La Libia per l’Italia ha da sempre rappresentato un problema, una spina nel fianco, in epoca coloniale venne definita “Uno Scatolone di Sabbia” in epoca più recente è stata per l’Italia un’importante fonte di approvvigionamento energetico, grazie alla presenza di Eni in prossimità dei giacimenti di petrolio, oggi si è trasformata in un territorio conteso da paesi europei come Francia e Gran Bretagna, ma anche da attori mediorientali come Egitto, Turchia, Emirati Arabi e Qatar.

Il caos in Libia è iniziato nel 2011 su iniziativa della Francia guidata da Nicolas Sarkozy, appoggiato da Gran Bretagna e Stati Uniti i francesi rovesciarono il regime del Colonello Gheddafi, a distanza di alcuni anni è lecito tracciare un bilancio e domandarsi: quale paese oltre alla stessa Libia ha pagato le conseguenze di quella scelta? l’Italia senza dubbio, ritrovandosi a pochi passi dalle proprie coste un paese instabile e in guerra civile permanente, in cui si fronteggiano centinaia di milizie e gruppi armati e due governi, quello di Tripoli guidato dal Presidente Al Serraj riconosciuto dalla comunità internazionale, dall’Onu e appoggiato dall’Italia e quello della Cirenaica del Generale Haftar appoggiato dalla Francia.

il Ministero della Difesa italiano ha parlato di un “guasto tecnico” che ne avrebbe provocato la caduta. Ma a smentire la versione di Roma è arrivata la rivendicazione delle forze del Generale Haftar. L’uomo forte della Cirenaica ha chiesto spiegazioni alle autorità italiane circa la presenza di un mezzo non autorizzato nello spazio aereo libico. Roma ha fatto sapere che il drone “effettuava una missione a sostegno dell’operazione Mare Sicuro” di cui la Libia era a conoscenza. Si tratterebbe di un velivolo a pilotaggio remoto Predator o Reaper che l’aviazione italiana utilizza per attività di intelligence e che partono solitamente dalla base di Sigonella, allo scopo di monitorare l’evolversi della guerra civile.

In Libia la situazione è precipitata lo scorso aprile quando il generale Haftar ha avviato una campagna militare marciando con le sue milizie su Tripoli. Quello che doveva essere un “conflitto lampo” si è trasformato in guerra di logoramento, grazie anche al supporto di sponsor esterni che forniscono armamenti e tecnologie belliche sempre più sofisticate in lampante violazione dell’embargo sulle armi, in vigore dal 2011. Una situazione più volte denunciata dall’inviato speciale Onu per la Libia Ghassan Salamé.

È ormai evidente come la Libia si sia trasformata un pantano a cielo aperto a pochi passi da Roma, in questa situazione complessa ed ingarbugliata in cui è precipitato il paese nord-africano, l’Italia dopo la caduta del Colonnello Gheddafi ha visto ridimensionata la sua influenza economica e diplomatica a vantaggio di altri paesi Europei e mediorientali. Sarebbe opportuno che Roma si muovesse con più energia e velocità, affermando la propria leadership nel coinvolgere le organizzazioni internazionali di cui fa parte come Onu, Ue, Nato per stabilizzare il paese che altrimenti rischia di esplodere.

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Gabriele La Spina

Gabriele La Spina

Gabriele La Spina, attualmente Capo Redattore e analista geopolitico per gli Affari Europei in IARI. Nato a Catania nel 1991, ha conseguito la laurea triennale in Politica e Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Catania, ha proseguitogli studi a Milano, conseguendo il Diploma in Affari Europei presso l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI). Infine ha continuato con la laurea magistrale in Internazionalizzazione delle Relazioni Commerciali sempre presso l’Ateneo di Catania.
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