Nella primavera del 1987 Cina e Portogallo firmarono una storica dichiarazione congiunta mediante la quale si sanciva la fine, dal 20 dicembre 1999, dell’amministrazione portoghese sulla città di Macao e il suo ritorno alla Cina. 

Alcuni giorni fa, il 20 dicembre, si è celebrato il 20° anniversario di tale ritorno in un momento storico in cui la solidità del principio dell'”un Paese, due sistemi” sembra scricchiolare. 

Nel 1554, quando una flotta di pirati stava minacciando l’area di Canton, il Capitano portoghese Leonel de Souza fece il suo ingresso nell’estuario del Fiume delle Perle al comando di 17 navi ben armate. 

Il governatore della città costiera, seguendo il vecchio detto cinese “per sgominare i barbari bisogna servirsi dei barbari” chiese aiuto ai portoghesi, i quali, grazie alla vittoria sui pirati, conclusero un trattato verbale di pace con le autorità di Canton, mediante il quale vennero legalizzati gli scambi commerciali tra il governo lusitano e l’impero di mezzo. 

L’accordo legittimò la presenza portoghese nelle aree meridionali della Cina, la quale si consolidò solo un anno dopo, quando l’imperatore cinese, come segno di gratitudine per l’aiuto fornito nella lotta contro i pirati che infestavano le coste del Fujian, decise di dare in concessione a Filippo II, re di Spagna e di Portogallo, il territorio corrispondente all’attuale Macao. 

Dopo 432 lunghi anni, nell’aprile del 1987, Cina e Portogallo firmarono ufficialmente la Dichiarazione congiunta sino-portoghese con la quale il governo cinese avrebbe riottenuto la sovranità territoriale di Macao il 20 dicembre 1999. Macao, seguendo l’esempio di Hong Kong, sarebbe divenuta Regione Amministrativa Speciale (RAS), abbracciando anch’essa il principio di “un Paese, due sistemi“. 

L’espressione “un Paese, due sistemi” venne coniata dal leader cinese Deng Xiaoping nel lontano 1979 nell’ambito delle trattative che vedevano coinvolte Londra e Pechino in merito ad Hong Kong.

La cittadina del “porto profumato” si trovava sotto amministrazione britannica dal 1898, quando Gran Bretagna e Impero Qing firmarono una convenzione con la quale veniva concesso a Londra il diritto di amministrazione su Hong Kong, penisola di Kowloon e Nuovi Territori per 99 anni.  

Alla fine degli anni ’70, con l’avvicinarsi della scadenza dei 99 anni fissati dalla convenzione, il Piccolo Timoniere Deng, nel corso delle trattative avviate dai governi dei due Paesi per formalizzare il destino di tali aree, avanzò l’idea della possibile convivenza, nel medesimo Paese, di un’unica sovranità politica e di due differenti realtà amministrative. 

Da ciò nacque l’espressione “un Paese, due sistemi”: il “Paese” era la Cina, dotata di indiscussa unicità in quanto soggetto politico, mentre con “i due sistemi” ci si riferiva ai differenti principi che regolavano Repubblica Popolare Cinese e quella che dal 1 luglio 1997 è divenuta Regione Amministrativa Speciale (RAS) di Hong Kong, tanto dal punto di vista economico che giuridico. 

La soluzione avanzata da Deng ha permesso ad Hong Kong di mantenere inalterato il sistema socioeconomico di stampo capitalistico sviluppatosi nel corso della dominazione britannica e un ordinamento istituzionale formulato sulla base del common law britannico, mentre politica estera e difesa sono di pertinenza di Pechino. Sulla falsa riga del modello adottato da Hong Kong, dal 20 dicembre 1999 in qualità di RAS, anche Macao è dotata di un proprio ordinamento giuridico-legislativo, fondato sul diritto portoghese, di una autonomia socio-economica, nonché di una propria valuta (pataca), agganciata al dollaro hongkonghese.

Nonostante le due realtà siano accomunate da un simile passato coloniale nonché dal medesimo principio regolatore, Hong Kong e Macao, distanti solo una ora di traghetto, appaiono più lontane che mai. Ad Hong Kong le proteste antigovernative vanno oramai avanti da mesi, le ingerenze di Pechino – causa di queste proteste –  nella gestione del potere locale sono aumentate nel corso del tempo e il sentimento democratico hongkonghese appare più vivo che mai. A Macao nulla si è osservato di tutto questo, mai. 

Che cosa rende Macao così diversa da Hong Kong? Che cosa permette al principio “un Paese, due sistemi” di funzionare con successo a Macao? 

Una delle principali ragioni che giustifica l’efficacia implementazione nella ex colonia portoghese di tale principio è di carattere storico

Nella seconda metà degli anni ’60, nell’imperversare della Rivoluzione culturale, Macao venne scossa dall’ “incidente 3-12”. All’epoca, i residenti dell’isola di Taipa, nonostante i funzionari portoghesi avessero ritardato la concessione delle autorizzazione necessarie per la costruzione di una scuola sull’isola, avviarono comunque la realizzazione dell’edificio. Ciò scatenò la reazione del governo locale portoghese il quale decise di bloccare la costruzione della scuola. Un folto numero di dimostranti, composto da studenti e lavoratori che urlavano slogan comunisti ed impugnavano il Libretto Rosso di Mao, scese in piazza per sostenere la causa dei residenti di Taipa contro le autorità portoghesi, le quali, il 3 dicembre, giorno che ha dato il nome all’ “incidente 3-12”, arrestarono i rivoltosi. Da quel momento in poi, numerosissimi residenti locali aderirono alla protesta, avviando una vera e propria lotta contro il governo locale. 

L’episodio incrementò l’influenza del Partito Comunista Cinese su Macao: la colonia passò informalmente nella mani della autorità di Pechino, a discapito della sovranità portoghese. 

Le vicende storiche hanno avuto un ingente impatto anche sulla percezione identitaria dei residenti di Macao. Mentre, prima del ritorno alla Cina, il Regno Unito stabilì che i cittadini di Hong Kong avrebbero ricevuto un passaporto britannico speciale che di fatto li rendeva solo e soltanto cittadini cinesi, le autorità portoghesi adottarono una differente politica. A tutti coloro che erano nati a Macao prima del 1982, oltre che alle loro famiglie, venne data la cittadinanza portoghese e per di più concessa la possibilità di lasciare Macao nel caso in cui non avessero voluto sottostare al regime comunista dettato da Pechino. La mancata scelta identitaria, riservata agli hongkonghesi, ha di fatto generato una crescente resistenza verso il governo di Pechino, mentre al contrario, il maggior grado di libertà concesso ai residenti di Macao ha evitato lo sviluppo di un radicato sentimento anti-cinese. 

A ciò si aggiunge che circa la metà della popolazione di Macao è nata nella Cina continentale, per cui l’identità locale dei residenti dell’ex colonia portoghese è più debole se comparata a quella dei vicini hongkonghesi, di cui solo il 20% è nato nella mainland.  Tale fattore, unito alle numerose influenze socio-culturali pro-Cina, evidenti ad esempio nel sistema educativo, giustifica la naturale identificazione dei residenti di Macao con Pechino e la sua fiducia nei confronti del governo centrale. 

Nel febbraio del 2009, infatti, Macao ha approvato la Legge sulla sicurezza nazionale che punisce con il carcere i reati di sovversione, sedizione e tradimento contro il governo centrale. La legge è stata accolta addirittura con il favore della popolazione locale, mentre, sei anni prima, ad Hong Kong, un provvedimento simile noto come “articolo 23”, aveva portato in piazza oltre mezzo milione di persone. 

Le straordinarie performance economiche sono un altro importante fattore che spinge Macao ad accettare con favore il principio “un Paese, due sistemi” e che la rende un chiaro esempio del suo successo. 

Secondo i dati della Banca Mondiale, prima del ritorno alla madrepatria, il PIL pro capite di Macao era di solo 14.000 dollari. Esso ha poi raggiunto i 90.000 dollari nel 2013 e gli 81.000 dollari nel 2018, posizionandosi al terzo posto nella classifica di Paesi per PIL pro-capite, dopo Lussemburgo e Svizzera. Non c’è dubbio, dunque, che la rapida crescita economica a cui l’ex colonia portoghese è andata incontro dipenda dalla politiche economiche e sociali adottate da Pechino a suo favore. 

L’economia di Macao è trainata da due settori: casinò e turismo, i quali si influenzano reciprocamente.

Nel 2002, il governo di Pechino ha appoggiato l’apertura agli investimenti internazionali dell’industria dei casinò, fino ad ora monopolisticamente dominata da una sola azienda, la Sociedade de Turismo e Diversões de Macau. Importanti aziende straniere hanno avuto la possibilità di aggiudicarsi le licenze per i casinò e hanno investito non solo in nuovi complessi per il gioco d’azzardo, ma anche in hotel di lusso e centri commerciali. Sono stati così resi necessari progetti di estensione del territorio per accogliere le nuove strutture ma soprattutto il grande numero di turisti, di cui più del 70% proviene dal resto della Cina, dove il gioco d’azzardo è proibito. 

A supporto dell’economia dell’ex colonia, nel 2003 il governo centrale ha rilassato le restrizioni imposte sui residenti della Cina continentale per visitare Macao, i quali possono ora, contrariamente al passato, fare richiesta per un visto individuale di 7 giorni così come ha favorito l’importazione verso la ex colonia di manodopera cinese, passata da 32.183 unità nel 1999 a 177.638 nel 2016.  Le autorità governative di Pechino hanno inoltre favorito, sin dal 2004, la diversificazione dell’economia di Macao, sia cercando di rafforzare la cooperazione economica e commerciale tra madrepatria ed ex colonia, sia elaborando piani per lo sviluppo di cluster industriali in grado di rafforzare la collaborazione nell’area Guandong-Hong Kong-Macao, la quale è stata infatti inserita nel XII° Piano quinquennale nonché nella Vision per il corridoio economico della Via della seta terrestre e marittima allo scopo di garantire ulteriori prospettive di sviluppo.

Macao costituisce un valido esempio dell'”un Paese, due sistemi” non solo per le sue performance economiche, ma anche per l’eccellente sistema educativo che la caratterizza – l’Università di Macao si posizione davanti a numerose università di Hong Kong – e per la buona qualità della vita dei suoi residenti. 

Il presidente Xi Jinping, nel corso della vista presso l’ex colonia in occasione del 20° anniversario del suo ritorno alla Cina, ha ribadito come Macao abbia “davvero compreso il concetto di ‘un Paese, due sistemi’ e grazie a questo è cresciuta in maniera stabile e davvero soddisfacente”. L’area, grazie alla sua aderenza e al suo rispetto di tale principio continuerà a beneficiare del sostegno economico – e non solo- di Pechino che prevede di trasformarla in un importante centro finanziario. 

I risultati ottenuti da Macao e il suo florido futuro sono di fondamentale importanza per la Cina. Dimostrare, nonostante il caos creato da Hong Kong, la solidità del principio dell’” un Paese, due sistemi” è imprescindibile sia per il mantenimento della sovranità nazionale sia per l’immagine che Pechino cerca di dare al mondo. Questo è il compito che la Cina ha affidato a Macao e la colonia portoghese non può fallire. In ballo vi è la credibilità di una intera nazione.

 

 

 

 

https://thediplomat.com/2014/10/in-macau-chinas-one-country-two-systems-is-a-success/ 

https://foreignpolicy.com/2019/06/21/one-country-two-systems-lots-of-problems/ 

https://www.ilpost.it/2019/12/22/macao-diversa-hong-kong-cina/ 

https://www.nytimes.com/2019/12/18/world/asia/macau-china-hong-kong-protest.html 

https://www.agi.it/estero/proteste_macao_hong_kong-6127447/news/2019-09-03/

https://www.abc.net.au/news/2019-08-25/why-macau-hasnt-been-swept-up-by-hong-kong-protests/11432804 

https://www.dw.com/en/macau-is-hong-kongs-neighbor-chinas-poster-child/a-51019288

https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0264275117308995 

Chou, Bill (2013), “Local Autonomy in Action: Beijing’s Hong Kong and Macau Policies”, Journal of Current Affairs, 42, 3, 29-54

 

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