Decennio nuovo e nuove sfide all’orizzonte per l’Unione Europea, nell’ultimo anno abbiamo assistito a numerosi capovolgimenti di fronte nello scenario politico internazionale, si prospetta un decennio ricco di spunti di riflessioni su quelle che potranno essere le strategie delle potenze internazionali per affrontare al meglio le nuove sfide che le attenderanno. In tutto ciò, cosa possiamo aspettarci dall’Unione nei prossimi dieci anni?

Penso che sia fondamentale, oltre che guardare all’interno, focalizzarsi su quello che succede oltre i confini dell’Unione per capire la posizione di quest’ultima che va delineandosi nello scenario internazionale.

Partiamo innanzitutto dai cambiamenti interni dell’Unione, le elezioni del 2019 ci hanno consegnato nuove guide alle istituzioni europee e, presumibilmente, nuovi corsi da intraprendere per affrontare certe sfide interne che si fanno sempre più scottanti. L’ultimo decennio è quello che ha visto l’ascesa dei populisti e dei sentimenti sovranisti in molte parti d’Europa, se per molti le ultime elezioni dovevano essere il segnale della rivoluzione sovranista così non è stato ma, è indubbio negarlo, un messaggio forte è stato mandato.

Favorire e migliorare il processo di integrazione è necessario per spingere ulteriormente i cittadini e le nuove generazioni europee a credere nell’Unione e ad accrescere il proprio senso di appartenenza, i movimenti sovranisti hanno riscosso così tanto successo non per caso ed è chiaro a tutti come ci siano molte problematiche che meritino un grosso sforzo a livello comunitario.

Cosa è stato fatto finora? Molti dei temi caldi che animano i movimenti sovranisti (vedi il fenomeno immigrazione) continuano a tener banco e a scatenare polemiche, il nuovo corso della Commissione della Von der Leyen mira a una maggior collaborazione tra i Paesi cercando di andare oltre l’intransigenza mostrata negli ultimi anni dall’amministrazione Juncker, un modo certamente per incoraggiare ulteriormente gli Stati a riporre maggior fiducia nelle istituzioni ma finché non si riuscirà a distaccarsi in maniera più marcata dall’esclusivo interesse nazionale degli Stati difficilmente potremmo vedere dei cambiamenti sostanziali nel corso del nuovo decennio (ed è quello che incrementerebbe ulteriormente i movimenti sovranisti).

Che dire invece dello scenario esterno all’Unione? Qual è il mondo che va delineandosi oltre i confini? È una situazione che, a mio avviso, può costringere in futuro l’Unione a fare delle decisioni importanti.

La Brexit è ormai alle porte, questione di tempo e finalmente il Regno Unito uscirà dall’Unione (salvo clamorosi colpi di scena), questo significherà non soltanto la fuoriuscita britannica dall’UE ma anche un suo netto riavvicinamento agli Stati Uniti non più vincolata dal ruolo di membro dell’Unione Europea. Il Regno Unito diventerà a tutti gli effetti un Paese estraneo alla comunità europea ed è plausibile immaginarlo come il “ponte” di collegamento tra gli USA e il vecchio continente.

In Medio Oriente abbiamo assistito a numerosi capovolgimenti di fronte nell’ultimo periodo, da un lato l’abbandono degli USA che hanno di fatto lasciato il terreno libero ad altri competitor (vedi la Russia), dall’altro una Turchia che mai come adesso è stata lontana dall’Unione Europea che pure ha valutato più volte il suo ingresso nella comunità europea. L’avvicinamento di Putin a Erdogan e il desiderio di spingere i propri interessi non soltanto in Medio Oriente ma anche nell’Africa settentrionale (vedi la Libia), non può non mettere in apprensione i Paesi della comunità europea che potrebbero ben presto ritrovarsi delle presenze scomode proprio a sud del Mediterraneo.

Più il tempo passa e più ci accorgiamo di come (forse) si stiano gettando le basi per un nuovo scenario internazionale che rischia di “strozzare” l’Unione dentro i suoi confini, una grande potenza economica che non ha mai saputo (o meglio, voluto) diventare una potenza militare. Chiaro che per giungere a quel livello di potenza occorrerebbe superare molti dei paletti che per anni hanno bloccato il processo di integrazione europea, ma è forse la minaccia di uno scenario potenzialmente preoccupante che può accendere la miccia? È questa la grande sfida del prossimo decennio? C’è l’aspirazione a ricoprire un ruolo primario nella politica estera mondiale? Se sì, come?

Siamo forse di fronte a un bivio, questo decennio potrebbe anticipare grossi cambiamenti per l’Unione Europea, assisteremo a una grande ascesa o alle basi per un inesorabile declino?

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Stefano Privitera

Stefano Privitera

Stefano Privitera. Laurea in Relazioni Internazionali. Per lo IARI analizza la politica interna italiana
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