Il fenomeno jihadista nel popoloso paese sudafricano è recentemente salito agli onori della cronaca per la violenza, l’organizzazione e il contagio che si estende dalle regioni musulmane del nord fino alla capitale. Il governo sta mettendo in atto politiche di repressione militare e cooperazione internazionale certamente efficaci nel combattere la minaccia armata senza al contempo implementare politiche di inclusione sociale ed economica che vadano ad impattare su una minoranza tendenzialmente esclusa come quella musulmana.

Il Jihadismo è ad oggi pienamente definibile quale una minaccia a carattere globale. Oramai è tristemente nota dal 2001 la sua presenza anche a noi occidentali nella nostra realtà. Cogli anni abbiamo imparato a conviverci e a contrastarlo capendo quanto oramai il fondamentalismo islamico non sia più un fenomeno relegabile alle dune del Medio Oriente o al massimo del Nord Africa. Nonostante ciò tuttavia il grande pubblico europeo, anche quello più istruito ignora la presenza di lotte islamiste in tante altre parti del globo. Uno di questi teatri misconosciuti in Europa e sottovalutato da parecchie agenzie di Intelligence è relativamente di giovane germinazione. Stiamo parlando dell’insurrezione islamista a Capo Delgado, area del Mozambico nordorientale a maggioranza islamica, tradizionalmente povera e ricca di materie prime.

L’insurrezione islamista è in corso dal 2017 ed è guidata dal gruppo terroristico locale Ansar al-Sunna che i Mozambicani chiamano “al Shaabab”(nonostante non siano legati al ben più famoso movimento somalo). Il Mozambico secondo il censimento nazionale del 2007 ha una popolazione al 17% islamica concentrata nelle aree settentrionali del paese al confine con la Tanzania, paese questo a maggioranza musulmana. La radicalizzazione di un settore minoritario dell’islam tanzaniano nel 2015 ha portato ad una vera e propria serie di rivolte nel paese contro il governo di Dodoma. Nel frattempo, i forti legami tra le comunità musulmane dei due rispettivi paesi assieme ad un confine comune piuttosto poroso ha permesso a diversi jihadisti locali di ripararsi a Capo Delgado quando il governo della Tanzania nel 2015 represse le sommosse jihadiste. Qui trovarono terreno fertile accordandosi con la forte criminalità locale e con le frange più intransigenti dell’islam mozambicano. Si fa risalire a questo periodo la formazione organica dell’organizzazione terroristica Ansar al-Sunna che tutt’oggi minaccia la regione e il suo progresso. Negli ultimi anni poi la scoperta in questa povera regione di ingenti risorse naturali, tra cui spiccano gas e petrolio, ha quindi rafforzato le aspirazioni dei jihadisti locali a voler controllare Capo Delgado ingaggiando uno scontro aperto col governo centrale.

All’insurrezione islamista il governo di Maputo ha risposto con fermezza aumentando la propria presenza militare a Capo Delgado. Nonostante la corruzione abbia mostrato alcune gravi crepe nelle forze dell’ordine mozambicana (casi di defezione, complicità con gli islamisti, vendite di informazioni), le perdite civili e militari sono state fortemente limitate a qualche centinaio di caduti. Le Forze Armate Mozambicane hanno mostrato capacità di reazione e soprattutto di coordinamento con altri paesi. In questo contesto si inserisce per esempio la rinnovata intesa militare tra Maputo e Mosca (in foto il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov e il presidente mozambicano Filipe Nyusi). Poco dopo l’inizio dell’insurrezione islamista a Capo Delgado la Tass (agenzia stampa russa tra le più autorevoli e aggiornate) ha annunciato che era stato siglato un accordo tra Mozambico e Russia a livello militare. Mosca si impegnava infatti a vendere o cedere a prezzi ragionevoli i propri mezzi e l’esperienza nel settore al paese Africano. Ciò si inserisce in una nuova fase della politica russa volta a recuperare i vecchi alleati abbandonati dopo il crollo dell’URSS, quali per esempio il Mozambico o lo Zimbabwe nell’Africa australe. L’interoperabilità delle Forze Armate Mozambicane con le armi russe è poi garantita dall’origine sovietica di quasi tutti gli arsenali militari dell’ex colonia portoghese. Altrettanto importante si è poi dimostrata la collaborazione regionale con la Tanzania per la protezione delle frontiere e il contrasto alle fonti di finanziamento dei Jihadisti locali, quali il traffico di armi.

In sintesi, il Mozambico ha retto alla pressione dei terroristi islamici a Capo Delgado ed ha persino approfittato di questa crisi per stringere importanti collaborazioni militari coi governi di Dodoma e Mosca che nei prossimi anni si potranno rivelare altamente fruttuose per il paese. Servirà poi in futuro che le autorità di Maputo combattano maggiormente corruzione e povertà nella zona per evitare che i germi della jihad possano trovare terreno fertile su cui agire.

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