Il continente africano viaggia su tassi di crescita demografica impensabili nel resto del mondo, specie in Europa dove si assiste ad un invecchiamento sempre maggiore della popolazione. A questo dato, si accompagna in parallelo uno spostamento massiccio verso i grandi centri urbani: si stima che, entro il 2050, cinque delle dieci città più popolose al mondo si troveranno proprio a Sud dell’Equatore.

La crescita certo, non è uniforme per tutto il continente: mentre nella fascia costiera affacciata sul Mediterraneo si assiste ad un lieve decremento dell’urbanizzazione, Lagos-la città più grande della Nigeria- ha scalzato il Cairo come città più popolosa del continente, con circa 20 milioni di abitanti. La crescita incontrollata delle megalopoli africane pone delicate questioni sia regionali che continentali, in ordine sia alla gestione sostenibile dell’urbanizzazione, sia alla gestione pratica dei grandi centri urbanizzati.

Non si può non tenere conto che gran parte di queste città sono per lo più costituite da baraccopoli in cui mancano servizi essenziali come l’acqua corrente o l’energia elettrica. I sistemi con cui finora i governi affrontano il problema infrastrutturale- di cui il più comune è la rotazione settimanale delle erogazioni dei servizi, causa perdite economiche ingenti che vanno ad appesantire le già fragili congiunture economiche continentali. Altro problema è la massiccia erosione del suolo: ogni anno, infatti, le coste africane perdono da uno a quattro metri di suolo.

Ma non è l’unica ripercussione dei cambiamenti climatici: con la progressiva desertificazione, miliardi di persone concentrate in poche grandi città rischiano di non aver accesso, o avere accesso limitato, a risorse essenziali e beni primari. Senza contare, in tempi di pandemia globale, i rischi sanitari connessi a centri urbani così densamente popolati, in luoghi dove non sono stati ancora debellati mali come il colera, o l’Ebola. Il denominatore comune a queste voci è un massiccio piano di investimenti in infrastrutture, da realizzare sfuggendo ai meccanismi corruttivi e clientelari che, purtroppo, sono ancora causa di lungaggini e ritardi nei progetti africani. Altrimenti, le infrastrutture di cui il continente ha un disperato bisogno, rischiano di nascere già vecchie

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Giulia Raciti

Giulia Raciti

Ciao a tutti, sono Giulia Raciti Longo, e collaboro con IARI da Giugno del 2019.Dopo la laurea in Giurisprudenza, conseguita a Catania, ho proseguito i miei studi a Milano, dove ho ottenutoil Master in Diplomacy presso l' ISPI-Istituto per gli Studi di Politica Internazionale. Sono fluente in tre lingue, e ho avuto la possibilità di studiare in tutta Europa, e di lavorare con l' ONG ruandese “ African Education Network" per un anno, occupandomi di analisi delle policies e mappatura legislativa. È in questi contesto che è nata la mia passione per l' Africa, territorio complesso e spesso sottovalutato nelle relazioni internazionali. Con IARI mi occupo proprio di Africa, focalizzandomisui processi elettorali e sui fenomeni migratori, temi che mi propongo di affrontare con un approccio trasversale tra geopolitica e diritto internazionale. Sono appassionata di storia contemporanea, in particolare delle decadi tra il ’20 e il ’40 del 900.Lavorareper la redazione dello IARI, mi ha dato la possibilità di mettere le mie competenze al servizio degli altri: credo infatti fermamente che la geopolitica sia uno strumento indispensabile per capire il mondo che ci circonda ed essere cittadini globali più attenti e consapevoli.Per questo cerco sempre di creare contenuti che siano fruibili anche dai non addetti ai lavori, ma rigorosi dal punto di vista scientificoed informativo.
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