Il Mali si trova da settimane in un situazione di grave impasse politico. Ibrahim Dicko, esponente della fazione di opposizione al Presidente Ibrahim Boubacar Keita, nota sotto il nome di “ Movimento del 5 Giugno”, ha richiesto con forza le dimissioni del Capo di Stato, al potere del 2013.

Anche se, a partire appunto dal 5 Giugno, nelle piazza mariane si sono riversate migliaia di persone, l’origine della crisi attuale è da ricercarsi nella decisione della Corte Costituzionale di Aprile, con cui è stato ribaltato il risultato elettorale e a seguito del quale i membri del partito di Keita sono stati rieletti.

Al seguito della perdurante situazione di stallo, l’ ECOWAS ha deciso di indire una riunione straordinaria, tenutasi nel pomeriggio di ieri, 27 Luglio, per esercitare il suo potere di mediazione tra le parti. La stabilizzazione del Mali è infatti cruciale per la regione dell’Africa Occidentale. Questo per tre motivi:

  1. l’ escalation delle violenze armate ha ormai coinvolti entità statuali confinanti anche più fragili, come Guinea, Senegal e Niger;
  2. Le missioni di peace – keeping, si sono rivelate poco incisive nel territorio;
  3. Il paese è eterno test – bed della volontà di entità esterne, prima tra tutte di quella francese.

Se dentro i confini maliani, infatti, il punto più preoccupante è il primo, poiché si accompagna a crescente sensazione di insicurezza e violazione dei diritti umani, come tra l’altro enunciato nell’ultimo report ONU, agli occhi della comunità internazionali, molta più rilevanza assumono gli interessi esterni in gioco. Anche se al momento l’ Europa pare concentrata sulla risoluzione di più pressanti problematiche interne, non bisogna dimenticare il ruolo  che l’ Eliseo ha già giocato in Mali nel 2009, e la capacità di trascinare con sé anche una parte dei Paesi vicini, nonché Canada e Stati Unti. L’esperienza del 2009, non ha dato i frutti sperati, anzi, in un certo senso il conflitto in questione è stato spesso indicato come l’origine della “ sindrome afgana di Parigi”. Per questo la riuscita della mediazione dell’ ECOWAS, è fondamentale. Strumenti endogeni potrebbero essere i più adeguati a fermare l’escalation.

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Giulia Raciti

Giulia Raciti

Ciao a tutti, sono Giulia Raciti Longo, e collaboro con IARI da Giugno del 2019.Dopo la laurea in Giurisprudenza, conseguita a Catania, ho proseguito i miei studi a Milano, dove ho ottenutoil Master in Diplomacy presso l' ISPI-Istituto per gli Studi di Politica Internazionale. Sono fluente in tre lingue, e ho avuto la possibilità di studiare in tutta Europa, e di lavorare con l' ONG ruandese “ African Education Network" per un anno, occupandomi di analisi delle policies e mappatura legislativa. È in questi contesto che è nata la mia passione per l' Africa, territorio complesso e spesso sottovalutato nelle relazioni internazionali. Con IARI mi occupo proprio di Africa, focalizzandomisui processi elettorali e sui fenomeni migratori, temi che mi propongo di affrontare con un approccio trasversale tra geopolitica e diritto internazionale. Sono appassionata di storia contemporanea, in particolare delle decadi tra il ’20 e il ’40 del 900.Lavorareper la redazione dello IARI, mi ha dato la possibilità di mettere le mie competenze al servizio degli altri: credo infatti fermamente che la geopolitica sia uno strumento indispensabile per capire il mondo che ci circonda ed essere cittadini globali più attenti e consapevoli.Per questo cerco sempre di creare contenuti che siano fruibili anche dai non addetti ai lavori, ma rigorosi dal punto di vista scientificoed informativo.
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