Per il terzo giorno consecutivo, fortunatamente, non si sono registrati nuovi casi di infezione da corona virus nella provincia di Wuhan. Ma mentre il resto del mondo passa il suo turno nell’affrontare il virus mortale, la Cina non ha perso tempo ed il Partito Comunista Cinese ha già messo in moto la macchina di riabilitazione d’immagine per tamponare alcuni aspetti controversi emersi nella gestione del virus.

Le persone hanno memoria corta, Pechino lo sa bene e già si è attivata per chiudere alcuni dossier rimasti aperti durante la tragedia. Primo fra tutti, la pubblica sicurezza di Wuhan si è scusata in data 20 marzo con la famiglia di Li Wenliang per il suo “rimprovero inappropriato”. Pechino intende arginare le proteste dando al popolo l’impressione di stare dalla parte del medico cinese morto nella vergogna tentando di avvisare I vertici dell’imminente pandemia. Lo scandalo si legherebbe inoltre alla data dei primi contagi segnalati da Wenliang, il 17 novembre, la quale implicherebbe uno scandalo di portata internazionale: il governo di Pechino avrebbe tentato di insabbiare le notizie sulla malattia per mesi prima di prendere provvedimenti, aggravando la situazione.

Il secondo ascesso infetto per la tenuta del sistema cinese potrebbe invece suppurare nei mesi a venire.

L’intenzione di Xi Jinping, ora che l’allarme pare rientrato, consiste nel riprendere ad essere la fabbrica dell’economia globale, ergo ripertura delle aziende e riavvio dei macchinari. Purtroppo per Jinping, vista l’interdipendenza dell’economia nel mondo globalizzato, non esiste alcun senso nel far ripartire la produzione se adesso ad essere malati sono gli acquirenti, e pare proprio che tocchi al mondo occidentale di sperimentare il lockdown totale.

Da una indagine condotta da Bloomberg emerge un quadro allarmante: la metà della grande distribuzione cinese rischia di rimanere a corto di liquidità in sei mesi e lo stesso vale per I ristoranti che nel 60% dei casi non saranno in grado di coprire I costi di gestione quali salari per I proprio dipendenti, affitti dei locali, mutui. Riemerge dunque il ruolo della Banca Centrale Cinese, la quale avrebbe dovuto, come fece la Federal Reserve Americana nel 2008, iniettare nuova liquidità con operazioni monetarie non convenzionali. Tutto ciò, ad oggi, non ancora è avvenuto.

Oltre ad una eventuale crisi di liquidità, la chiusura dei sistemi occidentali rappresenta sotto molti aspetti un processo uguale ed inverso alla globalizzazione. Sistema sul quale, fino ad oggi, la Cina aveva investito e fatto fede per una gloriosa e duratura crescita, pare che quindi, per la Cina e per il mondo, si pari davanti a se un futuro fatto di rivoluzioni copernicane e di ridimensionamento dei relativi status quo.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: