Presidente Hassan Rouhani non hai mai esitato nell’interferire con le questioni domestiche irachene. Infine, Al-Kadhimi dovrà andare incontro all’esigenze della popolazione e questo sarà probabilmente il compito più difficile. Straziata dall’eterno conflitto contro il terrorismo dello Stato Islamico, la popolazione ha richiesto maggiori benefit durante le proteste, e non solo. Tra questi un sistema di welfare, un sussidio economico per sconfiggere gli alti livelli di disoccupazione, una pubblica amministrazione funzionante e, infine, maggiori libertà economiche e sociali. 

Dopo il rovesciamento del governo di Saddam Hussein, l’invasione USA e la conseguente ricostruzione amministrativa del paese, l’Iraq non ha mai beneficiato di un governo senza corruzione. Probabilmente Al-Kadhimi non riuscirà immediatamente nel suo intento data l’emergenza Covid-19, ma dopo aver pubblicamente annunciato le proprie strategie, non potrà che eseguirle.

 

 

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