Nel contesto delle rivolte dell’America Latina, analizziamo il caso delle manifestazioni di Mendoza per preservare il diritto all’acqua. Dopo la decisione del governo di Mendoza, in accordo con il governo centrale, di permettere l’utilizzo di materiali chimici nel processo estrattivo delle miniere, il popolo di Mendoza si è ribellato, chiedendo ed ottenendo, che venisse preservato il loro diritto all’acqua che rischiava di essere contaminata dai materiali chimici. L’acqua a Mendoza è particolarmente importante, poiché la regione è in stato di emergenza idrica da dieci anni, e tale risorsa è indispensabile anche alla produzione vinicola, principale attività di Mendoza. Gli accaduti portano alla luce una serie di riflessioni sul contesto argentino.

Al culmine di un 2019 che, per l’America Latina, è stato anno di grandi manifestazioni di piazza e rivendicazioni popolari, in Argentina si è assistito ad un’importante vittoria della popolazione di Mendoza che, grazie alla mobilitazione dei suoi cittadini, è riuscita a bloccare la modifica di una legge che avrebbe rischiato di avere conseguenze negative su un bene di primaria importanza, soprattutto per la regione: l’acqua.  La legge di cui parliamo è la 9.209, promossa dal governatore di Mendoza Rodolfo Suarez in accordo con il neoeletto governo centrale in capo ad Alberto Fernandez.

Suddetta legge avrebbe modificato la legge 7.772 del 2007 permettendo l’utilizzo di materiali chimici quali cianuro e acido solforico nel processo di estrazione mineraria, un’ipotesi che ha destato immediatamente il malcontento della cittadinanza, preoccupata per l’impatto che questo avrebbe avuto sull’inquinamento dell’acqua, un bene primario, soprattutto per una regione con le caratteristiche geografiche di Mendoza.

Facciamo un passo indietro per comprendere le preoccupazioni della cittadinanza: Mendoza è una regione che si trova ad est dell’Argentina, in una zona semi-desertica ai piedi dalle Ande. Il suo territorio, famoso per la produzione di vino, soffre di una grave scarsità idrica, che da 10 anni costringe la regione allo stato di emergenza. Le uniche, preziose, risorse acquifere, provengono dai ghiacciai e dai corsi d’acqua presenti sulle Ande che, grazie a dei canali, ideati in principio dalle popolazioni native degli Huarpe, scendano a valle permettendo la vita di una città costruita nel deserto.

A seguito dei cambiamenti climatici e del consequenziale scioglimento dei ghiacciai, la situazione idrica è diventata sempre più complessa, tanto più in una zona in cui la necessità di risorse idriche non è legata solo al normale svolgimento della vita, ma anche alla principale attività produttiva di Mendoza, ossia quella vinicola. Tale produzione è infatti una delle punte di diamante dell’industria argentina e favorisce introiti anche grazie all’attrattività turistica sviluppatasi intorno a suddetta produzione.

Con queste premesse, il popolo di Mendoza, dopo essere venuto a conoscenza della legge 9209, ha organizzato una serie di assemblee e manifestazioni di piazza per protestare contro la promulgazione della legge. Lavoratori, associazioni ambientaliste, attivisti di vario genere, hanno iniziato le loro attività a metà dicembre con una serie di manifestazioni e blocchi stradali che hanno annunciato sarebbero stati mantenuti a tempo indeterminato dopo che il senato ha approvato la promulgazione della legge. Qualche giorno dopo, il 22 Dicembre, si è assistito alla più grande manifestazione della storia di Mendoza: 80.000 persone, provenienti da diversi dipartimenti della regione, hanno marciato per chilometri fino ad incontrarsi davanti alla casa di governo di Mendoza, dove un presidio autoconvocato ha accolto i manifestanti.

Dopo giorni di protesta conditi dalle minacce da parte dei manifestanti di sospendere il festival della vendemmia che rappresenta uno dei principali eventi e delle principali attrazioni della regione, il 27 Dicembre, il governatore Suarez in conferenza stampa, ha annunciato la sospensione del processo di approvazione della legge, segnando la vittoria della popolazione mendozina.

L’episodio di Mendoza, oltre a rappresentare un’importante vittoria popolare, fornisce spunti di innumerevoli riflessioni sul contesto locale ma anche e soprattutto sul contesto generale dell’Argentina:

In primo luogo, è da sottolineare la capacità di mobilitazione della cittadinanza, che rispecchia l’animo argentino particolarmente capace di scendere in piazza quando vede violati i propri diritti e che potrebbe essere stato alimentato dai moti di protesta verificatisi in tutta l’America Latina nell’ultimo anno (in particolare quelli del vicino Cile).

In secondo luogo c’è da riflettere sul substrato della politica argentina: il fatto che un governatore radicale, appartenente alla coalizione di destra dell’ex presidente Macri si sia trovato in accordo con le politiche del governo peronista Fernandez- Kirchner permette una riflessione su un concetto sostenuto da esponenti come ad esempio Loris Zanatta, che sottolinea come in Argentina il peronismo sia una corrente spesso trasversale ed indipendente dall’effettivo colore politico di chi è al potere: l’appoggio ad alcune fasce della società, in particolare quelle sostenute dai sindacati, molto forti in Argentina è rintracciabile tanto nel peronismo formale di Fernandez, quanto nelle azioni di esponenti politici come il governatore Suarez che si identifica in un colore differente da quello peronista.

Infine, c’è da riflettere sull’incoerenza di un’Argentina che da anni cerca di slegarsi da quel ruolo, da secoli affidatole, di paese esportatore di materie prime, ma che allo stesso tempo continua a ricercare guadagno in attività estrattive.

Il presidente Fernandez ha dichiarato che a Mendoza il sostegno alle miniere rappresenta un’importante opportunità. A Mendoza la classe politica ha preferito portare avanti le necessità delle attività estrattive piuttosto che puntare sul sostegno ed il rafforzamento dell’industria vinicola (oltre che sulla sopravvivenza e la salute dei cittadini) che concede al paese un enorme profitto in termini di produzione e di turismo. Questi due avvenimenti sono sintomo di una confusione politica su cui vale la pena concentrarsi.

 

 

Fonti:

  • Pressenza, Anche Mendoza si è svegliata, il governo si sveglierà?, 12/2019

https://www.pressenza.com/it/2019/12/anche-mendoza-si-e-svegliata-il-governo-si-svegliera/

 

 

 

 

 

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