Nel pieno dell’emergenza sanitaria Covid 19, i vari cartelli della droga messicani stanno agendo sul territorio come Stato-parallelo, sostituendosi al governo negli aiuti alle famiglie. Mentre il presidente AMLO continua per la propria strada rifiutandosi di aggiornare i programmi sociali i narcos, colpiti economicamente dalla crisi, si reinventano per consolidare il proprio sostegno locale.

 



In Messico, nel pieno dell’emergenza sanitaria causata dal virus Covid-19, con più di 4000 decessi registrati e quasi 40 mila casi di contagio accertati, i Narcos stanno guadagnando sempre più sostegno locale, attraverso il sostentamento di intere famiglie in difficoltà.

La crociata alla criminalità organizzata, realizzata nel 2006 dall’allora presidente Felipe Calderón, nonostante avesse fatto precipitare il Paese in una spirale di sanguinosa violenza – e abbia dato inizio alla guerra Stato-Narcos – diede l’illusione di aver raggiunto i risultati sperati; attraverso le operazioni militari por cielo, mar y tierra si arrivò all’arresto di alcuni capi dei più importanti cartelli del narcotraffico messicano. In quel momento ci fu l’impressione che quest’ultimi fossero sul punto di scomparire, dilaniati da pressioni esterne e lotte intestine. Oggi però si osserva come i clan siano riusciti a riemergere grazie a diverse fusioni strutturali che hanno permesso loro di tornare a controllare una buona porzione del Paese.

Un’insolita beneficienza

Alcuni analisti intervistati dalla BBC hanno segnalato che i gruppi criminali– operando come vere e proprie imprese – si trovano a dover fare i conti con le conseguenze nefaste del Coronavirus, non potendo contare sull’usuale domanda di droga, né tantomeno sulle quotidiane attività illecite, dato il lockdown (seppur limitato) imposto nel Paese. Ciò nonostante, i Cartelli hanno saputo approfittare di questa particolare situazione avviando un’operazione di propaganda politica. L’obiettivo è quello di assicurarsi l’appoggio popolare attraverso la creazione di una rete di sostegno rivolta alle comunità più povere, bisognose di beni di prima necessità, le quali nutrono poche speranze di ricevere l’assistenza statale.

La criminalità trae vantaggio dal fatto che il governo messicano dispone di programmi sociali inefficienti, irregolari e politicizzati che non riescono a far fronte alla situazione di povertà registrata nel Paese.

A dare avvio a questa escalation di insolita beneficienza è stato il Cartel Jalisco Nueva Generación (CJNG) il quale ha consegnato agli abitanti dello Stato di Guanajuato, degli scatoloni contenenti alimenti e beni di prima necessità. Le scatole, sulle quali si leggeva “De parte de sus amigos CJNG. Apoyo por contingencia COVID-l9”, sono state distribuite alla popolazione da membri del cartello incappucciati ed armati. La stessa situazione è stata replicata dal Cartel de Sinaloa negli stati di Guerrero, Veracruz, e Tamaulipas. Gli abitanti di quest’ultima hanno ricevuto aiuti anche dal Cartel del Golfo che attraverso i social network ha fatto sapere di aver distribuito più di 120 casse sulle quali campeggiava lo pseudonimo di uno dei leader del clan.

Grande riscontro social e sociale ha ottenuto la campagna intrapresa da Alejandrina Guzmán, figlia di Joaquín “el Chapo” Guzmán Loera, conosciuto a livello internazionale – oltre che per i suoi traffici illeciti – anche per alcune serie tv che hanno reso celebre la sua storia. Mentre il padre sta scontando l’ergastolo negli Stati Uniti, Alejandrina attraverso la sua impresa “Chapo 701” ha elargito quasi 480 casse con alimenti e articoli di igiene personale nei quartieri più poveri della zona di Guadalajara. I giornali messicani hanno battezzato questi pacchi solidali con il nome “Cajas del Chapo” – dato che su di esse spicca il viso di Guzmán con il suo celebre bigote (baffo). La volontà dell’impresa – con la quale Alejandrina tenta di ripulire la storia e la figura del padre – come riferito a EFE dallo stesso CEO Julio Campos, è quella di aiutare i meno fortunati in un momento difficile. Anche altri cartelli stanno partecipando a questa ‘campagna di solidarietà’: nessun clan vuole perdere l’opportunità di dimostrare la propria base sociale.

 

E lo Stato?

Il mito dei narcos ‘benefattori’, che negli anni ha acquisito maggiore visibilità, perde valore se comparato alla distruzione e alla violenza da loro causata. La consegna dei pacchi alimentari è una vecchia tattica usata già in precedenza dai narcotrafficanti (simili episodi avvennero nel 2013 dopo l’uragano Ingrid). I boss sanno bene che per “governare” indisturbati devono prendersi cura della popolazione residente nel territorio da loro amministrato e lo fanno sfruttando situazioni di vulnerabilità a loro vantaggio. Si presentano alla gente sotto le vesti di benefattori senza chiedere nulla in cambio, almeno inizialmente.

Non bisogna dimenticare, però, che la possibilità dei cartelli di agire come ‘Stato parallelo’ è resa possibile dall’assenza del vero Stato nei territori controllati dai narcos. Infatti, nonostante il presidente Andrés Manuel López Obrador (AMLO) abbia rifiutato di riconoscere legittimi gli aiuti elargiti dalla criminalità, buona parte della popolazione – come si evince dalle foto delle file per ricevere le casse di aiuti e dai commenti sui social – pare, al contrario, esserne a favore, non vedendo all’orizzonte nessuna valida alternativa.

Se è vero che la pandemia sta mettendo a dura prova i governi di tutto il mondo, è altrettanto vero che il Messico ha sottovalutato la gravità della crisi, sia in termini sanitari che economici. Tutt’oggi nel Paese la situazione appara confusa; diverse settimane fa è stato decretato l’inizio della Fase 3: sospensione delle lezioni e chiusura di aziende ed uffici pubblici non essenziali ma non è prevista, almeno per ora, la sospensione di tutte le attività, né si prevede di applicare sanzioni per costringere la popolazione a rimanere a casa – come avviene in altri Paesi. La questione è resa ancora più controversa se si pensa che, invece, alcune autorità (come i governatori di Jalisco e Michoacán) hanno decretato questo tipo di misure.

L’amministrazione AMLO pare non aver compreso la vastità delle conseguenze innescate dalla pandemia, soprattutto per quanto riguarda l’economia. OXFAM calcola che il Covid produrrà 500 milioni di nuovi poveri nel mondo, in America Latina si registreranno tra i 12 e i 50 milioni di persone che vivranno al di sotto della linea di $5.50 al giorno. Nonostante lo slogan dell’attuale governo messicano sia “Primero los pobres” il piano del presidente AMLO per combattere gli effetti del Coronavirus è ortodosso e austero e rischia di lasciare indietro proprio i più bisognosi. Se quasi tutti i paesi della regione hanno risposto all’arrivo del Virus concedendo un salario d’emergenza ai lavoratori occasionali, aumentando la spesa pubblica ed abolendo il pagamento di acqua ed elettricità, il Messico pare aver imboccato tutt’altra strada.

Il Paese, infatti sta seguendo delle direttive che ricordano le misure economiche approvate all’epoca del Washington Consensus, ovvero riduzione del salario dei lavoratori statali, tagli alla spesa pubblica e concessioni di crediti minimi a piccole imprese. Sempre sulla scia della cuarta transformacion” messicana, AMLO pare deciso nel continuare con il suo programma sociale istituito prima dell’emergenza Coronavirus. Le criticità di quest’ultimo sono molteplici: in primis bisogna sottolineare come ad oggi – senza contare l’emergenza sanitaria – gli aiuti a stento riescano a sostenere i 52 milioni di poveri presenti nel Paese, riuscendo a raggiungerne solo 22 milioni. Inoltre, tali risorse sociali si concentrano in bonifici a studenti, giovani apprendisti, pensionati, agricoltori e microimprenditori. Di conseguenza, i programmi sociali non hanno alcuna possibilità di sostenere i “nuovi disoccupati” nati come conseguenza della pandemia, principalmente indigenti che non possiedono una microimpresa. Va da sé che in una situazione come quella attuale, le famiglie bisognose non si sentano tutelate né aiutate dallo Stato e ricorrano all’aiuto dei narcos, con la speranza (vana) di non dover mai ricambiare loro il favore.

 

 

 

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