I Paesi del gruppo EuroMed, in vista del Consiglio europeo di fine mese, hanno discusso della crisi del Mediterraneo orientale e del possibile approccio da adottare nelle relazioni UE-Turchia

Lo scorso giovedì si è tenuto ad Ajaccio, in Corsica, il VII summit MED7, il vertice dei Paesi mediterranei dell’Unione europea, a cui hanno partecipato i capi di Stato e di governo di Francia, Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, Cipro e Malta. L’incontro, convocato dal presidente francese Emmanuel Macron, è stato un importante momento di confronto sui temi di maggiore interesse regionale, tra cui la gestione dei flussi migratori e la questione della Libia. A dominare il dibattito, però, è stata la crisi del Mediterraneo orientale. Negli ultimi mesi, la Turchia ha intrapreso esplorazioni energetiche in zone marittime poste sotto la giurisdizione greca e cipriota, rivendicando diritti sovrani sulle ZEE contese e violando, peraltro, i trattati internazionali. Il gruppo EuroMed, dunque, ha deciso di riunirsi per discutere con urgenza le possibili azioni da intraprendere al fine di placare le tensioni e di ripristinare gli equilibri nella zona. Il complessivo dispiegamento di forze armate nell’area, conseguente alle recenti manifestazioni del dinamismo turco, infatti, non consente di escludere l’ipotesi che, nel breve periodo, si possa assistere ad un’escalation. In tal senso, lo scopo dell’incontro è stato quello di delineare una posizione comune circa le relazioni dell’UE con la Turchia, in vista del Consiglio europeo del 24-25 settembre, che verterà proprio sulla crisi nel Mediterraneo orientale.

Macron chiede all’UE di assumere una posizione chiara, univoca determinata nei confronti di Ankara e ritiene che la Turchia, a causa dei comportamenti “inammissibili” del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, non possa più essere considerata un Paese partner, pur non escludendo del tutto la possibilità di un dialogo. Più dura è la posizione del premier greco, Kyriakos Mitsotakis, che invita i leader europei a valutare seriamente la possibilità di imporre sanzioni alla Turchia, a meno che il governo di Ankara non si mostri disposto a fare un passo indietro e a ridimensionare le proprie mire geopolitiche – e geostrategiche – nel mar Mediterraneo. Nella Dichiarazione sottoscritta a margine del summit, i Paesi del gruppo EuroMed hanno espresso solidarietà alla Grecia e a Cipro per le continue violazioni della propria sovranità da parte del governo di Ankara, auspicando la risoluzione del conflitto attraverso il dialogo e i negoziati. Tuttavia, qualora la Turchia non sia disposta a dialogare, il gruppo sosterrà l’applicazione di sanzioni e misure restrittive, di cui si discuterà nel dettaglio durante il vertice europeo di fine mese. Che la crisi del Mediterraneo orientale dovesse essere gestita a livello europeo – e non regionale o nazionale – era chiaro sin dall’inizio. Tuttavia, la definizione di una linea comune da parte dei Paesi del gruppo MED7 può essere considerata come un punto di partenza per l’adozione di una strategia condivisa, da parte dell’Ue, nei confronti della Turchia. Tra hard power e soft power, tra deterrenza e politica del bastone e della carota, però, la partita è ancora tutta da giocare.

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