Che la Russia stesse preparando il suo grande ritorno in Africa, non era affatto sfuggito ai più attenti analisti politici, specie a Washington. Ma, dopo il vertice organizzato nell’Ottobre del 2019 a Sochi dal Cremlino con alcune delle più importanti figure politiche- e militari- del continente, è stato chiaro come Mosca stesse tentando di ristabilire una sua forte presenza a sud dell’Equatore, allo scopo di sottrarre influenza non tanto agli Stati Uniti, che non sembrano più capaci, o interessati, al recupero ed al ristoro di mezzi ed energie nel continente, quanto a Pechino.




In buona sostanza, Mosca si muove su una triplice direttiva: investimenti commerciali, vendita di armi e soprattutto scambio di tecnologie, in un’area vasta che ha il suo centro in Maputo, capitale del Mozambico, ma che si estende a Tanzania, Zambia, Zimbabwe, Sud Africa, fino ad arrivare alla Repubblica Centrafricana. Non è un caso che il centro dell’espansione russa sia il Mozambico: il Paese fornisce infatti uno sbocco sul mare, da contrappore all’interesse cinese nel porto di Gibuti, ed è centro di un vivace sviluppo economico, nonostante una pervasiva corruzione ai vertici.

Parimenti importante è l’interesse del Cremlino sullo sviluppo delle nuove tecnologie digitali in Africa, atteso che il continente conta alcuni poli di aggregazione, ad esempio in Sud Africa, che rivaleggiano con la lontana Silicon Valley quanto alla formazione di cluster tecnologici, e sui cui la Russia vuole investire nella speranza di colmare il divario con i due colossi tecnologici mondiali, l’Aquila ed il Dragone. Nonostante gran parte degli investimenti siano stati bloccati dallo scoppio della pandemia mondiale, che in Russia registra preoccupanti tasi di crescita, è lecito pensare che gli stessi siano solo rimandati, non già soppressi.




Occorre tuttavia inquadrare questo rilancio della politica estera russa, in una dimensione più vasta: infatti, il contesto geopolitico attuale, non può che definirsi bipolare, in una disputa tra America e Cina.  Mosca, al momento, non ha gli strumenti economici per rivaleggiare con gli altri due contendenti. Tuttavia, è lecito concludere, dai dati attuali, che lungi dall’attendismo europeo, Putin stia puntando verso una strategia di robusta cooperazione con i Paesi africani al fine di tentare di colmare quanto più possibile il divario.

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Giulia Raciti

Giulia Raciti

Ciao a tutti, sono Giulia Raciti Longo, e collaboro con IARI da Giugno del 2019.Dopo la laurea in Giurisprudenza, conseguita a Catania, ho proseguito i miei studi a Milano, dove ho ottenutoil Master in Diplomacy presso l' ISPI-Istituto per gli Studi di Politica Internazionale. Sono fluente in tre lingue, e ho avuto la possibilità di studiare in tutta Europa, e di lavorare con l' ONG ruandese “ African Education Network" per un anno, occupandomi di analisi delle policies e mappatura legislativa. È in questi contesto che è nata la mia passione per l' Africa, territorio complesso e spesso sottovalutato nelle relazioni internazionali. Con IARI mi occupo proprio di Africa, focalizzandomisui processi elettorali e sui fenomeni migratori, temi che mi propongo di affrontare con un approccio trasversale tra geopolitica e diritto internazionale. Sono appassionata di storia contemporanea, in particolare delle decadi tra il ’20 e il ’40 del 900.Lavorareper la redazione dello IARI, mi ha dato la possibilità di mettere le mie competenze al servizio degli altri: credo infatti fermamente che la geopolitica sia uno strumento indispensabile per capire il mondo che ci circonda ed essere cittadini globali più attenti e consapevoli.Per questo cerco sempre di creare contenuti che siano fruibili anche dai non addetti ai lavori, ma rigorosi dal punto di vista scientificoed informativo.
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