La Serbia ha annunciato di voler aderire entro Ottobre all’ Unione economica eurasiatica (UEE) con la Russia che comprende come membri la Russia, Armenia, Bielorussia, Kazakistan, e il Kyrgyzstan. La decisione sembrerebbe essere stata presa dopo un incontro tra il presidente serbo Aleksandar Vucic e l’ambasciatore russo Alexander Botsan-Kharchenko, che ha dichiarato che l’accordo garantirà alla Serbia l’accesso a un mercato con una capacità di oltre 180 milioni di persone. L’Unione Europea, dal suo canto, non ha perso tempo nell’avvertire la Serbia che se dovesse concludere altri accordi di tipo commerciale o militare con la Russia una possibile entrata nell’Unione potrebbe essere compromessa. La Commissione Europea ha infatti comunicato che prima di aderire all’UE Belgrado dovrà infatti evitare il nuovo accordo di libero commercio con la Russia e dovrà ugualmente uscire da tutti gli accordi bilaterali libero commercio di cui attualmente fa parte. La vicinanza politica della Serbia alla Russia, infatti, secondo le istituzioni europee, risulta contraddittoria rispetto alla sua aspirazione nel voler aderire all’Unione Europea, e in tal caso, il governo serbo dovrà effettuare un processo di allontamento politico da Mosca ed allinearsi agli obbiettivi e standard europei, tra cui è incluso anche l’appoggio delle sanzioni economiche alla Russia a causa degli gli avvenimenti in Ucraina.

La Serbia, però, da tempo detiene stretti legami con la Russia, dal momento in cui Mosca sembrerebbe implementare il suo soft power nella regione Balcanica attraverso ingenti investimenti nella costruzione di reti di trasporti, nella costruzione di chiese ortodosse e nelle aziende e imprese di Belgrado. Inoltre sembrerebbe che il nuovo ambasciatore russo a Belgrado sia inoltre intenzionato ad appoggiare la Serbia nella questione Kosovo, sostenendo che le pressioni dell’Unione Europee nei confronti della Serbia per risolvere le controversie con Pristina, per portare a termine gli accordi di spartizione dei territori, oltre che per il riconoscimento del Kosovo in quanto stato indipendente, non fanno altro che ledere alla sovranità della Repubblica Serba. Sembrerebbe, dunque, che al momento la Russia non sia intenzionata ad allentare la stretta e la sua influenza sulla Serbia, in quanto paese strategico per adoperare il suo soft-power nei Balcani, ponendosi in contraddizione con la volontà dell’UE di stabilizzare ed integrare l’area, soprattutto per quanto riguarda l’intenzione di rafforzare la sicurezza sui confini europei. L’apertura dei negoziati per l’adesione della Serbia, ad ogni modo, risulta ancora lontana, specialmente per l’insolvenza della questione Kosovo e per il rallentamento del dialogo con Pristina. Un possibile ulteriore avvicinamento con la Russia in materia di partnership potrebbe allontanare la futura adesione ancora di più, specialmente se, con l’interferenza sempre maggiore della Russia nei Balcani, la tanto agognata stabilità e sicurezza della regione richiesta dall’Unione Europea dovesse incrinarsi.

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