La musica in Europa forse sta per cambiare sulla questione del fenomeno migratorio. Si sono riuniti a Valletta, la capitale maltese, lo scorso 23 Settembre i Ministri degli Interni di Francia, Germania, Italia, Malta e Finlandia in quanto detiene in questo semestre la Presidenza di turno del Consiglio Ue, era presente anche Dimitris Avramopoulos, neocommissario Ue per gli Affari interni. L’incontro si è concluso con una bozza di accordo per una gestione migliore e condivisa tra i paesi membri dell’Ue del fenomeno migratorio proveniente dall’Africa, ovvero quello che interessa la rotta mediterranea, la quale rappresenta solo una delle tre rotte seguite dai migranti.

Cinque sono i punti dell’accordo:

– un meccanismo di redistribuzione di tutti i migranti raccolti dalle imbarcazioni delle Ong, della marina e della guardia costiera in quattro settimane al massimo dopo il soccorso;

– il principio per cui, una volta redistribuite, le persone non saranno più a carico dei paesi di sbarco ma dei paesi d’accoglienza;

– un meccanismo di rotazione su base volontaria dei porti sicuri;

– un monitoraggio comunitario di quel che è un progetto pilota;

– l’obiettivo di estendere l’intesa al maggior numero possibile di paesi europei.

Il Ministro degli interni tedesco Horst Seehofer in conferenza stampa si sbilancia e ha dichiarato che l’accordo raggiunto a Malta aprirà la strada alla revisione del trattato di Dublino. Ci sono voluti molti anni e migliaia di morti in mare prima che si arrivasse ad un tale accordo, se non altro è lecito pensare che da questo momento l’Italia non sarà più sola nella gestione di un fenomeno così complesso ed epocale come quello della migrazione; a Parigi e Berlino hanno deciso di ascoltare ciò che Roma urla da tempo. Tuttavia, l’accordo non sancisce una effettiva soluzione del fenomeno migratorio, però bisogna riconoscere che si tratta di un primo grande passo mai avvenuto prima, il Governo italiano del Presidente Conte ha vinto per il momento una grande battaglia, l’accordo di Malta si inserisce nel piano più largo sul quale sta lavorando il presidente del Consiglio, una sorta di cabina di regia tra Roma, Parigi e Berlino quale motore di una ridefinizione delle politiche comunitarie sull’immigrazione.

Restano però alcune ombre in questo accordo, la prima è che sono esclusi coloro che arrivano tramite gli sbarchi fantasma, la seconda è che l’accordo dovrà essere infatti sottoposto al prossimo Consiglio Europeo dei ministri dell’Interno che si riunirà a Bruxelles il prossimo 8 ottobre. E la discussione non sarà semplice, soprattutto con il blocco di Visegrad, che annuncia battaglia. Portogallo, Irlanda, Lussemburgo, Grecia e Spagna avrebbero manifestato appoggio, altri potrebbero dare il consenso, anche per non rischiare di ottenere una riduzione dei contributi economici.

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Gabriele La Spina

Gabriele La Spina

Laureato in Politica e relazioni internazionali, specializzato in Internazionalizzazione delle relazioni commerciali all’Università di Catania, ha poi conseguito presso l'ISPI un diploma in affari europei. Attualmente Si occupa di Unione Europea e della politica estera degli stati membri per l’istituto analisi relazioni internazionali (IARI)
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