L’Artico si sta sciogliendo e la Cina sta cogliendo l’occasione per espandere la sua influenza nel Nord. Per l’impero del dragone, il ghiaccio in ritirata offre due grandi opportunità: nuove fonti di energia e una rotta commerciale più breve verso le terre del Nord. A tal proposito, il paese sta coltivando legami politici più solidi con la Russia. 

Espandendo la propria influenza, Pechino crede di poter rivendicare l’accesso a qualsiasi regione della terra: Artico compreso. La strategia cinese consiste nell’accrescere la propria influenza politica ed economica attraverso il lancio dell’iniziativa di miglioramento delle proprie rotte commerciali con i Paesi dell’Eurasia: la One Belt- One Road. Il progetto, piuttosto ambizioso, include la creazione della prima base militare d’oltremare cinese a Gibuti nel Corno d’Africa e in Artico.

Recentemente il governo di Pechino ha incrementato i suoi sforzi per entrar a far parte tra gli Stati Osservatori, all’interno del Consiglio Artico. A tutte queste azioni portate avanti dalla Cina a partire dal lontano 2007, hanno fatto seguito moltissime risposte da parte degli Stati Artici. Come si può quindi giustificare il coinvolgimento della Cina nel nord del mondo e quali interessi ha il paese del dragone in Artico? Queste domande assumono tre dimensioni: due specifiche e afferiscono alla micro-area della regione, una più ampia, riferendosi ad un livello più internazionale. Punto essenziale- che ha consentito che la Cina entrasse a far parte tra gli Stati Osservatori del Consiglio Artico- è il ruolo strategico che ha assunto nel tempo nella regione delle Isole Svalbard, attraverso le svariate campagne di ricerca. A questo si aggiungano tutti gli investimenti che la Repubblica Popolare ha intrapreso nella regione circumpolare, in aree come le scienze naturali e lo studio di programmi di resilienza delle aree più fragili del pianeta ai cambiamenti climatici.

Alcuni tra i Paesi Artici, hanno spinto sin da subito verso un coinvolgimento incisivo della Cina in Artico e verso una inclusione ufficiale della stessa nel Consiglio Artico. In secondo luogo, la Cina ha dichiarato nero su bianco, attraverso il Libro Bianco perla rotta polare1, i propri interessi economici nel nord; interessi che vanno dal garantire una posizione vantaggiosa nello sviluppo della rotta commerciale del Mare del Nord, a investimenti in progetti infrastrutturali e industrie estrattive. Lo scopo principale della “Ice Silk Road”2 è quello di incrementare, in seguito ad un miglioramento delle infrastrutture ferroviarie, i legami commerciali della Cina con il resto del mondo.

Il “Silk Road Fund” cinese e la China National Petroleum Corporation detengono quote rispettivamente pari al 9,9% e al 20% del progetto Yamal Liquefied Natural Gas, nella Russia Artica. Questo è un chiaro esempio di come la Cina abbia trovato un perfetto alleato politico e commerciale nella Russia di Putin, per lo sviluppo di investimenti sul gas naturale in Artico. Oltre alle prospettive a lungo termine e agli investimenti strategici, le prospettive economiche immediate sono senza dubbio rilevanti. In ultimo il coinvolgimento della Cina nell’Artico è legato anche alla sua posizione di superpotenza emergente. Mentre la Cina continua ad accrescere la sua influenza sulla scena mondiale, l’Artico è solo una delle tante regioni in cui la presenza e l’interazione geopolitica assumono il ruolo di affermazione del potere, sia in termini di soft che di hard power. Parte di questo processo di espansione è attuato da alcuni stati artici, impegnati a supportare le attività cinesi in Artico sia in mare che in terra.


Militari cinesi al confine con la Russia. STR/AFP/Getty Images

Se si osservano le dinamiche geopolitiche ed economiche, così come si sono sviluppate a partire dal 2007 e la conseguente maggiore presenza della Cina, sicuramente molti dei conflitti che oggi coinvolgono la Cina potrebbero avere come scenario i ghiacci del Nord estremo. Questo, non solo a causa delle risorse presenti al di sotto dei ghiacci ma anche per l’importanza strategica che l’Artico detiene per alcuni paesi della NATO e per la Russia. Purtuttavia la Cina si definisce come uno “stato vicino all’Artico” per via delle molteplici campagne di ricerca che qui svolge.3

Ma quale è stata la strategia che ha consentito al paese di Xi Jinping una presenza così forte nella regione circumpolare? La risposta è da rintracciarsi in tutti gli accordi bilaterali che il Presidente ha concluso con la maggior parte degli Stati Artici e con i Paesi Osservatori all’interno del Consiglio Artico (per esempio gli accordi conclusi con l’Italia lo scorso Marzo). Alla fine del 2016, la Norvegia e la Cina hanno ripreso le normali relazioni diplomatiche, sino a quel momento congelate, da quando il Comitato per il premio Nobel per la pace aveva assegnato il riconoscimento al dissidente cinese Liu Xiaobo nel 2010. Allo stesso modo, l’Artico è stato una componente importante degli sforzi di Pechino per rafforzare le relazioni politiche e commerciali con la Russia e il Canada negli ultimi anni.

Il presidente russo Vladimir Putin stringe la mano al presidente cinese Xi Jinping durante un incontro sulla cooperazione Russia-Cina a margine del forum economico orientale a Vladivostok, Russia, 11 settembre 2018. (Donat Sorokin/Tass Host Photo Agency/Pool via Reuters)

La Cina è di fatto entrata in una nuova fase della sua presenza nel nord, grazie al peso che ha assunto a livello internazionale e grazie alle relazioni più solide con la Russia.

Resta da vedere come ciò si tradurrà in politiche o azioni concrete per le popolazioni artiche. Le relazioni tra i paesi artici e quelli non artici presenti nella regione, rischiano quindi di essere significativamente influenzate dal più ampio spostamento di potere in atto nel sistema internazionale, ovvero dall’ascesa della Cina. Nel breve e medio termine, le relazioni tra i due gruppi di paesi probabilmente saranno modellate più dagli sviluppi al di fuori della regione che da quelli al suo interno. E nell’Artico, la Russia e, sempre più, la Cina occupano posizioni centrali.

Particolarmente rilevanti sono le azioni che la Cina condurrà in seguito alla ratifica della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS)4 e su come considera il ruolo di questo regime internazionale in relazione ai suoi interessi artici. Le sfide a questo regime potrebbero sorgere dagli sviluppi della pesca d’altura e / o delle aree marine protette, dalle rivendicazioni dei fondali marini continentali o dalle discussioni sempre più comuni sullo status delle rotte marittime artiche. Tali sfide potrebbero stimolare un cambiamento di UNCLOS verso una maggiore flessibilità e adattabilità della Convenzione ad un contesto caratterizzato dal cambiamento delle dinamiche di potere e dalle crescenti sfide causate dai cambiamenti climatici, e, a tal proposito la Cina ricopre un ruolo chiave.

1http://english.www.gov.cn/archive/white_paper/2018/01/26/content_281476026660336.htm

2 https://thediplomat.com/tag/ice-silk-road/

3 http://www.limesonline.com/cartaceo/lartico-e-vicino-ma-non-sara-della-cina

4https://www.un.org/Depts/los/convention_agreements/texts/unclos/unclos_e.pdf

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