Il piccolo Regno di Danimarca alle recenti elezioni del 5 Giugno 2019 ha eletto un nuovo Primo Ministro, si tratta della giovane candidata Mette Fredirksen, ad appena 41 anni ha conquistato la leadership del partito social democratico danese e la carica di Premier con il 26% dei voti, battendo alle elezioni il suo rivale di centro destra il premier uscente Lars Lokke Rasmussen, il cui partito liberale ha ottenuto il 23,4 % dei voti.

Ma chi è Mette Frederiksen? giovane democratica, anti-fascista, grande sostenitrice del welfare scandinavo e paladina dei più deboli, in campagna elettorale il mantra della giovane Frederiksen è stato: “Siamo compassionevoli, ma c’ è un limite agli stranieri che possiamo accettare, e non voler che il tuo Paese cambi non fa di te una persona cattiva”.

Parte della campagna elettorale si è giocata sul tema dell’immigrazione, la premier danese si è impegnata in campagna elettorale ad aumentare la spesa pubblica per il welfare dello 0,8% nei prossimi cinque anni. Questo metterebbe fine a un decennio di tagli, che hanno portato dal 2008 a oggi alla chiusura di un quinto delle scuole pubbliche e degli ospedali con una conseguente diminuzione percepita della qualità della sanità pubblica e alla riduzione dei fondi destinati alle cure e alle residenze per gli anziani.

spiega Kaspar Hansen, professore di politica all’ università di Copenaghen: “Il 5 giugno, dopo 8 anni di voti dati con dolore ai conservatori del partito liberale, sono tornato a metter la croce sul partito social democratico danese” lo stesso percorso l’ hanno fatto tanti cittadini danesi. Negli ultimi dieci anni in Danimarca è cambiato tutto, il taglio del 25% agli ospedali e scuole, il numero di danesi con assicurazione sanitaria privata è salito dal 3% del 2003 al 33% del 2015. Il pil cresce del 2% all’ anno, la disoccupazione è al 5% ma il Paese invecchia rapidamente, e i rifugiati, che costano 4,5 miliardi l’ anno, sono diventati capri espiatori, i 45mila arrivati in Danimarca tra 2015 e 2016 hanno surriscaldato il dibattito politico tra i partiti di centro-destra e di centro-sinistra.

il partito di Mette Frederiksen ha rotto con la tradizione di sinistra, sposando quasi completamente la linea dura intrapresa dal Paese negli ultimi anni, Una rottura radicale che ha certamente sottratto consensi alla destra populista, a Copenhagen, tuttavia, con un debito pubblico al 34% del Pil e un bilancio quasi in pari, c’è ancora margine per dar corso alle promesse elettorali. Per le socialdemocrazie del Nord Europa impegnate a rispolverare i fasti del welfare il vero problema è quello della sostenibilità, anche la vicina Svezia e Finlandia hanno eletto di recente governi di centro-sinistra dopo lunghi anni di governo guidati dal centro-destra e dal rigore dei conti pubblici.

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Gabriele La Spina

Gabriele La Spina

Laureato in Politica e relazioni internazionali, specializzato in Internazionalizzazione delle relazioni commerciali all’Università di Catania, ha poi conseguito presso l'ISPI un diploma in affari europei. Attualmente Si occupa di Unione Europea e della politica estera degli stati membri per l’istituto analisi relazioni internazionali (IARI)
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